Ordinaria ingiustizia

Luigi Amicone
Luigi Amicone

Caro direttore, ci occupammo su Tempi di un altro caso pazzesco di presunta “pedofilia” di massa. Usando il semplice buon senso, arrivammo allora ad attaccare la mostruosità di un intreccio di pubblici ministeri e pubblici assistenti, psicologi, funzionari sociali, che sulla base delle “rivelazioni” di una bambina suggestionata dai fantasmi degli stessi inquirenti, stava producendo un disastro le cui dimensioni si possono cogliere solo ora, dopo che a sedici anni dai fatti – 16 anni! – una sentenza DELLA CASSAZIONE ha mandato DEFINITIVAMENTE assolti DUE CONIUGI ACCUSATI CON decine di mamme, papà, preti di pedofilìa e riti satanisti. Come ha rendicontato Avvenire, la principale “testimone” dell’accusa (allora aveva 8 anni ed era già in cura per problemi psichici) raccontava di orde di pedofili che si aggiravano tra Finale Emilia e Mirandola, dediti a orge, profanazione di cimiteri, riti satanici, decapitazioni di bambini. A capo di questa banda (che secondo gli accusatori gettava nel fiume Panaro i corpi delle vittime e il Panaro fu dragato per la modica spesa di 280 milioni di lire ma niente vittime) le inchieste elessero un prete che venne arrestato e che morì d’infarto ai domiciliari. Si chiamava don Giorgio Govoni. Non ci fu allora niente da fare. Repubblica e gli altri giornaloni si scatenarono a rimorchio degli inquirenti: una ventina di adulti e sette preti vennero inquisiti, decine di bambini vennero sottratti a forza e allontanati per sempre dalle rispettive famiglie. A Lorena e Delfino Cavazzi i magistrati portarono via quattro figli. Non li hanno più rivisti. Delfino è morto di crepacuore come don Giorgio. Come di crepacuore sono morte altre sei persone coinvolte in questa strage per via giudiziaria. Mamma Lorena è riuscita a scappare in Francia, dove ha partorito il suo quinto e ormai unico bambino. Altri bambini che furono allora sottratti alle famiglie non conoscono i loro genitori.

Adesso io chiedo, dopo 16 anni di un massacro del genere, cosa meriterebbero magistrati, assistenti sociali, psicologi? Bisognerebbe fargli solo causa civile o passarli per le armi? E cosa dobbiamo fare con questa merda di circuito mediatico-giudiziario italiano che lascia per strada gogne e condanne sommarie sparate in prima pagina, cadaveri di accusati e trafiletti di sentenze assolutorie che arrivano dopo decenni? Cosa dobbiamo fare di quelle merde di teledenunciatori usi ad abusare di tanta merda filtrata dalle procure? Cosa dobbiamo fare del nostro sistema di giustizia-informazione, se non separare con l’accetta le procure dai giornali, alzare muri e piazzare cecchini di guardia a chi si azzarda a far circolare verbali, carte, intercettazioni dell’accusa, prima che i processi siano arrivati a sentenza? Se Renzi aprisse finalmente quella porta e finalmente decidesse di andare a vedere con squadroni di penalisti  di chiara fama cosa c’è dietro quella porta di tante procure italiane, è sicuro che conosceremmo finalmente nomi e cognomi di magistrati e di giornalisti che sono stati e sono i protagonisti di quella P1 che ha messo nella merda tante persone, pezzi di società e l’intero sistema-Italia.

Luigi Amicone Il Foglio 5.12.2014

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