Ernesto dà il buon giorno…

Ernesto Olivero nel suo convento metropolitano
Ernesto Olivero nel suo convento metropolitano

 

 Ernesto, dal suo convento metropolitano, dà agli amici nel mondo il suo quotidiano buon giorno.

La voce un poco fioca, che l’età ha reso più debole, addolcisce sempre in forma di preghiera per Maria madre di  Gesù. Parla sempre di temi difficili come sa farlo lui: con una semplicità disarmante, al limite del banale. Ieri,  ascoltandolo (ma lui non lo sa che lo ascolto), ho colto una frase: “la luce del male è molto appagante, ma ci porta  poi verso il buio”. Ernesto non ignora il male perché lo vede tutti i giorni, né ignora la tentazione, ma nel suo  colloquio ininterrotto con Dio, sa che le lusinghe del male tanto sono allettanti, quanto più sono effimere e false.

Possiamo andare verso il buio oppure verso la luce, sentieri sempre incerti, mentre certa è la libertà di scelta che possiamo fare giunti al bivio di questi due percorsi. Ciò che mi sembra più riprovevole, se ho ben interpretato Ernesto, è l’ignavia perché essa è peggio del male. L’ignavia, il sottrarsi ad una scelta etico/morale è ben più grave, perché rende inutile la stessa venuta di Cristo e la sua messa in croce.

Dante colloca gli ignavi, nel III canto dell’Inferno, nel limbo; essi sono coloro che “visser sanza infamia e sanza lodo” Sono mischiati agli angeli che “non fur ribelli né pur fedeli, ma per sé fuoro”. Virgilio stesso li ha così in disprezzo che invita Dante: “non ragioniam di loro, ma guarda e passa”.

Ecco perché spesso Ernesto dice: ma quante volte deve venire in terra il Signore perché gli uomini lo sappiano riconoscere, riconoscendo con ciò se stessi come uomini e non come accidenti della storia.

Per evitare l‘ignavia oggi la domanda è perciò non tanto non ho fatto del male, ma ho fatto del bene? Esorta infatti Ernesto: via e fai! Quanti di noi non si ritengono ignavi di fronte ai grandi mali della terra?

 

Lascia un commento

Potrebbe piacerti anche Altri di autore