BANKSY DELLA BASSA

Banksy della Bassa

In una vecchia corte, fra capannoni dismessi e vecchie costruzioni addossate alle mura trecentesche della città veneta che sto visitando, ho scoperto il Banksy italiano. Le opere murali si snodano lungo un quadrilatero sghembo e non c’è parete che non sia dipinta. Alcune opere risalgono a qualche anno addietro, quando di Banksy e di altri street artist nulla si sapeva. Sono murales oramai ammalorati dal tempo, i colori sbiaditi, pezzi di intonaco caduti interrompono una linea o decapitano una mano o un naso, l’erba da sotto incalza, il muschio o la muffa scuriscono quello che rimane. Ciò nonostante è valsa la pena soffermarsi, approfittando di un mattino silenzioso e insolitamente chiaro per questi cieli caliginosi.Armanni antiviolenza

I murales sono spesso monocromi, ogni tanto qualche scheggia di colore, ma predomina un celeste smorzato  e freddo, a tratti cenerino. Il tratto è sommario, schematico, il pittore pare più attratto dall’idea che non dalla forma o dalla tavolozza. Nei ritratti i volti sono anonimi, oppure, come nel caso del multi-Matteotti, si limitano a cogliere l’aspetto saliente, procedendo più per macchie che per linee. In alcune opere compare la firma: L. Armanni, in altre la sua mano si indovina.

E’ difficile dare un significato unitario al ciclo, probabilmente cresciuto a caso, per ricordare, di volta in volta, qualche avvenimento, o per accontentare un associato. Infatti, nella corte in cui mi trovo, da decenni ha sede il circolo degli artisti, di cui Armanni è il principale animatore.

Il primo murale che mi colpisce rappresenta una Vittoria delacroixiana che brandisce la spada e sottomette il drago, con la scritta: antiviolenza. Più avanti un san Giorgio o un angelo vendicatore sottomette un drago, dalle fattezze umane, che sembra uscire dalle acque.Armanni drago Sempre nel tema va inserito il lavoro forse più bello per forza dinamica e resa concettuale: una donna che precipita nelle acque, fra bianche spume che sembrano sorreggerla ma anche ghermirla. Un’opera ambivalente, fortemente drammatica, che ricorda il Picasso di Guernica, specialmente in quel braccio vibrante, scagliato verso il cielo, quasi fosse un urlo. Il tratto rapido e conciso di Armanni riesce in questo caso a raggiungere la sua massima espressività, con risultati meno sommari che altrove e di notevole impatto emotivo.Armanni Guernica

Clima diverso nei ritratti, tutti resi con pochi tratti asciutti. Due solenni e impettiti uomini in blue, che recano in omaggio un modellino di sommergibile, inequivocabile scena cerimoniale. Il Carlo (san Carlo? vista l’aureola che ne circonda il capo) dallo sguardo lontano e attonito. L’immagine del santo in talare bianco e zucchetto, simile ad un papa. Un discorso a sé merita il ritratto multiplo di Matteotti. Partendo dalla classica iconografia del martire socialista, posta al centro, i visi si moltiplicano e si alterano, quasi che l’autore volesse rivelarci un Matteotti diverso, darci di lui una interpretazione meno eroica, ma più umana e vicina. E’ il murale più danneggiato dal tempo e poco leggibile.

I due uomini che brindano è l’opera strutturalmente più complessa, in cui il linguaggio pittorico colto, dissimulato altrove, traspare in maniera inequivocabile:i giochi dei pieni e dei vuoti, la sapiente prospettiva, recuperata con due visi in primo piano e l’alternarsi dei gradini sul lato sinistro, il tavolo al centro, unica macchia di colore in cui si condensa tutta la lezione cubista.Armanni osteria

La scena di interno con figure, firmato a datato 2009, è murale sostanzialmente monocromo, impreziosito dal dettaglio del disegno; cristallizza un evento infausto appena annunciato. Questo spiega l’immobilità dei corpi, la sedia vuota in primo piano, la figura che si stringe il capo, reclino sulla tavola, e un’altra, dal lato opposto, messa  addirittura di spalle.

E’ possibile trovare un filo conduttore fra queste opere? L’amico che mi accompagna e che conosce Armanni è meno perplesso di me: “Luigi è un uomo ruvido e spiccio. Un uomo della Bassa, che ama il silenzio, ma nello stesso temo curioso di natura, ama le storie e la gente, è facile a incapricciarsi di ogni tipo stravagante e originale. La lotta alla violenza e le scene quotidiane da lui rappresentate in questi lavori sono nella sua natura di pacifista e libertario, ma anche di individualista compassionevole. A Luigi piace pasticciare, recuperare oggetti e assemblarli. E’ anche uno scultore originale. Il paragone con Banksy finisce qui: Luigi non è un umorista, ne c’è satira nei suoi lavori. Anche la tecnica è diversa. Armanni forse non sa nemmeno cos’è uno stencil. Però, a modo suo, questo mondo padano, lo rappresenta”. L’amico rivolge lo sguardo verso una meridiana, un’opera di raffinata esecuzione: “vedi, il giorno inizia ancora col canto del gallo e finisce con la cena serale, magari al calare del sole”Armanni osteria 1

E, a proposito di sculture, l’amico mi indica un legno colorato che sta aggrappato ad un muro: è il più famoso personaggio dei fumetti di Ugo Pratt: Corto Maltese. Bisogna riconoscere che in questa opera, assemblata con legno di risulta, Armanni ha saputo conservare intatta la spavalda e affascinante aria del personaggio, senza limitarsi ad una smorta replica.

Lasciando la corte scatto alcune foto. Fra qualche anno l’opera impietosa del tempo avrà cancellato tutto, se non arriveranno prima le ruspe per una bella “lottizzazione”. Ma qualcosa ora rimarrà e Luigi Armanni, senza saperlo, ne sarà felice.

 

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