Artigiani del virtuale

Un articolo di Sandro Fosseno, apparso su Digitalcult ( http://www.digicult.it/it/digimag/issue-020/la-digital-art-between-bergson-and-deleuze/)  offre l’occasione per capire in che direzione sta andando l’arte nel mondo globalizzato. Digicult, diretta dal critico Marco Mancuso, è dal 2005 una piattaforma culturale, a disposizione di appassionati e professionisti, che si occupa dell’impatto delle tecnologie digitali e delle scienze sull’arte, il design, la cultura e la società contemporanea. L’articolo ha il titolo, un poco pomposo: “La Digital Art fra Bergson e Delueze”, e coglie un aspetto essenziale circa il ruolo giocato dai media elettronici: quello di ridurre il virtuale alla estensione del reale, spazzando via decenni di speculazione estetica. Scrive Fosseno: “E’ difficile definire davvero che cosa sia la ” Computer Art”. Almeno per me. Credo che, attualmente, non ci sia una sola definizione esatta e oggettiva. Esistono varie interpretazione date ai lavori fatti con il computer che vengono spesso integrati sotto le generica e ,a volte, anonima denominazione di “Arte Digitale”. A mio parere, la Digital Art è una rappresentazione grafica d’immagini fatte o coordinate con il computer con lo scopo di esprimere dimensioni artistiche. Purtroppo, l’artista digitale è stato considerato da alcuni come un artista di serie b o peggio che non sia un “vero artista” ma piuttosto un “grafico” a causa del fatto che questa nuova forma d’arte viene fatta facilmente con l’uso dei potenti mezzi grafici del computer. A volte, l’arte digitale viene posta sul piano di aride elaborazione grafiche o semplici fotomontaggi privi di un reale fondamento artistico che illude la mente d’ignoranti . Sciocchezze! Forse, la composizione tecnica è certe volte semplice nella manipolazione delle immagini ma la creatività e la fantasia che c’è dietro è unica e può essere legata anche a un ampio contesto culturale. L’artista digitale è un originale artigiano del virtuale…”.  Sulle proprietà “esplosive” dell’ambiente virtuale,  che realizzerebbe l’antico ideale sessantottino della “immaginazione al potere”  o “ una vera e propria rivoluzione dell’immaginazione”, così come sulla pertinenza dei riferimenti a Bergson,  faccio difficoltà a seguire il pur bravo Fosseno. Resta un fatto: liberato dalle procedure e dai tempi, oramai arcaici, del “vecchio” modo di produrre arte, l’artista trova nuova libertà, anche se essa non può essere definita “ impulsiva e imprevedibile”, rimanendo pur sempre frutto di mestiere e intuizione.  Un passo oscuro è la chiusa calante dell’articolo, fino a qual punto godibile, ma si sa che un po’ di linguaggio esoterico nobilita: “ L’opera digitale non deve seguire la effimera logica pubblicitaria dell’attuale capitalismo tecnocratico fondata nella falsificazione e nella duplicazione distruttiva del reale sotto forma di iper-realtà ma, al contrario, l’artista digitale deve fare in modo che la sua creazione non sia falsità ma espressione vitale in cui l’immaginazione trova la sua compenetrazione critica con il reale dietro la spinta della volontà di potenza.” Rinuncio alla spiegazione!

La Digital Art si allarga a vista d’occhio e numerosi sono gli appuntamenti nell’agenda internazionale: fra tutti ricordo Digital Art Week di Zurigo e in Canada Interactive Futures. Due gli artisti che a me paiono fra i più interessanti: il land-artist Richard Long, di cui ci parla Felice Moramarco su Art tribune (http://www.artribune.com/) e Robert Seidel, un poliedrico artista tedesco, che nel 2011 tenne in Italia ad Abbiategrasso una mostra intitolata Subterraneam.

Richard Long è oramai un anziano ma infaticabile pioniere che da sempre si interroga con le sue opere sui rapporti fra tempo e spazio.

Richard Long
Richard Long

In questo, più che nell’uso della tecnologia, mi pare si muova con la stessa intuizione che altri artisti “nati digitali” mostrano di avere a contatto con la natura e col reale. Scrive Moramarco: “Il cammino è per Richard Long un lungo processo di assimilazione all’ambiente e alla natura, di annullamento dell’io, che ha però come esito finale un’energica affermazione dell’Io, reso ancora più incisivo dal faticoso processo mimetico con cui si è misurato.

Nelle rocce disposte in riga e in ampi cerchi concentrici, in zone impervie e inaccessibili, riecheggia lo strato più arcaico dell’arte, strettamente legato al comportamento mimetico e alla produzione di simboli. La “simbolizzazione” della realtà è la modalità con cui l’uomo ha avviato il suo lungo processo di emancipazione e di appropriazione della natura. Riunire e sintetizzare una moltitudine caotica in un segno semplice e astratto richiede un carico enorme di fatica.

Land Opera di Richard Long
Land Opera di Richard Long

Le opere create dall’artista britannico in Scozia o sull’Himalaya dopo giorni di cammino, fotografate e abbandonate, non hanno nessun altro scopo se non quello di attestare la propria individualità a fronte del potere schiacciante e travolgente della natura con cui l’artista ha deciso di confrontarsi. I simboli creati da Richard Long sono realizzati con materiali naturali grezzi – rocce, fango, erba – vanno tuttavia al di là della natura stessa. Nonostante lo stretto legame, sono da essa autonome.

Richard Long: Tempo e spazio. Foto Luz Gallardo
Richard Long: Tempo e spazio. Foto Luz Gallardo

Abbandonati monti e deserti, le opere di Richard Long vengono esposte in galleria. Gli imponenti dipinti murali realizzati con il fango raccolto sulle rive del fiume Avon,

Land Opera di Richard Long
Land Opera di Richard Long

l’enorme croce di ardesia che dà il nome alla mostra (Time and Space), le fotografie scattate e i componimenti scritti nel corso dei suoi lunghi cammini, e le immagini dipinte su grezze tavole di legno, sono le numerose declinazioni dell’intensa ricerca estetica di Richard Long.”

Robert Seidel
Robert Seidel

Robert Seidel, appartiene alla “ generazione Erasmus” ( è nato nel 1977), prima biologo, poi approda all’arte, con installazione complesse e cangianti, proiezioni e filmati in cui fa largo uso dell’elettronica e recupera in pieno nelle sue installazioni la dimensione sonora.

Opera di Robert Seidel
Opera di Robert Seidel

Come Long, nella sua opera tende a stratificare elementi spaziali e temporali che lentamente si evolvono, con l’intento dichiarato di ridurre il distacco fra performer e visitatori, lavorando sulla memoria del fruitori che finiscono col compenetrarsi con l’opera. Le sue opere, spesso sorprendenti e spiazzanti, hanno attenuto numerosi riconoscimenti in tutto il mondo.

Opera di Robert Seidel esposta a Abbiategrasso
Opera di Robert Seidel esposta a Abbiategrasso

Protagonista indiscusso delle tecnica detta video mapping riesce a trasformare le superfici solide e i volumi in elementi fluidi che ridefiniscono spazio e forme, e mentre tutto si destruttura le sensazioni che si hanno rasentano vere e proprie vertigini visive.

Opera di Robert Seidel
Opera di Robert Seidel
Robert Seidel, Epicentee proiects magnitude
Robert Seidel, Epicentee proiects magnitude

Oggi Seidel è impegnato nel progetto Epicenter Projects magnitude. Nella natura ancora selvaggia e deserta di Coachella Valley, nella faglia di Sant’Andrea in California, con un gruppo di amici,

sperimenta forme di landscape art, con largo uso di raggi laser, effetti elettroacustici, rielaborati al computer, rileggendo il rapporto uomo-natura e forzando i limiti della elaborazione digitale, con risultati sorprendenti per immaginazione e libertà espressiva.

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