IL PREMIER SPELACCHIO E L’EUROPA

COSI’ LA PENSA GEPPETTO- LA MERKEL E MACRON VOGLIONO UNA NUOVA EUROPA, A DUE VELOCITA’- SPELACCHIO RIUSCIRA’ A FAR SENTIRE IL SUO PESO, OPPURE FINIRA’ NEL GIRONE DEI RIPETENTI?

 

L’Europa è la grande assente nel dibattito elettorale italiano. Lo rimarrà fino al 4 marzo, data delle elezioni politiche? E’ probabile, ed è un peccato, perché è proprio lì che ci giochiamo parte importante del nostro futuro. Ma sembriamo ignorarlo. Una volta esclusa la delirante idea di tornare alla nostra liretta, alzando la frontiera sul Brennero e, perché no, interrando il tunnel del Monte Bianco, la domanda vera rimane: quale Europa? I radicali della Bonino hanno già risposto: + Europa. Già, ma non è che aggiungendo zucchero dopo avervi versato sale rendi migliore il caffè. Dal canto suo Matteo Renzi continua ad avere verso l’Europa l’atteggiamento dell’innamorato respinto, dispettoso e capriccioso, ma sempre disposto a qualche sveltina, se conviene per portare a casa qualcosa. Insomma: ci sto, ma le carte le do io. Peccato che più che carte sono cambiali scadute, quelle che Renzi ha in mano.

Uscita l’Inghilterra, i due paesi più forti rimasti, cioè Germania e Francia, hanno un loro disegno per i prossimi passi? Sembra di sì e ha un nome: Europa a due velocità. Lo vedremo il 22 gennaio prossimo, in occasione delle celebrazioni in pompa magna a Parigi del 50° anniversario del Trattato dell’Eliseo, firmato nel 1963 fra De Gaulle e Adenauer. Celebrazione ignorata quasi del tutto sui giornali italiani. L’occasione servirà a Angela Merkel e a Emanuelle Macron per accelerare la reciproca integrazione dei loro paesi su argomenti cruciali, quali il mercato unico e lo stato sociale, come premessa per un assetto a due velocità della U.E., più consono al ruolo egemone che i due paesi intendono svolgere e politicamente realistico. Basti pensare che i paesi dell’Est sono dominati da partiti di destra e nazionalisti, stanno in Europa per convenienza e sono poco disposti, come nel caso degli emigrati, a farsi carico delle rogne degli altri paesi; mentre perdura lo stato di crisi nei bilanci pubblici e il ritardo nelle riforme di Italia e Spagna, nonostante che l’ombrello della BCE e il costo del denaro irrisorio o nullo, avessero posto le condizioni più ottimali per una svolta radicale e risolutiva.

La riforma dell’eurozona con lo sdoppiamento dell’Europa e il rinnovato asse fra Parigi e Berlino rientra tra gli obiettivi strategici di Macron, epigono di un gollismo aggiornato e corretto e esponente degli interessi delle classi dominanti, allevate in questi decenni dall’EDA.(https://www.ena.fr)

Quanto alla Merkel sa che il suo quarto mandato di Cancelliera avrà un senso solo se riuscirà a liberare l’Europa dalla paralisi democratica e decisionale in cui versa. Proprio ciò sta rendendo complicata la formazione del suo nuovo governo. Né è possibile, in questo frangente, mettere su un governo abborracciato alla meglio. I sondaggi di opinione sono chiari: il 52% degli intervistati giudica “pessima” l’idea di CDU/CSU-SPD insieme. Anche per questo dalle elezioni di settembre scorso nessun passo in avanti sostanziale è stato fatto verso la Große Koalition. Pesano le pretese dei malconci socialdemocratici di Schulz, per non dire dei liberal-democratici del Freie Demokratische Partei, decisamente euroscettici.

Il 22 gennaio i due parlamenti di Francia e Germania dovrebbero approvare un documento che segnerà l’avvio di questa nuova fase per l’Europa. Solo allora, forse, il governo tedesco potrà vedere la luce.

E l’Italia?  La visita dell’altro ieri a Palazzo Chigi di Macron è solo un giro di valzer oppure per il capo del Stato francese c’è l’intenzione di aprire una triangolazione con Roma? I complimenti fatti a Gentiloni sono solo melina, oppure il preannunciato Patto del Quirinale sarà una cosa seria? Certo, Macron segue i fatti italiani e sa che il premier Spelacchio, partito dimesso e insediato da vicino, meglio assediato, da Renzi, ha ben operato in questi mesi e rappresenta il volto dialogante e popolare della politica italiana.

Peccato che Gentiloni sia isolato. La politica italiana è distratta a combinare liste e seggi elettorali. Continua a trattare il tema come fosse politica estera, confida nell’ombrello di Draghi per rinviare le riforme, non riesce a fermare il debito pubblico, anzi ne programma di nuovo, e riesce a litigare anche sulle sportine biodegradabili per frutta e verdura.

Chissà se Spelacchio alla fine non rimanga l’unica carta spendibile nel mazzo post-elezioni del Quirinale. Renzi ragioni: ambisce per sè insieme segreteria e guida del prossimo governo? Non ce la può fare, i miracoli non si ripetono. Piuttosto che uscire di scena, e di brutto, non gli conviene dire urbi et orbi che Spelacchio va bene dove sta e ricandidarlo a nome del PD?  Un giovane banchiere italiano oggi ai vertici della Goldman Sachs ha detto: “davvero non capisco come sia possibile che il nostro Paese perseveri nella sua stasi apparente, nella sua attitudine autodenigratoria e nella sua scarsa capacità di costruirsi una reputazione internazionale all’altezza del suo peso specifico” (Sole 24 Ore  del 7 gennaio u.s.). Si chiama Massimo Della Ragione, nome e cognome che possono diventare, senza nemmeno anagramma, un richiamo ai nostri politici e alla classe dirigente: sperare nel massimo del culo è tenerario, lavoriamo piuttosto col massimo della ragione. 

 

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