I CARI LEADERS

I CARI LEADERS: COSA FARE PER FERMARE KIM JONG UN? QUANDO UNA SATRAPIA SI IMPADRONISCE DEL POTERE E USA L’ARMA NUCLEARE A GARANZIA DELLA PROPRIA SOPRAVVIVENZA. COSI’ LA PENSA LUCIGNOLO.

 

Veduta di N.Y. con la Statua della Libertà

Da una parte l’America…ah l’America….. la Statua della Libertà, i diritti civili, Hollywood, i grattacieli, internet. “La città luminosa sulla collina” come diceva il Presidente Reagan, contrapposta all'”Impero del male”.

Dall’altra la Corea del Nord…..ahimè…. un paese sequestrato da una famiglia (dal nonno Kim Il Sung al figlio Kim Jong Il al nipote Kim Jong Un) a partire dalla seconda guerra mondiale.

La capitale della Corea del Nord Pyongyang

Un paese formalmente comunista in cui (ironia della storia) la popolazione è divisa in tre classi (e 51 sottoclassi) dal 1957. In pratica “il nucleo”, e cioè coloro che si erano schierati con la rivoluzione e avevano combattuto la guerra (1950-1953) ed i loro discendenti tra i privilegiati nel partito, nel lavoro nella scuola; “i tiepidi” ed i loro discendenti, che non si sono schierati ma neanche si sono opposti, tollerati in una specie via di mezzo; mentre “gli ostili”, e cioè ex proprietari terrieri, disertori e oppositori, con le loro famiglie e discendenti rinchiusi nei campi di lavoro.

Sono questi i paesi che potrebbero dar inizio ad un conflitto nucleare, tale da causare la fine se non della nostra specie quanto meno della nostra civiltà.

C’è qualche spiraglio per poter razionalmente sperare? Tentiamo un’analisi politica, la politica teorizzata dal Machiavelli.

Il nocciolo politico della questione è questo. Una satrapia nell’intento di assicurarsi la garanzia della propria sopravvivenza e intoccabilità, si è impadronita della tecnologia nucleare, peraltro vecchia di 70 anni e quindi non così fuori portata per qualunque paese seriamente intenzionato ad ottenerla.

La storia è questa: già Kim Jong Il, padre dell’attuale Kim Jong Un, aveva cercato di ottenere l’atomica negli anni 90. Nel 1993, ad un passo dalla guerra, venne stipulato un trattato (Agreed Framework) con l’allora Presidente Clinton che congelò la situazione (e impedì l’aquisizione delle atomiche ) per otto anni. La Corea del Nord ottemperò all’accordo, ma così non fecero Corea del Sud, Giappone e Stati Uniti. Dopo otto anni la Corea del Nord riprese gli studi e gli esperimenti.

Nel suo ultimo anno di mandato il Presidente Clinton trattò nuovamente, ma subentrò Bush, il cui Vice Presidente Cheney dichiarò: “non trattiamo col male, lo sconfiggiamo”: nel 2006 la Corea del Nord testò la prima atomica.

Obama, come per ogni cosa pieno di buone intenzioni ma non così efficace, cercò di negoziare ma fu distratto da Iraq, Afghanistan, Primavere Arabe, Libia, Ucraina, Siria etc.

Si è così arrivati ai giorni nostri con la Corea del Nord che possiede qualche decina di atomiche (compresa la bomba H) ed è in grado di miniaturizzarle così da poterle montare su qualunque tipo di missile, compresi quelli intercontinentali (che possono raggiungere Usa ed Europa).

E’ illuminante un parallelo col destino di altri satrapi famosi. Saddam Hussein non aveva potuto arrivare all’atomica perché gli F16 israeliani avevano messo fuori uso il reattore iracheno. Gheddafi aveva rinunciato all’atomica in cambio di uno sdoganamento diplomatico e commerciale. Che fine hanno fatto entrambi?

Ai giorni nostri l’Iran ha firmato un trattato con le potenze mondiali per rinuciare all’atomica in cambio della fine dell’embrago. L‘Iran ha ottemperato al trattato e si è sottoposto alle ispezioni dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica che ha certificato l’adempimentoma il Presidente Trump ha appena denunciato unilateralmente l’accordo perchè non nell’interesse degli Stati Uniti e ha chiesto al Congresso di reimporre le sanzioni.

Dal suo punto di vista, il giovane Principe Kim Jong Un, alla luce di questi precedenti, farebbe bene a fidarsi e a trattare la rinuncia alle atomiche?

Kim Jong Un, salito al potere nel 2011 a 27 anni, in un paese devastato con un’ economia di mera sussitenza e piagato da carestie, quale ragionamento politico doveva fare per garantirsi la sopravvivenza?

Appena insediato il giovane Principe ha realizzato principalmente tre cose: 1) ha fatto costruire ovunque statue del nonno e del padre (perché chi si inchina davanti alle statue si inchina di fronte a lui) 2) ha aperto timidamente e gradualmente l’economia per garantire una possibilità di sopravvivenza alla popolazione 3) ha impiegato ogni altra risorsa per acquisire l’atomica (riuscendoci).

Mausoleo nella città di Pyongyang

Al funerale di suo padre nel 2011 era accompagnato da circa 70 dignitari di fiducia di quest’ultimo; ad oggi di quei 70 (tra giustiziati e confinati) non è sopravvisuto quasi nessuno. Se si guarda la storia dal punto di vista di un satrapo asiatico, questa è una garanzia di lunga durata del regno.

Questo è Kim Jong Un, il più giovane capo di stato del mondo.

Chi è il suo interlocutore? Il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.

Un personaggio che comunica le proprie strategie di politica interna ed estera con Twitter, e che ha detto che con la Corea del Nord solo la forza funzionerà.

Donald Trump e Kim Jong Un

Un personaggio che mentre il Segretario di Stato Tillerson era in Asia per trattare gli ha twittato di non perdere tempo, perchè quello che doveva essere fatto con la Corea del Nord sarebbe stato fatto comunque.

Ma un personaggio che in un’intervista televisiva in maggio scorso aveva detto che avrebbe anche potuto incontrare direttamente Kim Jong Un nelle giuste circostanze e che sarebbe stato “un onore”.

Un personaggio che in occasione del suo recente viaggio in Asia ha twittato: “Perchè Kim mi insulta dicendo che sono vecchio quando io non lo definirei mai piccolo e grasso? Cerco così duramente di diventare suo amico, e magari un giorno succederà”

Un Presidente che a detta dell’ex Direttore della CIA (Brennan, in carica con Obama) appare influenzabile alle potenze straniere, che fanno appello al suo ego ed alla sua sensibilità alle lusinghe ed alle celebrazioni per perseguire i propri scopi.

Veduta della capitale durante una parata del regime

Un soggetto che con le sue esternazioni ha provocato, per la prima volta in settant’anni, un’indagine del Congresso sui poteri del Presidente di lanciare un attacco nucleare.

Un Presidente che ha dovuto assistere all’intervista del Generale John Hyten dell’US Air Force, responsabile del sistema missilistico americano, il quale ha dichiarato che se gli venisse ordinato un attacco nucleare, potrebbe rifiutarsi di eseguire se l’ordine non fosse legittimo.

Alla luce di quanto esposto, quali scenari si aprono? Di fatto con la Corea del Nord non si può più agire in termini di prevenzione ma solo di deterrenza.

Occorre sperare (non più di tanto) nel fatto che Trump non faccia niente del tutto, ed in particolar modo non quello che dice.

Occorre sperare (molto più fondatamente) nell’istinto di conservazione di Kim Jong Un, di cui sembra essere particolarmente dotato.

nel medio-lungo periodo, quali prospettive per un regime così inumano ed ora in possesso dell’atomica?

La risposta è nell’economia.

Kim Jong II

Nel 2009, a seguito di timide riforme economiche, Kim Jong Il, padre dell’attuale Kim, per evitare fenomeni di arricchimento impose una riforma valutaria che di fatto espropriava coloro che si erano arricchiti. La reazione fu tale che qualche alto funzionario venne giustiziato, il Primo Ministro si scusò pubblicamente e la riforma venne ritirata.

L’economia Nord Coreana è molto più aperta adesso che in qualsiasi altro momento storico. Almeno l’80% del PIL già proviene da un mercato informale, semplicemente perché il regime non è in grado di assicurare la sussistenza della popolazione. In pratica per sopravvivere bisogna trafficare, e più si è in alto nella catena di comando più si può trafficare e non solo sopravvivere ma arricchirsi. Più ci si arricchisce, più si diventa legati al proprio portafoglio e meno fedeli alla facciata ufficiale del regime.

Quanto sopra porta a riflettere sulla lungimiranza delle sanzioni commerciali che gli Stati Uniti impongono ai regimi ostili, non considerando che il commercio (sopratutto coi nemici) creerebbe dei ceti (ricchi e potenti) interessanti ad arricchirsi e non al confronto (anche armato). Sanzioni commerciali che poi i dittatori fanno pagare alla popolazione e non certo a sé stessi, cementando ulteriormente il consenso interno contro l’America a proprio favore.

Quindi una speranza razionale è quella che le aperture economiche diventino irreversibili e creino un ceto di  benestanti all’interno (dell’élite) della Corea del Nord, i quali un giorno siano in grado di riappropriarsi del proprio destino e di quello del paese.

Link: http://www.nti.org/media/pdfs/aptagframe.pdf

Bibliografia

Blaine Harden: “Fuga dal campo 14”

Byung-Yeon Kim : Unveiling the North Korean Economy: Collapse and Transition”

 

 

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