Scengen o non Scengen, falso dilemma.

Il tema dei migranti, meglio e più propriamente dei clandestini, se le parole hanno ancora un senso e un raccordo con la realtà, anche giuridica, è di quelli dove tempestività e saldezza di propositi giocano un ruolo cruciale, dividendo l’ondivaga propaganda da una razionale linea di governo. Res non verba, dicevano laconicamente i latini (quando rendiamo il latino ancora obbligatorio, e in tutte le scuole?).

Mendicante
Mendicante

Renzi, lui così intuitivo e rapido, questa volta è apparso impaniato nella vischiosa tela delle chimere politicamente corrette, indeciso e lacunoso.  Renzi , bla, bla, bla, sembra affetto dalla sindrome di Florenskij, il teologo cristiano, ucciso da Stalin, il quale scriveva: “ il parlare grossolano, impreciso e sciatto coinvolge in questa indeterminatezza anche il pensiero”. Si poteva realisticamente pensare che i nostri problemi di terra “avamposto della speranza” trovassero ascolto in Europa? Istituzioni lontane, burocrazie sorde, distratte per di più dal ben più impellente problema della Grecia. Sarebbe bastato metterle in mora, resuscitando insieme l’orgoglio che tanto piace al capo del governo, quello della “nazione fondatrice”, evitando di entrare in conflitto con Francia e Germania e di offrire al mondo lo spettacolo di un paese di 60 milioni di abitanti che non riesce ad affrontare lo sbarco di qualche decina di migliaia di sventurati. Credo che “scabbia, merda e machete” (messi insieme alla rinfusa in un articolo di Camillo Langone sul Foglio) rimarranno a lungo nella mente degli italiani… che se ne ricorderanno, purtroppo per Renzi. A meno che il giovane fiorentino non si svegli e ingrani la marcia giusta. E’ il famoso e misterioso “piano B” del quale parla da giorni? Ah, saperlo! Serve intanto fare alcuni punti fermi, almeno da come la vedo io.

  • Schengen o non Schengen esistono un territorio nazionale e dei confini. Chiunque vi penetri fuori da ogni regola o controllo è un clandestino. Uno Stato che non faccia rispettare territorio e confini viene meno gravemente ai sui compiti. Ed è come il miele per gli orsi. L’accoglienza umanitaria, l’assistenza, un lavoro e una casa sono diritti che appartengono ai cittadini o a coloro che vi sono equiparati dalla legge, non ad altri perché per garantirli i cittadini pagano le tasse (salate).
  • Il clandestino rimane tale fino a quando non si accerti che sia in fuga da un paese in guerra o abbia altro titolo per essere considerato rifugiato. Chi sfugge da tale ambito (compreso quindi il clandestino per ragioni economiche) deve essere riportato nel paese di provenienza. Con tali paesi l’Italia sviluppi forme di collaborazione e ne solleciti le autorità internazionali.
  • Le procedure di identificazione e le domande di asilo devono avvenire in aree dedicate (una al nord, una al centro e una al sud d’Italia), allestite dal governo e custodite in modo da garantire trattamenti dignitosi e impossibilità di fuga. Abbiamo decine e decini di caserme in disuso o sottoutilizzate, nelle piccole come nelle grandi città, non resta che utilizzarle. In mancanza, si passi a requisizioni di beni privati, dato che l’emergenza lo giustifica. Le difficoltà di frontiera di questi giorni rispetto all’Europa nascono proprio dalla incapacità dell’Italia di gestire i flussi in maniera regolare e nel rispetto delle procedure previste dalla U.E., come lamentava il ministro degli esteri tedesco Thomas de Maiziére. I clandestini che avranno il permesso di soggiorno potranno a quel punto spostarsi liberamente in Europa e raggiungere il paese prescelto. I rifugiati dovranno, se in età di lavoro e qualora manifestino la volontà di rimanere in Italia, essere iscritti obbligatoriamente alle liste di collocamento al lavoro e seguire formazione linguistica e di mestiere. Coloro che si sottraggono a tale obbligo avranno revocato il permesso di soggiorno con l’obbligo di rimpatrio forzato.
  • Va scoraggiato e impedito il traffico di esseri umani, presidiando i confini marittimi con la marina militare e lo schieramento Frontex, fermando i barconi, affondandoli in loco e arrestando i trafficanti. Con le autorità dei paesi confinanti andranno presi accordi per attività di intelligence volta ad individuare sia le organizzazioni che lucrano sugli sbarchi, sia i rispettivi fondi economici per bloccarli e sequestrarli.
  • Al clandestino, ancorché proveniente da paese in guerra, che fornisse false generalità, si desse alla fuga o si macchiasse di reato contro il patrimonio o di delitto punibili fino a x anni, non potrà essere riconosciuto lo stato di rifugiato (o dovrà essere revocato) e dovrà essere riportato nel paese d’origine.

E’ difficile attuare tutto ciò? Tutto semplicistico? Non credo. Convengo che ci va più genio a mantenere la confusione attuale, i contrasti con l’Europa, quelli interni  fra governatori e ministri, quelli fra i sindaci, a tollerare bivacchi, sporcizia e promiscuità nelle stazioni o alle frontiere, a sottrarre il business dalle mani di coloro che del clandestino hanno fatto un’industria. Quante vite umane si sarebbero potute salvate, se sottratte alla illusione dell’Eldorado e dalle mani dei loro sfruttatori?

 

 

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