De senectute

 

L'attore Giorgio Albertazzi, esempio di vecchiaia attiva
L’attore Giorgio Albertazzi, esempio di vecchiaia attiva

Questo articolo è destinato a chi, essendo nato a metà del secolo scorso, ha più ricordi che propositi. Un caro amico, non potendo più  dare cattivo esempio, come nella canzone di De Andre’,  mi invia un promemoria di buoni consigli. Mai destinatario è stato più  indovinato

 Ad una certa età parecchie cattive abitudini presentano il conto. L’inerzia degli anni si allea col pregiudizio che vuole che un  legno storto non può raddrizzarsi. Ma non è così, mai, anche se fra gli alti e bassi della vita vincere l’inerzia e riprogettarsi è uno slancio    per reni ben più giovani.  Ma l’esperienza e il metodo aiutano. Essi suggeriscono che nulla è veramente impossibile e che un grosso    problema non è più tale se lo dividiamo nelle sue parti. Il saggio amico le passa in rassegna: la salute, il lavoro, l’amicizia e gli affetti, cose  che con l’età cambiano destinazione, hanno il fiato corto, non sono più quelle che pensavamo da giovani. Forse la cosa più difficile è  capire come per noi esse sono cambiate, prima tappa di adeguamento ad uno status nuovo, che ci evita giovanilismi fuori luogo e ci  permette di capire che la vecchiaia può essere, se non una risorsa, uno stato fecondo e sereno (malattie permettendo o forse nonostante  esse). Ecco, per ognuna, cosa il buon senso  del mio amico suggerisce.

1- Con l’avanzare dell’età distaccarsi dal lavoro, come una nave si stacca man mano dalla riva. Ci accorgeremo che le cose funzionano anche senza di noi. La cosa ci sorprenderà, ma presto l’amarezza sarà addolcita dalla autonomia inaspettata di cui potremmo godere. Questo ci permetterà di guardarci attorno, vecchi interessi si affacceranno. Non resta che coltivarli. La cosa più semplice è sviluppare qualche talento sepolto, qualche abilità inespressa. Applicarsi ad essi dà un senso di libertà sconosciuto poiché alludono a percorsi di vita che non sono stati, ma che possono essere in limine riacciuffati. Se non si hanno talenti, darsi allo sport, ai viaggi, al non profit, ecc. Obiettivo: fino all’ultimo dobbiamo sentirci utili a noi e agli altri e soprattutto non avere tempo per covare pensieri oziosi.

2- Recuperare e mantenere un tono psicofisico adeguato, applicandosi sistematicamente ad attività ludico-sportive. Ma farlo sistematicamente, con la stessa serietà che scorgiamo nei bambini quando giocano. Attenzione, non stiamo parlando di una pratica che assicura l’eterna efficienza fisica, ma un dignitoso, graduale allineamento delle “intenzion dell’arte”, cioè le nostre pulsioni,  ad un corpo destinato a rispondere sempre meno.

3- Limitare e controllare l’alimentazione, spostando la libido e la golosità senile verso pochi cibi e bevande di ottima qualità e serviti in un contesto sereno e conviviale. Una diffusa catena alimentare usa questo slogan: la vita è troppo breve per mangiare male. Non so se la vita sia breve o meno, certo a mangiar male si accorcia. Non si vive per mangiare, ma alimentarsi può essere una esperienza e un’arte, che si rinnova ogni giorno. Evitate di mangiare da soli,  perché la solitudine è un ingrediente che rovina il pasto più succulento. State in compagnia, magari in una  tavola calda, mai da soli, piuttosto farsi una tisana e mettersi a leggere un buon libro o ascoltare una romanza.  Il  menù settimanale è importante perché evita gli assilli, attua una rotazione razionale degli alimenti e li mette in relazione alle stagioni e al fabbisogno calorico. Coloro in sovrappeso, dopo un mese di pasti” pochi ma buoni” non avranno bisogno della bilancia, perché tutto sarà più leggero per loro: fare le scale, camminare, alzarsi da una poltrona, raggiungere uno scaffale. Potranno guardarsi allo specchio e vedersi per la prima volta, fieri di accettarsi.

4- Non trascurare il ruolo che sentimenti e affetti hanno per contrastare l’ipocondria della vecchiaia e la tendenza a ripiegarsi su se stessi. In vecchiaia, se abbiamo seminato bene e la stagione è stata propizia, non dovrebbero mancarci affetti filiali o coniugali. Ma se intorno vediamo solo il vuoto, non c’è motivo per disarmare. L’amore è sempre intorno a noi, poiché “muove le stelle e le altre cose”, basta essere recettivi. L’età avanzata ci fa spesso e a torto troppo selettivi, schizzinosi  ed esigenti. Forse perché sentendoci un peso non accettiamo quello degli altri; o forse perché siamo chiusi nelle nostre convinzioni come dentro una armatura, che ci protegge ma ci esclude. Maggiore correntezza, tolleranza e indulgenza possono assicurare una cerchia di contatti sufficienti per una vita di relazioni ricca di stimoli. Se ci sentiamo in grado di dare una carezza, ebbene quello è il momento più probabile che qualcuno ci preceda, accompagnando la carezza perché la illumini con un sorriso.

Da Repubblica FI G.P.Donzelli 13.5.2013

Immagine in evidenza: Norberto Bobbio, che ha scritto un saggio con lo stesso titolo: De senectute

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