Il caso Helg

Nell’Italia degli scandali e delle mazzette oggi è alla ribalda un certo commendatore siciliano, con un mucchio di incarichi importanti, ancora attivo nonostante i suoi 78 anni. Si chiama Roberto Helg, Roberto come il Guiscardo. Ma il nostro nasce commerciante da una famiglia di probabile provenienza tedesca. Era fino a ieri un professionista dell’antimafia, come direbbe Leonardo Sciascia. Convinto sostenitore dei comitati anti pizzo, dei corsi di educazione per la legalità, amico di Libera, e così via in un crescendo di sdegno civico e di ferma e intransigente lotta alla mafia. Secondo l’accusa, avrebbe preteso da un pasticcere una mazzetta di 100 mila euro per un appalto all’aeroporto di Palermo. Nella accogliente penombra delle sua stanza di presidente della Camera di Commercio di quella città, in un ufficio imbottito di cimici dagli inquirenti, seduto ad una scrivania su cui, accanto alla busta della mazzetta, troneggiava il ritratto di un vero martire: Libero Grassi. Ha negato fino all’ultimo, pur avendo le tasche della giacca imbottite di banconote. Fino a quando non gli hanno fatto sentire la sua voce. E’ crollato. Si è giustificato dicendo: ne avevo bisogno per evitare il fallimento. Costretto dalle circostanze, insomma. Ma non ci sono le banche, non ci sono gli amici? Nessuno che fa credito ad un cavaliere del lavoro che si vuole mantenere onesto? In effetti ha una faccia pulita, poi l’età quasi ottuagenaria ispira spontanea indulgenza. Uno sprovveduto improvvisato? Bah! Auguri che dal dispiacere non gli venga un coccolone e che non perda il lume della ragione nel vuoto pneumatico che l’ha subito avvolto, nell’oblio di amici, estimatori, miracolati, clientes.
Pertinenti, in ogni modo e comunque andrà a finire, sono le parole di Raffaele Cantone, capo dell’autorità anticorruzione : «Ferma restando la presunzione di innocenza, è evidente – ha detto – come in questo mondo ci sia tanta ipocrisia e questa fa molti più danni, ulteriori danni rispetto alla stessa corruzione. Se un soggetto del genere parla di contrasto alla corruzione e poi viene arrestato il rischio vero è che si mette in discussione anche la battaglia oltre alle sue parole». Un colpo pesante a danno dei professionisti dell’antimafia siciliani, che forse proprio questo non perdoneranno al malcapitato: non di averla fatta, ma di averla fatta fuori dal vaso.

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