In morte di Sebastiano Vassalli

Un ritratto dello scrittore Sebastiano Vassalli
Un ritratto dello scrittore Sebastiano Vassalli

 

Sebastiano Vassalli ci ha lasciati. Se lui considerava Dino Campana, il poeta maudit di Marradi, suo padre “matto”, io potevo considerare lui il padre di questo blog, un padre non ratificato e arbitrario, ma sempre padre. L’idea di incontrarlo è rimasta tale, e forse è stato meglio così.

“Un nulla pieno di storie” è una frase che raccoglie la sua vita e la sua poetica.

La vita, che volle solitaria, appartata e scontrosa (in apparenza, riferisce chi ha avuto la fortuna di avvicinarlo nel suo eremo monacale, sperduto nella campagna novarese). Né’ volle cambiarla, quando il successo delle sue opere sollecitavano la sua presenza, un’intervista, una apparizione in tv.

La poetica, perché il pessimismo, che pure rendeva disincantato il suo sguardo sul mondo, germinava inaspettatamente sulla pagina sbocchi di passione e slanci vitali insospettabili, anche se dissimulati sotto le sembianze del mito e dell’ironia. Uno scrittore forte, complesso, tormentato. Un uomo lontano dalle luci della ribalta, dalla futile modernità, in cui vedeva solo meschina mediocrità. Poi, questa sua voglia inesauribile di raccontare, non di sé, ma degli altri, e di questi nostri anni scettici e amari. Vassalli apparteneva alla schiera dei grandi affabulatori, degli aedi, anche se sapeva che tutto è già stato scritto.  Pronto a scommettere che, anche l’ultimo degli uomini, aveva una sua storia, che andava raccolta e raccontata, perché rimanesse. Un atto di fiducia, in fondo, e di amore, oltre che di rispetto.

Per ricordarlo, nei prossimi mesi, pubblicherò alcune sue pagine, per risentirne la voce e rimpiangerne l’assenza. Magari pensando, come gli emigranti di una volta, che prima o dopo tornerà di là dal mare.

Lascia un commento

Potrebbe piacerti anche Altri di autore