COLPEVOLE

Ci sono tanti modi per essere colpevoli. Uno per ognuno dei cinque sensi, anche se può capitare che non ci sia senso alcuno esserlo oppure no.

La colpa ha un gusto, che sa di marcio, come al palato un rigurgito, ma meno acido, un riflusso di memorie scartate, ma che tornano su, con una loro inaspettata, imprevedibile dinamica. La colpa rovina anche i palati più raffinati, e non si fa ingannare dalle ricche tavole imbandite.

Non è difficile individuare il colpevole, anche in mezzo a una folla, pur se ognuno è colpevole a modo suo. Il colpevole ha infatti un odore inconfondibile. Non si può arieggiare la colpa come fosse la stanza di un malato, la colpa se ne frega del buio, né si nasconde nel chiuso di una cantina, come i giocattoli di una infanzia cattiva. La colpa non si dimentica, perché la si riconosce sempre, senza nemmeno guardarla.

Ad occhi chiusi, quasi fossi un veggente, da adolescente percepivo l’ardente desiderio del suo corpo, mi illudevo che una volta fuori non l’avrei più riconosciuta, perciò la lasciai, senza poterla dimenticare. Non serve vedere la colpa, perché pur non avendo corpo è molto pesante, come una catena attaccata ad un arto fantasma, che spasima anche se non c’è più.

Speravano di avere trovato l’antidoto nel frastuono delle città, per non sentirla. Ma poi si sono accorti che la voce veniva da dentro, che poi non era una voce, ma un mantra lamentoso, che nello spazio misterioso della mente si amplificava, come un ininterrotto silenzio di morte.

Non si nasce colpevoli, anche se i preti sempre ci hanno appioppato il peccato originale, confondendo peccato con colpa. E’ vero però che si diventa colpevoli come si diventa peccatori, parliamo di libero arbitrio, cioè dello stato permanente di possibilità che ci è dato. Ma chi pecca spera nella assoluzione, tanto che ci ricade, nel flusso leggero della vita. La colpa no, è come un numero indelebile sull’avambraccio, una piega nella mente, una combinazione inedita di incastri. A volte sembra un giuoco, come un cubo magico, tanto che poi ci chiediamo come sia potuto succedere. Senza trovare risposta.

Igor Petrovič

L’immagine in primo piano è un quadro di Fortunato Depero(1892-1960) e rappresenta l’America futurista. Le altre opere sono di Ansan, Arshile e Ayutthaya. In basso, a sinistra un lavoro di Calder, fotografato da Mulas; a destra il cubo di Kubik.

  

 

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