SAMMY SHEPARD

L’ AMERICA DI SAM SHEPARD E’ UN BAR DI COWBOY E SUL BANCONE C’E’ UNA BOTTIGLIA DI TEQUILA CHE NON FINISE MAI, COME LA NOTTE- È un motel nel deserto popolato da fantasmi dove il tempo non esiste e il passato non può passare perché lo portiamo sulle nostre spalle, come un fardello che nessuno riuscirà mai a sollevare per liberarci. 

 

sam shepard patti smith
SamShepard con Patty Smith

L’ America di Sam Shepard è un bar di cowboy e sul bancone c’ è una bottiglia di tequila che non finisce mai, come la notte. È un motel nel deserto popolato da fantasmi dove il tempo non esiste e il passato non può passare perché lo portiamo sulle nostre spalle, come un fardello che nessuno riuscirà mai a sollevare per liberarci. Il drammaturgo, attore e sceneggiatore americano, è nell’agosto scorso nel Kentucky per le conseguenze della sclerosi laterale amiotrofica: aveva 73 anni.

 

Il fantasma che non l’ ha lasciato, fino all’ ultimo, è stato quello di suo padre Samuel Shepard Rogers jr: pilota di bombardiere durante la guerra, alcolista dai violentissimi scatti d’ ira che terrorizzava la famiglia per poi scomparire – giorni, a volte settimane – e tornava come se nulla fosse accaduto.

Il padre dal quale cercò di scappare cambiando tutto, anche il nome (Samuel Shepard Rogers IV) finché, come ammise negli anni della vecchiaia, una bottiglia di tequila fece riapparire quel fantasma. «Stai proprio diventando come il tuo vecchio», lo sfotteva un amico in un documentario, Shepard & Dark : lo sguardo con cui lo fulminò diceva tutto.

sam shepard jessica lange
Sam con Jessica Lange

I drammi più importanti della sua carriera – Il bambino sepolto che vinse il Pulitzer 1979, Vero West , Pazzo d’ amore , Menzogne della mente – hanno l’ economia dei mezzi di Hemingway e la profondità dei fini di un tragico greco; Shepard è uno di quei drammaturghi che gli attori pagherebbero pur di interpretare (i suoi protagonisti in teatro sono stati Ed Harris, Tommy Lee Jones, Philip Seymour Hoffman, Mark Rylance, Dennis Quaid, Ian Charleson; in Italia ebbe negli anni Ottanta un ruolo meritorio Luca Barbareschi, che di Shepard, come di Mamet, diffuse con passione l’ opera).

A Hollywood trovò la fama popolare, una nomination all’ Oscar (per Uomini veri : era la leggenda dell’ aviazione Chuck Yeager, il pilota che disse no al programma spaziale della Nasa perché lui voleva pilotare, non essere sparato in orbita dagli ingegneri), la compagna di quasi un trentennio (Jessica Lange che gli ha dato due figli), la possibilità di interpretare da protagonista un capolavoro ( I giorni del cielo di Terrence Malick) e una lunga serie di ruoli secondari che gli garantirono una fonte di reddito sicura, per scrivere in pace (da Black Hawk Down a Il rapporto Pelican : le lunghe pause sul set erano, tra l’ altro, uno dei momenti preferiti per scrivere).

sam shepard in bloodline

Un regista intelligente come Michael Almereyda scelse Shepard – che di spettri paterni ne sapeva più di tutti – per interpretare il fantasma in un Amleto moderno con Ethan Hawke.

Guardava alla fama con la diffidenza di chi ha capito che a Hollywood e a New York non c’ era niente di interessante, per lui, oltre a non esserci i cavalli – nel suo ranch ogni giorno, all’ alba, era in sella: una forma di terapia.

A New York visse da ragazzo, quando scriveva Zabriskie Point per Antonioni e viveva con Patti Smith: resta di quel periodo il dramma Cowboy Mouth, che lui e Smith interpretarono insieme. Nelle foto lui ha i capelli lunghi ed è bello come un angelo del West, lei ha la maglietta stracciata e i pantaloni stracciati e il pallore da futura rockstar-poetessa.

sam shepardEra laconico come i suoi personaggi: «Non lo definirei un allegrone o un compagnone, ma tutti abbiamo il nostro lato oscuro e lui almeno lo affronta con senso dello humour», disse di lui Jessica Lange, l’ unica persona al mondo che lo chiamava «Sammy».

Rilasciava poche interviste e sempre malvolentieri perché «non sono dialoghi, sono domande e risposte». Una sventurata collega inglese, per il « Guardian », gli chiese qualche anno fa sul pronti-via «quanto tempo abbiamo?» e lui la gelò: «Dipende dalle domande».

Era, come scrive Patti Smith nella prefazione di uno dei libri di narrativa più belli scritto da Shepard, The One Inside (che l’ anno prossimo verrà tradotto in Italia da La nave di Teseo), «un solitario che non vorrebbe stare da solo». Scelse la sola via praticabile: la compagnia dei suoi personaggi. Il passato che non passa perché i nostri segreti – letteralmente nel finale de Il bambino sepolto – sono destinati a essere riesumati, magari in una notte di pioggia.

Dai critici americani ha ricevuto rispetto e il Pulitzer – inevitabile, con quel talento – ma gli restituirono in abbondanza la diffidenza con la quale lui li trattava: al più grande autore tragico dell’ America del suo tempo affibbiarono la (pericolosa) etichetta di «scrittore del West», che in codice significa meno bravo di quelli di città, possibilmente dell’ Est (lui tra l’ altro non era del West ma del Midwest, nacque in Illinois).

sam shepard jessica langeDiffidenza acuita dalle sue escursioni hollywoodiane. Con le università americane il rapporto fu difficoltoso per i contenuti poco in linea con la tendenza multiculturale, inclusiva e intersezionale dell’ ultimo trentennio, dalla quale lui era lontanissimo. In Europa ebbe miglior sorte con i critici, e tanti riconoscimenti ma gli sfuggì il premio più grande: Eugene O’ Neill resta l’ unico drammaturgo americano ad aver vinto il Nobel.

«Odio i finali – spiegò alla “Paris Review” in una “intervista-dialogo” da incorniciare – Li detesto. Gli inizi sono di sicuro la cosa più appassionante, la metà mi lascia perplesso e i finali sono un disastro. La tentazione di trovare una risoluzione per tutto, impacchettare la pièce per bene, mi è sempre sembrata una trappola terribile. Perché non essere più onesti? I finali più autentici sono quelli che vanno verso un altro inizio. Ecco dove sta il genio».

Lascia, con la sua bibliografia straordinaria, storie di fantasmi, di famiglie infernali dalle quali non è possibile staccarsi perché le portiamo dentro, nel sangue, come una malattia incurabile. Incipit carichi di presagi come un cielo nero che non promette niente di buono e finali – meno male che li odiava – impossibili da dimenticare.

famiglia shepard langeAlzi la mano chi, in teatro, negli ultimi secondi prima che si spegnessero le luci su Pazzo d’ amore non ha creduto di vedere, sul muro, la fotografia «della donna dei miei sogni», la moglie portata al suicidio da un altro dei padri infernali di Shepard. Secondo le istruzioni del drammaturgo la fotografia, come il muro, non c’ è. Ma il padre la indica, nel buio, e ci sembra di vederla: «È mia. Tutta mia. Per sempre».

 

L’attore e regista Sam Shepard è morto il 30 luglio nella sua casa in Kentucky. Premio Pulitzer nel 1979 per la commedia Buried Child, Shepard aveva 73 anni. Nel 1978 il debutto al cinema con “I giorni del cielo” di Terrence Malick, interpretazione che gli vale una nomination all’Oscar come migliore attore non protagonista.

Poi appare in “Crimini del cuore” (1986) di Bruce Beresford, dove incontra l’attrice Jessica Lange, che diventerà la sua compagna nella vita. Tra le sue interpretazioni, “Il rapporto Pelican” (1993), di Alan J. Pakula a fianco di Julia Roberts e Denzel Washington, “Codice: Swordfish” (2001) di Dominic Sena, con John Travolta, “Black Hawk Down” (2001) di Ridley Scott.

   E’ stato sposato con l’attrice O-Lan Jones, da cui ha avuto un figlio, Jesse, ed è stato legato anche a Patti Smith.

Articolo di Marco Giusti per Dagospia

 

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E’ così. Pure Sam Shepard, grande commediografo, sceneggiatore e attore americano se ne va a 73 anni. Basterebbe la sua sceneggiatura per Paris, Texas di Wim Wenders o la sua interpretazione in Uomini veri di Philip Kaufman per farcelo amare. Ma ha fatto davvero molto di più.

Sam Shepard Jessica LangeAnche se cosa si può dire di uno che a 30 anni aveva già visto rappresentate 30 sue commedie a New York e aveva già un nome leggendario? Nasce a Fort Sheridan, nell’Illinois, da madre insegnante e da padre ufficiale dell’esercito. Cresce a Los Angeles. Suona la batteria per ben due gruppi rock, gli “Holy Modal Rounders” e “Lothar and the Hand People”. Partecipa alla sceneggiatura di Zabrieskie Point di Michelangelo Antonioni e a Oh, Calcutta alla fine degli anni ’60.

Esordisce come attore in Brand X di Wil Chamberlain con Taylor Mead e Allen Ginsberg, opera underground introvabile dove tutto ruota attorno al fatto che Andy Warhol non aveva pagato Taylor Mead per un lavoro e il suo amico Wil Chamberlain ci fa un film sopra.

Sam Shepard

E esordisce come sceneggiatore assieme a Robert Frank e al grande Allen Ginsberg nel capolavoro undergound Me and My Brother dello stesso Frank nel 1969. Scrive e recita assieme a Patti Smith una commedia nel 1971, “Cowboy Mouth”. Per tre anni, dal 1971 al 1973, vive a Londra. Quando torna è ormai una star della scena teatrale americana. Scrive e partecipa al tour di Bob Dylan che confluirà nel film-fiume Renaldo and Clara. Per Dylan scriverà anche parte di una canzone, Brownsville Girl.

Nel 1979 vince il Pulitzer per il teatro con Buried Child, verrà candidato anche per due delle sue commedie più note, True West e Fool for Love. Al cinema fa il suo vero esordio in I cancelli del cielo di Terrence Malick e era molto, molto più simpatico di Richard Gere. Poi lo troviamo nel 1982 in Frances di Graeme Clifford con Jessica Lange. Si metteranno subito assieme e avranno tre figli, anche se si lasceranno nel 2009.

Philip Kaufman lo vuole come Chuck Yeager in Uomini veri, il film dedicati agli eroi dello spazio americani. Robert Altman lo chiama assieme a Kim Basinger per la sua versione di Follia d’amore, tratta dalla commedia dello stesso Shepard. Purtroppo non è il capolavoro immaginato e neanche una dei migliori film di Altman, ma Shepard e la Basinger insieme sono magnifici.

Da lì in poi lo troveremo ancora in molti film, ma mai da protagonista. Anche se appare in film diretti da attori, come Billy Bob Thronton, Sean Penn, dove risulta particolarmente in linea con l’operazione. E’ notevole in Blackhawk Dawn di Ridley Scott e nel Jesse James ultra-cool di Andrew Dominick con Brad Pitt protagonista dove interpreta suo fratello Frank.

Diane Keaton e Sam Shepard
Diane Keaton con Sam Shepard

Grande anche in due film di Jeff Nichols, Mud e Midnight Special, e in Osage County come marito suicida di Meryl Streep. Non sempre è riuscito al cinema a ripetere il successo che aveva avuto a teatro, ma certo ha lasciato un’impronta massiccia sia come attore, dove non è mai stato banale o mercenario, sia come ispiratore di ambientazioni e di personaggi. Molti registi e molti sceneggiatori hanno con lui un debito davvero forte.

Articolo di Matteo Persivale per il Corriere della Sera

 

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