Nellobello

Adone e Venere
Adone e Venere

Quando interveniva non suscitata brividi nell’uditorio, però si presentava bene. Erano i tempi in cui i partiti erano il setaccio della società civile, ma funzionavano al contrario: quello che rimaneva non era quasi mai lo scarto. Non aveva idee originali, e le sue frasi scolorivano, prive com’erano della spinta che solo la passione delle idee sa dare, ma si faceva ascoltare. Anche se non avvinceva né convinceva, e si intuiva che le idee che esprimeva erano d’occasione, pronte a mutare, dileguandosi, come una lucertola fra le crepe di un muro. Forse per questo noi non lo prendemmo mai troppo sul serio e lo chiamavamo Nellobello. Perché di nome faceva Nello e poi era bello. Tutto nella media, ma messo bene, sguardo, atteggiamento, voce impostata, i bei capelli con il ciuffo ribelle che gli scendeva sulla fronte. Insomma, alle donne piaceva e un po’ si piaceva anche lui.

Ci pensavo oggi, se evessi potuto scegliere se essere un Adone o un Einstein. Credo che la bellezza degli altri susciti una innata avversione. Possiamo accettarla di solito, solo se è accompagnata da un difetto vistoso, una lacuna, una mancanza. Che so, una voce sgangherata, dei modi volgari, la bassa statura, la gambe storte. La bellezza implica l’espiazione di qualcosa, una congrua compensazione, se no sentiamo che è ingiusta. Questo vale sia per gli uomini che per le donne. Ecco perché, accettare che uno/a sia contemporaneamente bello/a e intelligente è difficile. Per Nellobello era così, tutti pronti a dire che era un figo, ma in quanto a perspicacia……

Ma in che rapporto stanno bellezza e intelligenza? Perché è così difficile la loro coesistenza in un’unica persona? Cominciamo col dire che la bellezza è lì, ostentata col suo solo apparire, un dato di fatto che prescinde, una volta accolta non è più messa in discussione, se non dopo parecchio tempo, magari guardando vecchie fotografie ingiallite. La bellezza non è mai un merito, ma poiché essa è tentatrice e attrae, può essere indizio di debolezza d’animo se non addirittura di inclinazione al vizio. Da parte sua, l’intelligenza ha i difetti seri di chi aspira alla virtù: può essere rivolta al bene o al male, ma in ogni caso deve essere dimostrata ogni volta, avendo attributi reconditi e impalpabili. Per cui possiamo dedurre che intelligenza e bellezza possono coesistere, pur essendo impropriamente considerate l’una una virtù e la seconda un vizio. Ma dove c’è bellezza di solito non siamo disposti a riconoscere tanto spazio alla difficile arte dell’intelligenza, quindi la bellezza finisce per predominare, catturando i nostri sensi. Non è sempre così: conosciamo casi di unioni salde e feconde basate più sulla attrazione e sul fascino della intelligenza che non sulla fugace bellezza del corpo. Ma sono casi rari, in cui di solito una delle parti è dominante e l’altra appagata nella sottomissione.

Ma per tornare a Nellobello, col passare degli anni, qualche appesantimento, qualche nottataccia lo avevano un po’ stropicciato. La sua parabola di piacione politico sembrava alla fine, quando si diffuse la voce che era indagato per un affare di tangenti con alcuni grossi industriali che si occupavano di rifiuti. Era entrato nel giro grosso, si diceva nei bar, e le sue quotazioni segnarono un impetuoso rialzo. Dunque non era solo un utile idiota, come si diceva. L’avviso di garanzia era proprio ciò che gli mancava nel suo catalogo fatto solo di affari di letto e di corna.

Lascia un commento

Potrebbe piacerti anche Altri di autore