DAGO e i limiti della decenza

 

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Pochi giorni addietro i lettori del sito Dagospia (http://www.dagospia.com/) hanno trovato in bella evidenza la notizia della svolta: basta donne nude e genitali al vento. Contrordine compagni: rientrare nei limiti della decenza. La cosa ha sollevato curiosità, conoscendo le idee e il temperamento del fondatore, Roberto Dagostino, animatore delle notti romane e coatto per elezione. Lo stesso, per chi non lo ricorda, che nel 1985 dissertava sui nuovi trend sociali, sull’edonismo reganiano in Quelli della notte, il format di successo di Arbore e Porcelli.

Ecco, a caso, come ha reagito la stampa. Bergamo post, giornale on-line di oggi: “Dagospia ha deciso di operare una radicale svolta nella propria attività editoriale: le famose (e dai più apprezzate) foto che campeggiavano in homepage raffiguranti donne vestite di sola aria, scene truculente e in generale qualsiasi tipo di contenuto, diciamo così, ai limiti della decenza, verranno rimosse. Non del tutto – sia chiaro – ma solo dalla pagine principale del sito: all’interno dei singoli articoli, infatti, saranno reperibili come sempre. Una scelta inaspettata, quella di “Dago”, volta, a detta della stessa redazione, per permettere ai lettori di aprire il sito senza l’ansia di beccarsi un’occhiataccia da colleghi, astanti, capi o famigliari. «Così potrete aprire la nostra pagina in treno, in autobus, durante battesimi e funerali», si legge nella nota informativa. Un ulteriore passo verso la conquista del grande pubblico del web da parte di un sito che, dalla sua nascita nel 2000, ha saputo fidelizzare centinaia di migliaia di lettori quotidiani.”

Io sono abituale frequentatore del sito, trovando la formula editoriale indovinata e chiara la veste grafica.

Su di esso sono ben riassunte le notizie politiche ed economiche che appaiono sui principali giornali italiani ed esteri, fatti di costume, eventi artistici, album fotografici. Abbondano, anzi straripano, il gossip, il pettegolezzo, l’indiscrezione, presentati con  lo spirito pruriginoso di chi guarda i fatti “dal buco della serratura”. Né’ questo deve meravigliare. Il genere ha trovato piena legittimazione e autorevoli difensori, poi, direbbe Checco Zalone, fa vendere. storia-pettegola-ditalia_Sentite cosa scrive, a proposito del gossip, sull’ultimo Venerdì di Repubblica Massimiliano Panarari: “Anche se a prima vista può non sembrare, il gossip sa essere una cosa (tremendamente) seria. A tal punto che le vicende del nostro Paese – in materia secondo a nessuno – possono venire rilette con l’andamento di una Storia pettegola d’Italia (http://www.newtoncompton.com/libro/storia-pettegola-ditalia, euro 9,90), libro appena uscito della storica e studiosa di genere Cinzia Giorgio che ripercorre il fenomeno dal mondo antico a quello odierno e postmoderno, dove le chiacchiere si rincorrono sulla rete e viaggiano via social. A dirla tutta, avanziamo più di un dubbio riguardo il fatto che, come recita il sottotitolo del volume, «in ogni diceria si nasconde un fondo di verità», ma, di sicuro, rumors e boatos hanno svolto un ruolo tutt’altro che secondario sin dai tempi dei fescennini (i canti popolari dei latini). La romanità produsse un classico del pettegolezzo (soprattutto a sfondo sessuale) sotto la forma delle monumentali Vite dei Cesari di Svetonio.”….” E il nostro Rinascimento, complice l’invenzione della stampa, rappresentò una vetta mondiale per voci di corridoio, segreti spifferati e maldicenze, considerata pure la propensione dell’epoca per la congiura. La forza irresistibile del gossip sta nella sua natura trasversale (rispetto a periodi, classi sociali, età anagrafiche e generi), che lo rende uno strumento di esercizio del potere biopolitico, come avrebbe detto il filosofo Michel Foucault. Chi sa (cose sugli altri), ha influenza (su di loro), e per lo più in modi discutibili.”

Ma per tornare a noi, io nutro dubbi sul fatto che Dagostino possa con questa mossa rifarsi la faccia e conquistare altro pubblico, corrispondente al target di chi andrebbe in  ansia(?) per una occhiataccia del capoufficio o della pendolare che ci viaggia a fianco. Nutro dubbi anche che la svolta sia seria, profonda. modelli

Tanto è vero che, nei giorni successivi, non sono mancati svarioni significativi, come le foto di modelli con i genitali al vento (subito dopo nascosti sotto pudiche stelline), oppure immagini in evidenza, come questa qui:

Dago-cervello-sesso
Dago-cervello-sesso

Al sito piace essere sporcaccione, unire sacro e profano, provocare gli istinti repressi e le voglie inconfessabili. Questa caratteristica e altre ne fanno un fatto costitutivo e unico nel suo genere e ne spiegano il successo. Modificare gli ingredienti o la loro quantità, può rivelarsi rischioso. A me, tanti genitali en plein-aire, l’iconografia di siti porno, lo sfrucugliare ossessivo sulla moda del sesso estremo e violento, l’elenco analitico di perversioni, depravazioni e ammucchiate non hanno mai fatto né caldo né freddo. Visito il sito, indifferentemente.  Mi si potrebbe obiettare che si tratta semplicemente di “spostare” nel sottoscala (le seconde pagine che vanno cercate) le stesse immagini e le stesse notizie. Provare voi a sfumare con il vino l’arrosto quando esso è già cotto e rosolato, anziché all’inizio, poi mi direte.

Non mutazione genetica dunque si annuncia, né si tratta di un valido espediente per avere più lettori.

Più semplicemente credo che Dago si stia accorgendo che alla fine l’asticella più in alto non può andare (a meno di non sconfinare nel porno) e che i panorami genitali diventano molto presto noiosi e ripetitivi.

Un nuovo orizzonte è possibile, basta informare a trecentosessanta gradi, senza riverenze, fuori dal coro del politicamente corretto, col solo rispetto della verità. In quanto al gossip è come il sale nella minestra, non se ne può fare a meno, ma che non sia in eccesso.

 

 

 

 

 

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