STAI SERENO, ROTTAMATORE

ASSALTO ALLA INFORMAZIONE: DA UN PARTE DE BENEDETTI, DALL’ALTRA AVANZA URBANO CAIRO. MEDIASET IN SURPLACE. RENZI, SENZA FARE FERITI, CONQUISTA LA RAI NELL’ILLUSIONE CHE GLI PORTI I VOTI CHE GLI MANCANO. LA LEOPOLDA E’ MORTA E SEPOLTA, ORA SI FA SUL SERIO. FRA PROMESSE, TWITTER, NANI E BALLERINE SI CONSUMA LA PARABOLA DEL FU ROTTAMATORE.

 

Geppetto

 

Articolo di Geppetto per Ninconanco

 

Renzi sta prendendo troppo sottogamba la questione RAI. Sarà perché deve grattarsi la rognosa questione del Monte dei Paschi, la senese più antica banca al mondo, parecchio malconcia dopo la cura del suo partito e di un tal Mussari, ai bei tempi dello scialo, quando il sunnominato rivestiva la carica di capo dei banchieri italiani (sic!). Se le bugie hanno le gambe corte, più lunga è la memoria degli italiani, ahimè per Renzi. Nel programma del PD leopoldiano si leggeva: «La grande scommessa è quella di provare a cambiare non soltanto le facce di chi sta lì da 30 anni, ma anche di provare a cambiare le idee e portare speranza» Bene, anzi benissimo! Ma poi? Prendiamo la RAI, perché l’informazione è la ciccia di ogni sistema democratico. Non a caso un autocrate come Erdogan, dopo lo pseudo golpe turco, ha fatto piazza pulita nella redazioni di giornali e tv.

Matteo Renzi, segretario PD e premier
Matteo Renzi, segretario PD e premier

In Italia il sistema è duale: “servizio pubblico” da una parte, monopolio privato in mano a Mediaset. Da poco si è affacciato Cairo, che in termini di audience è marginale. La legge Gasparri, col suo gioco di prestigio compromissorio su frequenze e budget pubblicitari, ha consolidato tale sistema.

Sul tema televisioni Renzi, pur confermando la necessità di un servizio pubblico, aveva allettato molti prefigurando la secca alternativa fra canone o pubblicità, oltre alla riduzione delle reti pubbliche a favore del mercato.

Con la penuria di soldi che lo Stato ha e il malloppo del debito pubblico sul groppone, non mi sembravano le sue cattive idee: più soldi per le politiche del lavoro, per pagare meglio gli insegnanti, per l’assistenza di poveri e malati cronici. Un programma di “sinistra” per dirla alla Civati. Inoltre, le reti, se cedute con oculatezza, potevano innescare un maggiore pluralismo a tutto vantaggio della concorrenza e della qualità.

Per tale programma avrei messo da parte la mia obiezione di fondo, cioè a che serve il servizio pubblico televisivo in una democrazia parlamentare avanzata? Poteva andare bene nel regime sovietico, ma oggi?

Oggi lo Stato deve (dovrebbe) fare una sola cosa: il regolatore, per evitare abusi, senza impicciarsi di più. Magari con l’autority che già esiste.

opr - Fotografo: opr

Qual è il risultato della riforma leopoldina? Se non paghi la tassa più odiata dagli italiani vai in penale (!) ti spengono la luce e ti sguinzagliano dietro Equitalia. La pubblicità imperversa peggio di prima e per vedere la fine di un film devi fare le ore piccole, fra sbuffi e cristonate. Il CdA Rai è ancora più lottizzato e dipendente dai partiti, strapaghiamo persone senza incarichi, mentre ne assumiamo di nuove “fedeli alla causa”, le “consulenze” agli amici sono una greppia vergognosa. Tutto ciò mentre l’Istat ci dice che 4 milioni e mezzo di italiani sono sotto la soglia della povertà! Una controriforma gabbata per buona, amen. Tutto annegato nell’euforia vacanziera? 

carosello - fotografo: carosello

Antonio Campo Dall'Orto
Antonio Campo Dall’Orto

La RAI, con quasi 12 mila dipendenti (votanti e con famiglia), di cui 550 (!) dirigenti, ha più personale di tutte le altre tv messe insieme. E’ una struttura elefantiaca, dove tutto è triplicato secondo la magica ripartizione partitica, eredità della prima repubblica (Renzi, a proposito di rottamare, non dimentichi nulla?!). Nove sono i centri di produzione Rai, 21 le sedi regionali (misteriose entità che spuntano a mezzodì e verso sera, come le lumache quando piove, per i tg regionali con la cronaca della sagra del paese), 8 sono le testate giornalistiche (un miracolo paragonabile per fantasia alla moltiplicazione dei pani e dei pesci). Gubitosi, ex d.g. voleva poereto accorparle: l’hanno cacciato via subito! Ah, no!, qualcosa hanno tagliato: i poveri maestri d’orchestra. Prima le orchestre Rai erano due, Roma e Torino, oggi resta solo a Torino. Esempio preclaro di investimento in cultura, quintessenza del servizio pubblico nella patria del bel canto.

Adesso viene fuori la questione stipendi, resi pubblici, dopo lungo e penoso tira e molla e con supremo sprezzo autolesionistico, sul sito ufficiale della tivù di stato. Naturalmente tutti cadono dal pero: la sedicente commissione di vigilanza, convocata d’urgenza (sic!), persino tale Matteo Orfini presidente del PD, il partito che lì ha messa questa allegra brigata. Rallegriamoci con loro, al bando ogni invidia: abbiamo vertici aziendali e giornalisti nulla facenti e demansionati che beccano più di Obama, della Merckel, forse anche di Marchionne. Chi dice che l’Italia è in crisi? Gufi! Gufi! Possiamo stare al passo con la BBC, ma forse aveva ragione Arbore: no, non è la BBC.  Questa è la Rai, dove si dice: è il mercato, la qualità bisogna pagarla. Così si ostina a ripetere con ammirevole faccia di bronzo il miracolato d.g. RAI Campo dall’Orto. Peccato che i soldi sono i nostri e non di Elckan. Peccato che i soldi in via Mazzini o Saxa Rubra continuano a darli anche a chi non ha più incarico. E’ mai successo a voi di essere pagati per mansioni che non svolgete più, peggio per non far nulla? A loro succede, un’altra razza. Come mai sia venuta in mente a Renzi l’idea che un sistema simile potesse essere riformato? Ingenuità, certo, ma letale per il premier, ‘sta storia alla gente brucia. Ha ragione Carlo Freccero, uno che se ne intende: questi hanno gettato una tanica di benzina in un incendio.

Fra tutti i compensi, scusate, ma proprio non mi vanno giù quelle 200 mila corrisposte alla svenevole, impalpabile e crepuscolare conduttrice (per mancanza di prove) delle Invasioni barbariche, programma spentosi, dopo un penoso travaglio di audience, come una miccia bagnata. Questa giornalista per chiamata diretta, di cui mi sfugge il nome, che non era nemmeno riuscita a laurearsi al DAMS, oggi dirige Rai Tre. D’accordo, nella vita ci va culo, purché nei limiti della decenza!

cavallo rai

 

Come spera di prendere il consenso degli italiani Renzi? Per disperazione? Perché è un simpatico bullo e D’Alema è antipatico? Imperversando come fa nelle tv? Vedremo. Nel frattempo, stai allegro anche tu, o almeno sereno, Renzi!

 

 

 

 

 

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