L’amore che fa male

 L’AMORE CHE FA MALE

Là dove c’era l’erba…… Il Balòn e Porta Palazzo. Come si trasforma la città. Chi entra e chi esce nei quartieri, chi ci campa e chi ci sopravvive, fra degrado e speranze. Cosa resta del The Gate? Ce lo dice un manifesto murale.

C’era una volta, tanto tempo fa, il Borg ed je strass, per tutti ironicamente noto come Stras-burgo perché là le persone non solo lavoravano alla conceria, ma provavano anche a vendere in strada i propri stracci e ferrivecchi per tirar su la giornata. L’acqua dei canali, utilizzata per dare energia all’industria delle pelli, permeava di umidità i muri delle case e il fetore delle lavorazioni era l’atmosfera quotidiana per gli abitanti del borgo, per lo più operai nelle fabbriche della nascente industria metalmeccanica del centro sabaudo….Balon

La città è sempre stata per molti un posto difficile in cui vivere anche se spesso è l’unico in cui provare a farlo. Proprio coloro che non riuscivano a sopravvivere con il magro salario operaio e i ritmi incalzanti della catena di montaggio, hanno imparato ad arrangiarsi. Il buttar giù i teli dando vita a quello che poi avrebbe preso il nome di Balòn, provare a tenersi la casa quando non c’erano i soldi per pagare l’affitto al padrone, inventare modi di fare due spicci sono manifestazioni di uno spirito di sopravvivenza, di un’esigenza materiale data dall’indigenza nella città dello sfruttamento industriale……Balon 2

C’era una volta, qualche decennio fa, un mercato del sabato sempre più esteso tra le vie del borgo, le concerie non c’erano più e i canali erano stati interrati. Le cronache dei giornali locali consigliavano ai signori del centro di tenersi stretti il portafoglio quando decidevano di passeggiare al mercato, tra i laboratori artigiani, tra i teli coperti di ammennicoli e vestiti usati. Le stesse cronache consigliavano agli operai, che spesso venivano dal Sud d’Italia, di non alimentare il contrabbando di sigarette e la ricettazione di pezzi d’auto Fiat. Un altro modo di sbarcare il lunario era improvvisarsi circensi in piazza, come faceva il mangiatore di spade o Maciste solleva pesi, personaggio strampalato e ancora ricordato dagli anziani…. Gli immigrati vivevano ammucchiati in 40 metri quadri, col bagno in comune nel ballatoio, incastrati fra turni di fabbrica e il ricatto delle bollette che non riuscivano a pagare. La crudezza della vita d’allora e la volontà di lottare, sfociavano non di rado in quegli anni in occupazioni di case, spingevano a disertare le fabbriche, a praticare autoriduzioni di bollette di gas e luce.Balon 3

Poi c’è un oggi in cui quelle fabbriche sono oramai abbandonate, ridotte ad un cumulo di fatiscenti macerie.

Le persone che vivono nel quartiere non sono più le stesse, molti operai, molti stranieri. Tutti o quasi con la preoccupazione di avere soldi per potere vivere, costretti tra lavori precari nel settore dei servizi o a barcamenarsi tra le strade tortuose dell’economia in nero.porta palazzo

 

 

porta palazzo 1

 

Saturata la vocazione industriale, come molte città europee, si tenta di mettere a profitto gli spazi. Sui resti delle fabbriche si fanno progetti di centri direzionali, di grosse aziende, i quartieri operai vengono riqualificati, attirando nuove attività e abitanti. Alla fine degli anni ’90 parte il progetto The Gate, finanziato da Comune e Fondazioni bancarie, con l’obiettivo di rigenerare Porta Palazzo e combattere degrado sociale e urbanistico. Le vie strette e acciottolate, le case minuscole e caratteristiche, la facile raggiungibilità del centro città, la vivacità e i colori del mercato, le botteghe dei mobilieri, il fascino esotico dei negozi arabi o cinesi, il casino stravagante dei venditori del Balòn, il carico di una storia travagliata e pittoresca fanno di Porta Palazzo il soggetto ideale da rispolverare e rappresentare in una cartolina. Nelle case del quartiere iniziano le procedure di fratto, si ristruttura e si affitta a prezzi più alti. I mercatini spontanei vengono via via allontanati in zone periferiche. I controlli di polizia, sempre più frequenti, scoraggiano coloro considerati indesiderabili che vengono sospinti oltre il fiume. I nuovi commercianti, titolari di botteghe di nicchia e di ristorantini dai prezzi salati, sono loro stessi a chiamare la polizia, quasi fossero gli artefici di una missione civilizzatrice e non i complici di una riqualificazione che può diventare violenza, anche quando si maschera da amore per il quartiere. Il degrado è creato, da una parte dall’abbandono strumentale di certe zone per poi essere messe a profitto, dall’altra dall’attraversamento di gente senza proprietà e senza radicamento che vive la città e il suo arredo urbano tra ostilità subita e ostilità covata, sempre sbracciandosi per restare a galla.porta palazzo 2

Se non vogliamo questo quartiere tirato a lucido, non abbiamo nemmeno nostalgia del borgo degli stracci. Se la storia non si può cambiare si può però provare a immaginare un luogo senza sfruttamento ed esclusione; un luogo plasmato dalle esigenze e dai desideri delle perone che ci vivono, persone legate tra loro da relazioni altre, non semplici colleghi di lavoro, non vicini di casa, o parenti. Legami basati sulla contrapposizione a questo stato di cose, rinforzati dalla consapevolezza di avere destini comuni e nemici comuni. Lottando insieme contro chi sfrutta, specula e caccia dopo avere ben spremuto, diamo nuova concretezza a questo spazio.

 

 

Lascia un commento

Potrebbe piacerti anche Altri di autore