Blumfeld

 

 

cane

Voglio dedicare questa pagina del blog, tratta dai Racconti di Franz Kafka, all’amico Sergio, in quanto leggendola ho pensato a lui. Man mano che procedevo nella lettura, Sergio mi si è quasi materializzato davanti agli occhi, occupato nelle stesse incombenze descritte da Kafka, dolce e tollerante con l’anziana cagna che ha in casa, preoccupato per i suoi mali, preso dalle sue cure, mentre guarda amorevole l’anziana bestiola, quasi fosse una figlia. In particolare, nel brano che segue, mi ha colpito questa frase”… e allora viene il giorno in cui la nostra stessa vecchiaia ci guarda con gli occhi lacrimosi del cane”. La sofferenza o la morte di un cane ci interrogano e ci appartengono, perché prima o dopo anche noi dovremo trascinarci “di gradino in gradino”.

Blumfeld è uno scapolo anzianotto, solitario e metodico, apparentemente poco socievole, amante della pulizia e dell’ordine. E’ un pessimista, consapevole che la gioie sono effimere, quindi non le cerca, anzi le scansa.  La presenza di un cane in casa gli farebbe compagnia ma…sentite le considerazioni che Kafka gli fa fare:

“…Portandovi un cane, invece, introdurrebbe di sua volontà il sudiciume tenuto finora così accuratamente lontano. Ci sarebbero le pulci, non sarebbe certo lontano il momento in cui Blumfeld lascerebbe al cane la sua comoda stanza per ritirarsi in un’altra. La sporcizia, però, è soltanto uno degli svantaggi dei cani. Essi possono anche ammalarsi e delle malattie canine nessuno ci capisce niente. Allora la bestia si ritira in un angolo o va intorno zoppicando, guaiola, tossicchia, si dibatte per qualche dolore, la si avvolge in una coperta, le si fischietta qualcosa, le si porge il latte, la si cura, insomma, col la speranza che –cosa sempre possibile-si tratti di un male passeggero, ma può anche essere una malattia seria, ripugnante e contagiosa.

Franz Kafka
Franz Kafka

E se anche il cane rimane sano, a un certo momento diventa vecchio, non abbiamo potuto risolverci a cedere per tempo il fedele animale e allora viene il giorno in cui la nostra stessa vecchiaia ci guarda con gli occhi lacrimosi del cane. Allora siamo costretti a tormentarci con l’animale mezzo cieco, debole di polmoni, grasso al punto di non poter quasi muoversi, e così si pagano care le gioie che il cane ci ha dato prima. Per quanto desideri ora un cane, Blumfeld preferisce far quelle scale da solo per altri trent’anni invece di subire in seguito la molestia di un cane vecchio al suo fianco che, sospirando ancora più di lui, si debba trascinare al suo fianco di gradino in gradino”

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