Evviva la signora Merkel

Angela Merkel, cancelliera tedesca
Angela Merkel, cancelliera tedesca

Evviva la signora Merkel !
Quale che sia o si giudichi il ruolo della Germania in ambito U.E. non c’è dubbio che i nodi che  stanno arrivando al pettine necessitano di essere districati con autentico spirito europeistico prima  che essi soffochino il fragile edificio politico costruito dal Patto di Roma ad oggi, facendolo crollare,  con danni epocali, e non solo per i 28 paesi che vi appartengono.
Allo stato delle cose, la U.E. non è una entità federale, ma una proterva Unione di Stati nazionali  sovrani; manca una Costituzione, bocciata dai francesi e dall’Olanda; non c’è una unione fiscale, un  vero bilancio comune e quindi una politica macro economica e finanziaria. Su difesa comune e  politica estera stendiamo un velo pietoso.

C’è inoltre una dissimmetria dal punto di vista della  cessione di sovranità a favore della U.E.  Mentre, ad esempio in Italia, per esplicita dichiarazione e  orientamento giuridico, la legislazione  europea e sovra ordinata a quella italiana, in Germania  succede il contrario, dal momento che la Corte Costituzionale tedesca prende decisioni di valenza europea, quindi destinate a condizionare l’efficacia di Direttive e Decisioni, al pari di una sentenza di grado superiore. Un raccapricciante non-sense politico-istituzionale.
L’emergenza economica ha messo allo scoperto un aspetto politico ancora più grave: comincia a manifestarsi anche una emergenza democratica dovuta al fatto che alcuni paesi, in particolare quelli più deboli economicamente (PIGS), dovendo sottostare al patto di stabilità e crescita, non rispondono ai propri elettorati circa le politiche attuate in coerenza con i programmi elettorali, ma alle autorità europee, come Commissione e BCE, o mondiali, come FMI, organismi non eletti, burocratici e “irresponsabili”, cioè sottratti alla dialettica democratica del governo “per conto” tipica del parlamentarismo liberale.
Non potevano perciò che nascere e rafforzarsi in diversi paesi movimenti antieuropeisti, che indicano l’uscita dall’euro come l’unica strada per recuperare autonomia, competitività e sviluppo.

Il premier greco Tsipras e Angela Merkel visti da Dagospia
Il premier greco Tsipras e Angela Merkel visti da Dagospia

Se la Germania ha ragione nell’esigere che chi ha scialacquato in passato ora faccia le riforme necessarie senza pretendere di “socializzare” i propri debiti, è altrettanto necessario che essa eserciti la sua leadership per sciogliere i nodi che indicavo in premessa, abbandonando la logica contabile per una riformatrice.
Altrimenti, l’inevitabile insuccesso politico U.E. sarà destinato a pesare sui tedeschi, replicando nel XXI secolo quella responsabilità storica che, verso la metà del ‘900, ridusse l’Europa ad un cumulo di macerie. Allora fu la guerra voluta da regimi autoritari, oggi il conservatorismo, la mancanza di coraggio e di fiducia, sia individuale che collettiva, di una classe dirigente e del suo popolo.
23.2.2015

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