IL TAGLIO DELLE UNGHIE

L’arte di tagliare le unghie

NON PARLIAMO DELLE UNGHIE GLAMOUR, QUELLE VARIOPINTE, FRA GEL E BRILLANTINI- NE’ DI QUELLE FINTE, CHE NON SI POSSONO MANGIARE, NE’ CI SI PUO’ DIFENDERE- POSSONO LE UNGHIE ESSERE UN’OPERA D’ARTE? SI’, MA SOLO NEL TINELLO DI CASA DURANTE UN DELIZIOSO FAI DA TE.

 

Mani e piedi, perché sono così trascutati? Eppure non possiamo farne a meno. E allora, perché ci dimentichiamo che sono dappertutto, in ogni nostro gesto? Stringono, sfiorano, calpestano, battono……

Parliamo mai di unghie? Quando è incarnata o se si è spezzata, poi l’oblio. Ci vergogniamo in po’, forse.

Non parliamo di quelle dei piedi, le più trascurate, forse perché nascoste. Delle dita dei piedi addirittura non ne conosciamo nemmeno il nome, escluso l’alluce. Sembrano i nomi dei sette nani.

Ma per restare alle unghie, nel caso mio è pigrizia, sotto la quale si nasconde sornione il piacere inconfessato di essere manipolato da mia moglie. Dall’estetista è un’altra cosa, il taglio è troppo impersonale. Non aggiunge piacere, libera da un fastidio, rende più presentabili, tutto lì.

Quando mi devo tagliare le unghie dei piedi va ancora meglio che quelle delle mani. Naturalmente vostra moglie deve collaborare, avere una certa predisposizione, essere un poco complice e consapevole che il taglio è un rito, dentro cui stanno parecchie altre cose. Adesso vi dico come avviene.

Una stanza in penombra, silenziosa, un divanetto per due con schienale dritto e seduta dura posto vicino a una finestra, tutto il necessario a portata di mano: forbici professionali e tronchesine rigorosamente di marca, limetta, una bacinella d’acqua calda al bisogno. Io mi colloco alla destra di mia moglie e delicatamente appoggio il piede e parte della caviglia di sbieco sul suo grembo. La preparazione è importante, prendiamoci il tempo che serve, gli indugi giusti, come fa ogni tanto il pittore che si allontana dal quadro per vedere l’effetto.

Rilassate il piede, rilassate le dita, a volte non ce ne accorgiamo ma siamo contratti e ciò rende difficile procedere. Mia moglie lo sa, e mi accarezza il piede, mi sfiora le dita, che come per magia si rilassano, si abbandonano nelle sue mani.

Conviene partire dall’alluce, perché gli altri poi si allineano, in quanto a lunghezza. Si procede da sinistra verso destra (per i mancini va meglio), con decisione ma senza insistenza, lasciando che l’unghia sporga un millimetro o due oltre il bordo della pelle sottostante. Il taglio delle restanti unghie è un poco più laborioso, perché più piccole, un poco nascoste, dalla forma meno netta, vanno un po’ decifrate nella loro consistenza prima di usare la forbice.

Mia moglie è abile, sembra abbia fatto sempre questo mestiere, raramente sento un dolorino, un mordere la pelle, è veloce e leggera contemporaneamente. Ogni tanto si ferma, accarezza il piede, lo allontana un po’ vedendo la curva delle unghie, cavando qualche residuo di pelle o di sporco in punti difficili, proprio come il pittore di prima.

Anche le pellicine che crescono sull’unghia vengo prima inumidite con l’acqua, poi sollevate, spinte delicatamente verso la radice e poi con le tronchesine asportate a piccoli colpi, magari con un soffio finale delizioso e caldo, prima di rimirare l’opera.

Nel frattempo, immerso nel silenzio, sento il suo lento respiro, assaporo il caldo contatto della gamba premuta sul suo seno, mi faccio sotto, e sono contento quando, convinto che abbia finito, invece continua perché ora c’è la fase più delicata, la limatura delle unghie.

Si procede con una panoramica perché tutte abbiano la giusta curvatura e non presentino parti spezzate o fragili che possano poi dare fastidio o rovinare le calze. La limatura può interessare anche l’unghia nella sua lunghezza, se è un poco rugosa o scalfita. Il piede ora è del tutto abbandonato nelle mani di mia moglie e vi starebbe ancora, titillato, vezzeggiato com’è…. e finalmente presentabile.     

 

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