IL RESPIRO E’ NEI DETTAGLI

 

“QUALCUNO HA DETTO CHE LE PERSONE SI ISTUPIDISCONO ALL’INGROSSO E RINSAVISCONO AL DETTAGLIO. DUNQUE AMIAMO E SOSTENIAMO I CASI AL DETTAGLIO”– IRONIA E PARADOSSI NELLA VOCE TOCCANTE E PROFONDA DI WISLAWA SZYMBORSKA, MAI MELENSA O PROSAICA, MA SEMPRE ADERENTE ALLA REALTA’ DELLE COSE E DEI SENTIMENTI 

 

 

 

Cinque anni fa è scomparsa Wisława Szymborska, poetessa polacca premio Nobel per la letteratura nel 1996.

Nata nel 1923, durante l’occupazione tedesca della Polonia si salvò dalla deportazione come lavoratrice forzata, facendo la ferroviera. In gioventù aderì alle idee di Lenin, Stalin e al realismo socialista. Rimase iscritta al partito operaio unitario polacco fino al 1960. Poi rivide radicalmente la sua posizione, simpatizzò per i dissidenti e l’opposizione al regime comunista, schierandosi apertamente a favore di Solidarnosc. 

Poetessa di grande e insolito successo, non solo nel suo paese, si distingue per la sapienza nel mescolare nei suoi versi, ironia e parodosso, un respiro etico,colto nei piccoli eventi, nei dettagli di un microcosmo popolato dalle umili cose di ogni giorno, foglietti illustrativi, date sul calendario, bicchieri di vino o verdure su una tavola, in cui la parola risuona sommessa, pronunciata a bassa voce, quasi con noncuranza.

Il critico Alfonso Berardinelli ha scritto di lei:

“Qualunque lettore può notare nelle poesie della Szymborska una serie di caratteristiche che, messe insieme, la rendono inconfondibile. Ne elenco alcune: immaginazione sfrenata e occasioni di vita quotidiana; inclinazione umoristica e perfino comica; giochi di parole mai separati da giochi di idee e immagini; una dialettica della composizione che fa incontrare gli opposti e mette l’identico in contraddizione con se stesso; ironia e pathos che nascono l’uno dall’altro; estro e audacia intellettuali che coincidono con la perizia tecnica.”

Una poesia scritta da una donna, ma non versi di una femminista, anzi, osserva sempre Bernardinelli, le sue poesie hanno caratteririche che “tradizionalmente, secondo una vecchia convenzione, venivano invece attribuite agli uomini: lucidità intellettuale, spregiudicatezza, coraggio, mancanza di sentimentalismo, distacco ironico, libertà di pensiero, energia espressiva e comunicativa, indipendenza da modelli. Il successo italiano della Szymborska è parallelo all’emergere da noi di un nuovo stile poetico del tutto privo di esoterismi e gergalismi poeticizzanti, privo di vaghe allusività, automatismi associativi, nebulosità semantica, indeterminatezza metrica.”

 

 

In occasione della sua morte, Roberto Saviano ha proposto al pubblico di Che tempo che fa la sua lettura della poetessa polacca.

Così ne riporta le parole Monica Pintozzi:

“Questa poetessa dal nome impronunciabile, Szymborska, polacca Wislawa Szymborska, a me personalmente è sempre venuta in soccorso nei momenti più difficili; anche nei momenti più facili, ma soprattutto quando  le cose sembrano essere complicate o ti stai perdendo: i suoi versi arrivano in soccorso. In questo momento è quello che io consiglierei a chi si sente totalmente sull’orlo del baratro. Perchè le sue poesie sono poesie che hanno una semplicità incredibile.

Chi non ha mai letto poesie […] si trova tra le sue pagine assolutamente a suo agio.[…] . È una poetessa che rimette al mondo le parole, le rigenera, le ricostruisce. Tu, nei suoi versi, incontri parole che già conosci, sensazioni che hai già provato, ambienti che hai visto mille volte; solo che, come fa Mozart con la sua musica, te la legge sul pentagramma e ti sembra tutto lineare, poi l’ascolti ed è l’universo.

Durante la cerimonia per il Nobel,la Szymborska disse: “Essere poeti è un pò imbarazzante”. Infatti nessuno, anche tra i poeti affermati, con profonde bibliografie, si dichiara poeta, preferisce dire: “Sono insegnante, sono professore, sono giornalista. Sono scrittore”, perchè la prosa sembra più seria;  la poesia, in fondo è un po’ imbarazzante, come una perversione. […] “Io non sono riuscita mai a dare risposte, mai. Nelle mie poesie io provo a declinare in mille modi il NON SO.” 

 

Trascrivo di seguito una poesia esemplare del suo modo di poetare. E’ tratta dalla raccolta Due punti, edita in Italia da Adelphi – 2006 a cura di Pietro Marchesani. Si intitola:

Il vecchio professore 

Gli ho chiesto di quei tempi,

quando ancora eravamo giovani,

ingenui, impetuosi, schiocchi, sprovveduti.

E’ rimasto qualcosa, tranne la giovinezza

-mi ha risposto.

Gli ho chiesto se sa ancora di sicuro

cosa sia bene e male per il genere umano.

E’ la più mortifera di tutte le illusioni

-mi ha risposto.

Gli ho chiesto del futuro,

se ancora lo vede luminoso.

Ho letto troppi libri di storia

-mi ha risposto.

Gli ho chiesto della foto,

quella in cornice sulla scrivania.

Erano, sono stati. Fratello, cugino, cognata,

moglie, figlioletta sulle ginocchia,

gatto in braccio alla figlioletta,

e il ciliegio in fiore, e sopra il ciliegio

un uccello non identificato in volo.

-mi ha risposto.

Gli ho chiesto degli amici, se ne ha ancora.

Alcuni miei ex assistenti

che ormai hanno anche loro ex assistenti,

la signora Ludmila, che governa la casa,

qualcuno molto intimo, ma all’estero,

due signore della biblioteca, entrambe sorridenti,

il piccolo Jaś che abita di fronte e Marco Aurelio

-mi ha risposto.

Gli ho chiesto della salute e del suo morale.

Mi vietano caffè, vodka e sigarette,

di portare oggetti e ricordi pesanti.

Devo far finta di non aver sentito

-mi ha risposto.

Gli ho chiesto del giardino e delle sua panchina.

Quando la sera è tersa, osservo il cielo.

Non finisco mai di stupirmi,

tanti punti di vista ci sono lassù

-ma ha risposto.

 

 

L’artico integrale di Alfonso Berardinelli potete trovarlo su:   https://lombradelleparole.wordpress.com

 

 

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