La lingua di legno (a proposito delle legge contro l’omofobia)

 

Il Foglio ha ospitato tempo addietro un’intervista a Scruton. Il filosofo sostiene che la manipolazione della verità passa attraverso la distorsione del linguaggio, come nell’opera di Orwell, sotto il nome di “Neolingua”. “La neolingua interviene ogni volta che il proposito principale della lingua, che è di descrivere la realtà, venga sostituito dall’intento opposto: l’affermazione del potere sopra di essa. Qui l’atto linguistico fondamentale solo superficialmente coincide con la grammatica assertiva.

Rober Scruton
Rober Scruton

Le frasi della neolingua suonano come asserzioni in cui la sola logica sottostante è quella della formula magica: mostrano il trionfo delle parole sulle cose, la futilità dell’argomentazione razionale e il pericolo di resistere all’incantesimo. Come conseguenza, la neolingua ha sviluppato una sua speciale sintassi che, sebbene strettamente connessa a quella normalmente usata nelle descrizioni ordinarie, evita accuratamente anche solo di sfiorare la realtà o di confrontarsi con la logica dell’argomentazione razionale. E’ quello che Françoise Thom ha cercato di illustrare nel suo studio, ‘La langue de bois’ (la lingua di legno). Alcune delle peculiarità sintattiche sono state messe in rilievo da Thom: l’uso di sostantivi al posto di verbi diretti; la preferenza della forma passiva e della costruzione impersonale; l’uso di comparativi al posto di predicati; l’onnipresenza del modo imperativo”.

Con la legge sulla omofobia, dice Scruton, “si tratta di instillare nella mente del pubblico l’idea di una forza maligna che pervade tutta l’Europa, albergando nei cuori e nella testa della gente che può essere ignara delle sue macchinazioni e dirottando sul sentiero del peccato anche il progetto più innocente. La neolingua nega la realtà e la indurisce, trasformandola in un qualcosa di estraneo e resistente, un qualcosa ‘contro cui lottare’ e che deve ‘essere vinto’. Il linguaggio comune riscalda e ammorbidisce; la neolingua raggela e indurisce. Il discorso comune genera, con le sue stesse risorse, i concetti che la neolingua proibisce: corretto-scorretto; giusto-ingiusto; onesto-disonesto; tuo-mio”.

Francoise Thom
Francoise Thom

Questa neolingua non è altro che il rispecchiamento di un certo modo di pensare, che a volte arriva a surreali conclusioni, fino a vedere (com’è successo mesi addietro per bocca della ineffabile Laura Boldrini, la presidente della Camera) in una madre che serve a tavola la cena alla sua famigliola, un atto di discriminazione intollerabile verso la donna(?!)

Proprio sul tema di come sia difficile per molti cogitare in autonomia e realismo, ritrovo un articolo di Armando Massarenti sul Sole 34 Ore del 15 settembre 2013. Egli parte dal commento di un vecchio libro di Alberto Savinio dal titolo Sorte dell’Europa. In esso, Savinio, rimprovera agli italiani un “analfabetismo funzionale” che fa sì che le persone, anche quando sono coltissime e col cervello zeppo di nozioni, sono spesso senza mancanza di pensiero e giudizio, perché le semplici cognizioni non bastano se non sono “guide del giudizio”. Scriveva Savinio parole ancora oggi attuali: “

Alberto Savinio col fratello Giorgio De Chirico
Alberto Savinio col fratello Giorgio De Chirico

mi fa paura l’inerzia dello strumento pensante e giudicante, e il numero spaventosamente grande degli uomini che non pensano né giudicano con la propria testa, ma per ispirazione, imposizione.. di un capo, di un superiore, di un sacerdote, di un mago. Queste persone “credono più facilmente il falso dal vero” , “accettano con maggiore fiducia l’assurdo e l’inverosimile” E conclude amaramente constatando che il liberalismo e l’illuminismo in costoro non hanno mai attecchito. Né allora né ora, evidentemente.

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