Il PENTIMENTO

 

 

Maria Maddalena in estasi, quadro recentemente attribuito a Caravaggio ora esposto a Tokio
Maria Maddalena in estasi, quadro recentemente attribuito a Caravaggio, ora esposto a Tokyo

FINO A CHE PUNTO PUO’ ARRIVARE IL PERDONO? – L’OMICIDIO E’ AL DA LA’ DEL BENE E DEL MALE E NON AMMETTE IL PERDONO?

CHE VALORE DARE AL PENTIMENTO, ANCHE SE SINCERO, DI FRONTE AL DELITTO CAPITALE? 

 

Lisa,

mi hai chiesto oggi cosa penso dell’omicida pentito, quale sia il valore del pentimento di chi ha soppresso la vita di un proprio simile, e se sia giusto che possa essere messo al pari di chi, magari per circostanze o in forza di convincimento, abbia proseguito per la retta via, ligio ai propri doveri a alla legge morale.

Su questi temi assai complessi, la tradizione laica e i precetti religiosi, ognuno nel suo campo, sono chiari.

Numerosi sono gli esempi nella Sacre Scritture di pentiti che vengono riammessi alla grazia di Dio. A cominciare da Maria Maddalena alla quale fu molto perdonato perché molto aveva peccato. Come non ricordare la parabola del peccatore e dl fariseo (Lc 18,9-14) o quella del ladrone (Lc 23,43)? E Zaccheo, Matteo, il fatto che Dio fa festa per un solo peccatore che si converte più che per 99 giusti?

Papa Francesco stesso è tornato sul tema, come potrai diffusamente leggere in questa recente omelia all’indirizzo: ( w2.vatican.va/content/francesco/it/cotidie/2013/documents/papa-francesco-cotidie_20131111_peccatori-ma-non-corrotti.html  )

Da un punto di vista del diritto positivo, il nostro e altri ordinamenti concepiscono la pena detentiva, particolarmente severa in caso di omicidio -solitamente ergastolo-, come risarcimento del danno sociale, scontata la quale la persona viene riammessa in società, senza necessità di pentimento, almeno palese, essendo il reo considerato “ope legis “riabilitato”. Ti ricordo che la pena di morte è stata eliminata in Italia fin dal 1948, anno di entrata in vigore della Costituzione.

Fedele agli insegnamenti di Cesare Beccaria, il legislatore giustamente considerò che la “violenza legale”, concessa allo Stato per reprimere il crimine non potesse, in caso di omicidio, risolversi nella esecuzione capitale del reo, cioè con l’applicazione della legge del taglione.

Naturalmente, se si parla di pentimento, e quindi ci si addentra su un terreno morale e di etica pubblica, il discorso cambia.

In passato abbiamo avuto, e abbiamo tuttora, esempi di terroristi omicidi che, scontata la pena o sottrattisi ad essa perché latitanti, non solo non si dichiarano pentiti, ma conservano protervia e animo violento. Verso costoro lo sdegno sociale e la riprovazione restano immutate, e ogni riabilitazione morale è inibita in partenza.

Ma in caso di reale pentimento? Per i credenti restano le parole del Papa e il costante insegnamento della Chiesa. Per i non credenti, espiata la pena, se il pentimento è autentico e si manifesta in parole, atti, comportamenti e testimonianze incontrovertibili di una “rinascita” a nuova vita, credo che mortificarla sarebbe socialmente sbagliato e, in sostanza, una sconsiderata ammissione che il male ha sempre il sopravvento sul bene.

Certo, resta il problema di “che cosa sia il pentimento”. A questa domanda, frutto di prudenza valutativa e della giusta necessità di distinzione fra persone e percorsi diversi, non si può rispondere in astratto, ma solo esaminando, appunto, caso per caso. E abbiamo esempi, anche in letteratura, di quali  lunghi travagli e di quali sofferenze questo cammino comporta.

Ma tu ponevi un interrogativo ancora più spinoso: ci si può pentire di un delitto? Cioè della morte di un nostro simile, che non è solo il più terribile degli atti, ma atto irreversibile? Mi verrebbe da domandarti: gli uomini che hanno crocifisso Gesù Cristo, un loro simile, non sono stati perdonati? Ma questo aprirebbe una prospettiva troppo ampia, restiamo al nostro tema più circoscritto: il valore del pentimento.

Qui dobbiamo intenderci: pentirsi (almeno per me) è possibile sempre, ma ciò non vuole dire liberarsi del proprio fardello. Maria Maddalena redentasi resta sempre una donna che ha tanto peccato! Così l’omicida pentito resta sempre uno che ha ucciso.

Ognuno cammina col proprio fardello, chi più leggero, chi più pesante, ma non possiamo sbarrare la strada a chi cerca la via, si chiami redenzione o rettitudine. Il giusto è il giusto, il peccatore pentito è il peccatore pentito, ma con pari dignità, mi sembra di potere dire in conclusione.

Una superiorità morale andrebbe rivendicata dal primo? Mi sembra nelle cose, e semmai è solo un carico ulteriore di responsabilità (o, nel linguaggio di Papa Francesco, di spirito misericordioso).  Chi sta avanti aiuta chi sta indietro. Mi piacerebbe ricevere in merito il tuo punto di vista.

 

 

 

 

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