MIGRANTI O MERCE?

IL FALSO PROBLEMA DELLE ONG E LE INEDITE CARATTERISTICHE DEL FLUSSO DI MIGRANTI SULLE NOSTRE COSTE- MA SALVINI NON S’E’ ACCORTO CHE DI QUESTO PASSO ARRIVEREMO AI MIGRANTI FORZATI?– GLI APPETITI ECONOMICI DELLA CRIMINALITA’ ORGANIZZATA CHE SA CHE IN AFRICA UN MIGRANTE E’ SOLO CARNE DA MACELLO, IN EUROPA MERCE DI VALORE- COSI’ LA PENSA GEPPETTO.

 

La crisi dovuta agli immigrati è ancora la grande incompresa della politica, in Italia e in Europa? Si direbbe di sì.

Una cosa è certa: ci siamo resi conto tardi e male delle caratteristiche del problema, abbiamo continuato a parlare di emergenza, a sproposito e a dispetto della logica. Nel frattempo, le cose sono cambiate sotto i nostri occhi e non ce ne siamo accorti. Almeno se prendiamo per buone le dichiarazione dei politici nostrani ed europei e le poche cose che riescono a fare. Tutto dimostra che continuiamo a capirci poco del fenomeno, complice anche una stampa incapace di una vera analisi, se non fungere da cassa di risonanza.

 

C’è invece qualcuno che il fenomeno pare averlo capito assai bene, e lo sta sfruttando alla grande e con parecchio lucro. E che è intenzionato a farlo durare ancora parecchio.

Campo migranti di Choucha, Tunisia 2014, foto di Samuel Gratacap

Questo alcuno ha il volto vecchio di sempre, ma il metodo è ancora più efficace, pervasivo, ramificato, manageriale. Anche fra la delinquenza (chiamatela come volete, ogni etichetta va bene: mafia, ‘ndrangheta, affaristi, speculatori, capi tribù, funzionari corrotti, trafficanti vari è la stessa cosa ) sta facendosi largo una nuova generazione, più acculturata, che “spicca” l’inglese, fa i week-end a Monaco, guarda verso i paesi emergenti, parla e si muove come business-man.  Non mancano, come sempre, i complici, magari comprimari locali, certamente meno pretenziosi, e qualche anima bella (quelle non mancano mai), e perchè no qualche strenuo e solitario idealista, assolutamente in buona fede (lo dico con convinzione), pronto a lasciare famiglia e a rinunciare alle ferie per solcare i mari dove gli sventurati migranti si avventurano.

Un amico che porta le stellette e che viaggia in missione per il mondo, durante un caffè, mi dice:”La gente non si fa le domande giuste sul problema. Solo all’inizio l’emigrazione era alimentata dalle guerre, dalla fame, dalle violenze. Spinti dalla disperazione i migranti andavano, pagavano gli scafisti, poi una volta sbarcati si dileguavano come fantasmi fra Italia, Francia, Germania o più sù. Quando non finivano prima in galera o a poltrire nei centri di identificazione per mesi. Ho letto che per un sbarco gli scafisti chiederebbero migliaia di dollari. Ma quando mai li hanno visti tanti soldi quei disgraziati? Qualcosa non torna. Chiedersi, come fa Salvini, chi finanzia le navi umanitarie e se i soccorritori hanno legami con i trafficanti non sono le domande giuste. Qualcuno ci speculerà pure, ma non credo le ong, comunque non sta lì la radice del problema.

Quali ong operano nel Mediterraneo

Al momento sono 5 le ong dotate di navi, più o meno grandi, per il salvataggio in mare dei migranti che tentano di arrivare dalla Libia all’Europa. Si tratta della ong spagnola Proactiva open arms, della Sea Watch, delle ong Sos Mediteranee e Medici senza frontiere, che gestiscono insieme la nave Aquarius, e poi Sea-eye e Mission Lifeline.

 

Diceva giorni fa il comandante della nave Astral della Proactiva Open Arms:  “Decine di volte ho ripetuto le stesse cose, siamo coordinati dalla guardia costiera italiana, eseguiamo gli ordini della guardia costiera italiana. Ora però non è più così, la guardia costiera italiana ha passato ai libici il coordinamento di quel tratto di mare, ma i libici non hanno abbastanza mezzi per prestare soccorso e controllare una zona di mare tanto vasta; inoltre la Libia non può essere considerata un posto sicuro in cui sbarcare i migranti, perché non ha sottoscritto alcune convenzioni marittime internazionali e perché nel paese sono state documentate violazioni gravi e sistematiche dei diritti umani, come la compravendita di esseri umani e la tortura.”

Campo migranti Choucha, Tunisia,2014. Foto di Samuel Gratacap.

Dico che Salvini non si fa le domande giuste (e se pensa di fermare tutto fermando le ong sbaglia di grosso) per questa considerazione: ll flusso migratorio dall’Africa in Europa è ormai un business troppo grande e ha attirato la voracità di criminali internazionali che hanno capito prima e meglio che affare poteva diventare, tanto che hanno spostato l’attenzione dai soliti traffici di armi, smercio della droga, prostituzione, tanto quelli vanno per conto loro e alla grande. Le navi delle ong non c’entrano, nè la loro presenza ha aumentato i flussi.

Nel 2011 la Commissione globale per le politiche sulle droghe in Italia, ha documentato che il consumo annuale e “la scala globale dei mercati di droga illegale, ampiamente controllati dal crimine organizzato […] è nei fatti cresciuto in modo spettacolare. Proprio a causa di questa crescita vertiginosa, lo scenario attuale è in costante evoluzione: le organizzazioni criminali si ramificano sempre più, Internet sta cambiando in profondità il mercato, e la destabilizzazione geopolitica di alcune aree comporta la creazione di nuove rotte e di nuove opportunità. (stima 12 miliardi di euro ogni anno)

Nelle prime pagine della relazione annuale sullo stato delle tossicodipendenze, presentata al Parlamento nel settembre del 2015, si può leggere che l’Italia “grazie alla sua baricentrica posizione nel Mar Mediterraneo” e ai suoi 8mila chilometri di coste rappresenta “una delle principali porte d’accesso delle droghe al vecchio continente,” il quale è “ancora oggi il primo mercato mondiale di consumo dell’eroina e il secondo, dopo il Nord America, della cocaina.”

 

Tutto fa pensare- continua l’amico stellato- che le organizzazioni criminali, che hanno messo le mani sul traffico migratorio, si siano organizzate lungo tutta la filiera, stringendo accordi con i soggetti interessati al business. La filiera, in parte clandestina, in parte sommersa, ben ramificata e protetta da complicità, va dalla raccolta di questi disperati, alla detenzione pre imbarco, all’imbarco. Prosegue, in forme diverse e ibride, anche nella fase di accoglienza nei vari centri per migranti in Italia? Viene più di un sospetto. Salvini, controlla questi centri e chi li gestisce, distinguendo gli onesti da chi ci fa la cresta e non rispetta gli standards? Si è posto il problema di come stroncare le evidenti diramazioni verso il caporalato, le criminalità locali che regolano prostituzione, droga, accattonaggio, ecc? Sono rapporti intricati, difficili decifrare, da documentare a livello di prova processuale, ma che non possono non esserci. Illegalità, irregolarità, lavoro sommerso, evasione delle tasse, distrazione dei fondi pubblici sono fenomeni contugui. Si muovono sotto un’unica regia? Queste sono le domande giuste. E lì che bisognerebbe colpire. Altrimenti si potrebbe arrivare al paradoso dei migranti “forzati” loro malgrado, perchè, se in Africa sono considerati solo carne da macello, in Europa invece merce di valore.


Centro migranti Zawiya, Libia, foto di Samuel Gratacap

Conclude l’amico: ” Perchè non costituire un nucleo centrale interministeriale, composto da polizia, carabinieri, esercito, guardia costiera, magistrati e alti fuzionari con queste competenze e per questi scopi? Come ministro dell’interno Salvini ne avrebbe le competenze politiche.Coordinato efficacemennte tale nucleo potrebbe combattere il fenomeno, ma soprattutto capirlo e portare alla luce la sua reale natura. Qualche proclama in meno e lavoro in più, magari non porteranno subito voti, ma restituirebbero fiducia agli italiani, anzichè farli smarrire per la paura di un fenomeno misconosciuto.

In copertina: Centro di detenzione Zawiya, Libia-2014 . Foto Samuel Gratacap

 

 

 

 

 

 

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