I CINGHIALI RICHIEDENTI ASILO

VIVERE IN CAMPAGNA: VI PRESENTO IL PRINCIPE DEGLI ORTI E BARONE DELL’UVA FRAGOLA, RE DEI FOSSI E GRANDUCA DEI PESCIOLINI CHE CI NUOTANO DENTRO, OVVERO MAURIZIO MAGGIANI– IRONIA DIVERTITA E SGUARDO ADDOLCITO DALLA VECCHIA SAGGEZZA. 

 

Quando l’autunno incomincia. Quando incomincia l’autunno non si può uscire di casa dopo le sei di sera per le zanzare che ti mangiano vivo come se non ne avessero avuto abbastanza per tutta l’estate e in teoria a quest’ora dovrebbero essere già tutte spacciate. Quando comincia l’autunno non puoi andare in pieno giorno nell’orto perchè è tutta una nebulosa di moscerini pazzi suicidi, ebbri della vendemmia appena finita, e nel tempo di cogliere l’ultimo ravanello te ne devi inalare un par di litri, e non è che siamo certi che non continuino a sfarfallare nei polmoni.

Quando comincia l’autunno non è consigliabile nemmeno uscir di casa la mattina presto per via dei cinghiali richiedenti asilo che con l’apertura della caccia hanno preso a bivaccare intorno alla recensione del giardino, per l’amordiddio sono tutte brave persone ma hanno di quei ghigni e a quell’ora non hanno ancora fatto colazione, non è che in casa siano gente senza cuore, ma bisognerà deciderci, o si abolisce la caccia o quelli la devono fare sul serio.

Quando comincia l’autunno l’alzavola (piccola anatra n.d.r.) non ne può più di starsene lì a girarsi i pollici nel laghetto e prende a berciare da squarciare i sette cieli, come se non partire fosse peggio che morire, e allora che si prenda il suo volo ma intanto stia calmina.

Quando comincia l’autunno la domenica mattina la casa si fa un po’ più pigra, si fa due volte il caffe e gli sposi trovano mezz’ora per starsene lì a considerare con calma il tempo nuovo, le migliorie per la casa, le intenzioni di voto, e l’amore, com’è che è venuto, com’è che ce n’è.

 

Il brano è di Maurizio Maggiani (1951) ed è apparso l’8 ottobre 2017 col titolo L’autunno del cinghiale, nella rubrica Vivario, che lo scrittore cura sul Domenicale del “Sole 24 Ore. (www.ilsole24ore.com)

Nel suo libro La zecca e la rosa ha scritto:

“Niente era mio, ma sono stato principe degli orti e barone dell’uva fragola, re dei fossi e granduca dei pesciolini che ci nuotavano dentro. Sono tornato a vivere nella campagna, i miei vicini sono tutti quanti contadini e continuano a parlare più volentieri con le creature che con i cristiani, a parte la miseria è tutto quanto rimasto più o meno allo stesso modo. E allo stesso modo prendo e vado per fossi e orti a toccare, ascoltare, guardare e odorare, considerare l’infinito universo di ciò che vive, evitando di disturbare.”  Su  Maurizio Maggiani varrà la pena ritornare.

 

 

 

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