LA CINA E’ VICINA, ANZI E’ GIA’ IN CASA

LA VISITA DI TRUMP IN CINA PRELUDE ALLA NASCITA DI UN G2 ? -SPARTIZIONE DEL MONDO FRA LE DUE SUPERPOTENZE PRIMA DELLA INEVITABILE RESA DEI CONTI?- NEL FRATTEMPO TRAMP VENDE ARMI, XI SI COMPRA IL DEBITO USA E INSIEME MOSTRANO I MUSCOLI ALLA COREA DEL NORD.

 

Ancora una volta conviene lasciare perdere la politica italiana, penosamente agonizzante, per alzare lo guardo oltre confine, anzi fino alla Cuna del mondo, per capire cosa si prepara per i prossimi 30-50 anni.

Pochi lo fanno da noi, si distinguono Luca Caracciolo con Limes, Marta Dassù con l’Aspenia on-line e il Sole 24 Ore.

Tramp con Xi Jinping e rispettive mogli

Quest’ultimo, venerdì 27 ottobre ha dedicato alla Cina ben tre interessanti articoli, che provo a riassumere per i lettori.

Ne scrivono Michael Spence, Nobel per l’economia e professore alla N.Y. University, Stephen Roach assistente anziano presso la Yale University e il giornalista Gianluca Di Donfrancesco.

Secondo Spence in un prossimo futuro i tecnocrati che hanno contribuito in questi ultimi quattro decenni al miracoloso sviluppo della Cina, nel momento oramai vicino in cui la vecchia generazione cresciuta nel PCC, lascerà il posto alla nuova generazione, prenderanno il netto sopravvento.

Kim Jong-un, dittatore Corea del Nord

Si tratta, secondo Spencer, di quadri “altamente istruiti, esperti e, per la maggior parte, arrivata al successo sulla base dei propri meriti.. pronti  a portare avanti il progresso economico e sociale della Cina con grande abilità e dedizione.”

HAIKOU, Feb. 19, 2016 (Xinhua) –

Il premio Nobel sottolinea però il clima di grande incertezza nel quale dovranno operare. Le sfide che essi avranno davanti sono diverse. Il turnover generazionale coincide, infatti, con una drastica revisione degli obiettivi, che sotto la guida di Xi Jinping, la Cina si è data. Mentre “sotto Deng Xiaoping- il leader che nel 1978 ha dato avvio al radicale processo di riforma e apertura della Cina, l’unico obiettivo politico consisteva nella trasformazione e nella crescita economica interna”- dal 2012 Xi Jiping ha introdotto profonde modifiche. Esse possono così essere riassunte: 1) lotta senza quartiere alla corruzione, molto diffusa nel Partito e nello Stato, Si è trattato di una campagna permanente, giunta a colpire ai più alti livelli. 2) rafforzamento del PCC così epurato, nella convinzione che più che i modelli pluralistici, spesso screditati e poco inclusivi e incapaci di colmare le diseguaglianze, serve un partito unico forte e autorevole, pilastro di stabilità e crescita (la critica ai modelli occidentali è qui palese)3) è il punto questo più visibile in Occidente: la Cina ha spostato la sua attenzione e ha concentrato i suoi sforzi dal mercato interno a quello internazionale, cercando di espandere la sua influenza all’interno dell’economia globale. La presenza della Cina come investitore in Africa e Asia centrale è cresciuta a dismisura, e la Cina, con tassi di crescita del 6/7% annui, si candida a diventare l’economia più forte.

Smog a Pechino

Il 19esimo Congresso nazionale che si è appena tenuto, aperto con un discorso fiume di parecchie ore com’è costume di Xi, segna la consacrazione, anche formale, della figura e del pensiero di Xi Jinping, che entra nella storia cinese al pari di Mao Tse-Tung. L’enorme progetto lanciato al 19° Congresso da XI Jiping e denominato La via della seta, tragitto che parte dal Kazakhstan, per passare poi da Teheran, Istambul, Bielorussia, Polonia, Germania, e arrivare a Rotterdam, prevede investimenti di 1200 miliardi di dollari in 10 anni, destinati alla costruzione di strade, ferrovie, porti, reti elettriche. Un progetto geopolitico che rafforza l’egemonia politica e commerciale di Pechino a scapito degli Stati Uniti.

Alla nuova dirigenza cinese non basta più l’obiettivo della costruzione di una società modernamente prospera. Occorre che lo sviluppo sia sempre più stabile, meno diseguale e scoordinato, altrimenti nel lungo periodo diventa insostenibile. In questa visione strategica i problemi che occorrerà risolvere sono stati individuati dal congresso principalmente nella frizione fra Stato e mercato sull’allocazione delle risorse. Non sempre il ruolo decisivo dei mercati e la proprietà statale sono compatibili: la proprietà mista non funziona come dovrebbe nella competizione globale. Occorre poi risolvere una seconda frizione, quella fra domanda e offerta, migliorando quest’ultima con maggiore produttività ed innovazione. Il terzo problema nasce, infine, dalla arretratezza dei servizi, ancora embrionali e dai consumi interni, inferiore al 40% del PIL.

Parecchi osservatori mettono da tempo in dubbio l’autenticità dei dati sulla crescita economica e li ritengono manipolati dalle autorità centrali. Sui giornali occidentali escono articoli che parlano di sprechi faraonici, città edificate nella steppa mongolica e completamente vuote di abitanti. Molti osservatori economici continuano a chiedersi fino quanto reggerà il sistema cinese. Di recente ha colpito sfavorevolmente a notizia della provincia di Liaoning, dove le autorità hanno tenuto in vita decine di imprese zombie, per ricevere sussidi con la copertura dei politici locali. I quali in cambio chiedevano loro di emettere false fatture in modo da gonfiate i dati sulle entrate fiscali. Ma queste sono cose che in Occidente conosciamo bene.

Lo slancio della Cina, nonostante questi squilibri, non si ferma. IL grande paese asiatico oramai lanciato nel panorama economico e geopolitico non teme il modello capitalistico nè gli USA, che di tale modello sono stati da sempre avanguardia e potenza egemone.

La visita di questi giorni di Trump ne è la palese dimostrazione. “Per la prima volta la Cina non è in una posizione di sudditanza nei confronti dell’America”, ha detto al New York Times Yan Xuetong, professore all’Università Tsinghua. E mentre Xi è al massimo della sua potenza, “Trump rappresenta soltanto se stesso”. La sfida è aperta.

 

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