Domenica da Candida

rustico panoramaDomenica sulle colline di Firenze, ospiti di una positiva creatura che ha trasformato il suo podere nel paradiso delle rose. Il casale risale al 700, è appartenuto fin dal medioevo a un ramo cadetto degli Orsini, ricchissimi e potenti,  proprietari nei secoli di mezza Toscana.

La divina Candida rosata l’abita da 35 anni, l’ha arredato in modo eclettico con i reliquiari di una discreta attività antiquaria. I numerosi e raccolti ambienti sono tutti rigorosamente rustici, con la trascuratezza e il fascino che hanno le cose afflitte da decrepiti ricordi. Alle pareti appese o appoggiate le sue tele, qualche acquerello, una sanguigna opera del suo compagno che la ritrasse per poi morire, trasformando il ritratto in un estremo commovente omaggio. La Candida predilige i paesaggi delle colline dove vive, che riproduce in tinte di un grigio incupito e crete sporche come vecchi muri; i contorni sono deformati, i cieli incombenti, arruffati da nuvole, che sembrano schiacciare o risucchiare le colline e gli alberi.

La sala da pranzo è fronteggiata da un grande camino aperto, la luce entra filtrata dal portico esterno che sfuma sul verde di un prato fiorito.

rusticoMenù: pollo, contorni di melanzane, peperoni al forno, vino chianti troppo tannico. Al mio fianco la moglie inglese di uno storico francese noto e apprezzato; è una buona forchetta, e a bere non riesco a lasciarla indietro. Mi diventa simpatica quando il suo profilo ossuto si scioglie ed emerge lo humor inglese, sottile come il profumo delle rose del giardino.

Alla mia destra, un americano del Montana, pacioso e baffuto, insegna in una delle tante università per stranieri di Firenze; divoratore goloso, si capisce che è di casa e alla fine si offre di lavare i piatti. Simpatico.

La moglie Laura, parecchio più giovane, parla con mezze frasi e sospensioni, ha lo sguardo tormentato di chi ha parecchie cose da dimenticare.

rustico 1

Qualcuno, forse proprio lei, ad un certo punto, fra tante frasi garbate italo-franco-anglofone e ovvietà perbeniste, salta su con SIAMO DEI PRIVILEGIATI.  Credo che abbia un poco di ragione: siamo al caldo, rallegrati dal cibo, in una vecchia casa di campagna che trasuda di storie domestiche, ricordi e sogni. Certo siamo dei fortunati, mi dico fra me e me, mentre fuori una pioggerellina insistente e fina rende lucide le foglie degli alberi. Il mondo è lontano e il rombo che si sente è solo un remoto temporale.

 

 

 

 

Lascia un commento

Potrebbe piacerti anche Altri di autore