UNA TELEFONATA IMPOSSIBILE

 

 

Dopo cena scendevo al bar, mi chiudevo nella cabina telefonica col mio mucchietto di gettoni davanti e formavo il numero, in un rito delizioso, in attesa di sentire la tua vocina dolce, dolce. Quella sera le cose andarono diversamene, perché fatto il numero rispose una voce maschile, grave e in lingua straniera: der spricht  doktor Freud.

Freud?,…. Ma non è il numero di …….. ?

-Nein ,No!, qui parla il dr. Freud, Vienna.

Ma guarda un po’… che strano… ero certo di avere fatto il numero giusto…

-Forse avete creduto di farlo

Ma, sarà come dice lei. Chiedo scusa,… buonasera..

-No, no! Aspetti un po’, nella sua voce oltre alla esitazione della sorpresa sento una strana nota..

Una strana nota?

-Sì, una esitazione esistenziale, un non so che di irrazionale…

Ma, non saprei… stavo telefonando alla mia ragazza, sa….

-Ah, lo dicevo io!

Come?

-Scommetto che lei è in una fase di sublimazione platonica dell’impulso libidico.

Che cosa?.. Cosa ha detto?

-Sì, insomma, in parola povere lei è innamorato.

Beh, sì.

-Cosa le dicevo, sono troppo evidenti i sintomi della patologia.

Ma quale patologia, io sto benissimo! Mai stato così bene….. solo un po’ di malinconia.

-Vede, vede, è lei stesso che, senza volerlo presumo, me ne sta illustrando i sintomi. Non mi meraviglia che con si renda conto del suo stato, è una forma schizoide assai diffusa, purtroppo. Pochi ne sono immuni: i bambini, i pazzi, forse qualche vecchio studioso come me…. I bambini si fermano alla fase anale, i pazzi hanno la psiche tanto dissociata che gli impulsi libidici non raggiungono l’ego, …

E i vecchi studiosi?….

-Sorvoliamo, sorvoliamo…. l’antidoto…. I libri….. troppo complicato.

Senta, io non ci sto capendo niente. Insomma, di che male dovrei soffrire io, secondo lei?

-Giovanotto, adesso sta passando i limiti! Crede forse davvero che uno psichiatra come me, il fondatore della psicoanalisi, si metta a sparare diagnosi per telefono?… Come un medico della mutua o un farmacista?

Mi scusi, non volevo offenderla.. il fatto è che io di queste cose che lei dice ci capisco poco, anzi niente. Certo che lei mi ha messo dentro un dubbio, adesso, a pensarci bene, forse non sto tanto bene, mi sento strano, in effetti.

-Da quanto tempo le succede? Si metta comodo, si distenda, si rilassi prima di rispondere.

Si distenda?… guardi che le sto parlando da una cabina telefonica.

-Oh, che sbadato. Deformazione professionale! Ho associato la sua immagine con quella dei miei pazienti. Vede che strani, occulti, misteriosi ed intricati legami la psiche costruisce dentro ognuno di noi…

Be, per risponderle, vediamo, da circa tre anni.

-Macchina!

Come?

-Macchina!, su!, mi risponda con la prima parola che le viene in mente.

Fiat 1100

-Macché, nein, nein!

Ho detto qualcosa che…..? Ho giusto portato oggi dal meccanico la mia 1100…

-Vede, vede! Lei non collabora. Fra paziente e psicoanalista ci va collaborazione, Kollaboration.  Lei non deve pensare a niente, si distenda, si distenda…

Va bene….

-Dunque non l’ha incontrata in macchina, bene!

Chi, scusi?

-La sua donna, chi sennò!

Ah,… no, no! Al cinema, ero seduto nella fila davanti alla sua e siccome sono alto (sono molto prestante, modestamente), mi pregò di spostarmi perché non ci  vedeva.

-Interessante… interessante. Introspettivamente l’uomo che si alza diventa l’immagine gratificante del padre…

Come dice?

-Senta, lei fa spesso sogni?

Sì, sissì, non è mica grave?

-Nein! Ma che dice? Il sogno è la vera vita dell’uomo, la sola che possieda una logica ineccepibile, una corrispondenza subliminale con l’inconscio immenso del mondo, con l’equilibrio assoluto ed eterno che è la psiche universale. Si può forse interpretare, ridurre ad un senso, ad una ragione o fine questa agonia quotidiana che è la vita fisica? I sogni! I sogni sì! I sogni sono un libro aperto dove nasce la radice di tutto, del senso di ogni cosa….. Ma adesso si rilassi, si rilassi e mi racconti dei suoi sogni…

Ecco, io un sogno ricorrente ce l’ho. Non so se definirlo sogno o incubo. Mi immagino di trovarmi in mezzo al suono, ad una luce abbagliane. Cammino, ma non so dove vado, ma cammino e mentre cammino sento i passi appesantirsi, come se fossi in mezzo al fango, sensazione questa rafforzata da una puzza di acqua stagnante, putrida. Come una carogna in putrefazione in uno scolo d’acqua. Brrr, non bello vero?

-Continui, prego, non ci sono sogni belli o brutti, ci sono solo sogni.

Ad un certo punto mi trovo davanti un muro, o almeno penso sia un muro, ma non lo vedo. Poi sento una voce di donna, poi mi pare di intravvederla nella nebbia, nel frattempo caduta fitta, fitta. Mi sembra chiusa in un pastrano verde, come una divisa, infatti sulle spalle vedo delle mostrine militari. Si sta rivolgendo a me, da non so dove, ma parla con me, mi chiede qualcosa, una sola parola mi giunge chiara, stentorea: biglietti!

Meccanicamente mi tocco le tasche, mi frugo, ma non ho più tasche, non ho biglietti, sono nudo.

Sorrido verso la nebbia, dove mi pare di scorgere il luccichio di un occhio. Biglietti!! -ripete quella voce- qui senza biglietto non si entra- aggiunge questa volta.

Mi sento inondare di sudore, tremo e la stanchezza mi piomba addosso come un macigno, facendomi barcollare e piegare le gambe. Sono in ginocchio, mezzo affondato nel fango, sento che qualcosa mi sfiora le gambe, qualcosa di viscido e guizzante che con una scia luminosa sparisce lontana.

Un’ombra si materializza dalla nebbia, è lei, con i suoi gradi luccicanti, indossa una camicia scollata, sento l’afrore che sale dai suoi seni, si china su di me. Nel silenzio assoluto estraggo una pistola e l’uccido…. Mi rialzo tranquillo, riposato, il buio diventa opalescente e prende i colori cangianti di un acquario, c’è silenzio e tepore……

-Poi?

A questo punto, di solito, mi sveglio.

-Ummh, ummh, complesso e elementare insieme…

Dottore, sono grave?!

-Caso elementare, sehr geehrter Herr, ma interessante. Quanto al suo stato di salute…. ma….

Come…. ma..? Non sa dirmi niente di più che…. ma?

-L’interpretazione dei sogni è scienza difficile, ma precisa, direi incontrovertibile nelle sue diagnosi!

Cioè?

-Cioè, cioè,…. Tutti cosi! Giovanotto, mi ha preso per uno che guarda i fondi di caffè per divinare… e poi non è nemmeno un mio paziente.. sono cose lunghe e difficili….

Cos’è lunga e difficile….?

-….. poi la sua non collaborazione, …. il rapporto psichiatrico…..

Dr. Freud! non mi può lasciare così, dopo avermi trattenuto, le ho raccontato anche i miei sogni! Mi dica qualcosa!

-Giovanotto, non capisco questa sua insistenza. Sono venuto a rispondere che ero a tavola. Ho ospiti il barone Von Heiderman e la contessa Clarissa Jung… non posso farli aspettare oltre, lei capirà..

Dottore, lei non può  lasciarmi così… mi permetta, a questo punto sono io che devo richiamarla ai suoi doveri professionali…..

-Ma che dice? Lei non mio paziente, non la conosco… è…è  un… intruso telefonico, per così dire.

Dr. Freud, non si nasconda dietro a dei formalismi. E’ stato lei a trattenermi, lei a chiedermi dei sogni, lei a parlare di patologia, ….. isteria, o che cosa ne so io…..!

-Ma che isteria! Neurose o detto… nevrosi!

Appunto, appunto nevrosi… e dunque?

-Dunque, per finirla lì, caro signore, visto che insiste: lei soffre di una forma di nevrosi da scarica libidica introversa aggravata da note fobico ossessive di castrazione.

Dottore, si spieghi una buona volta!!

-Il sogno parla chiaro, a causa di chissà quali traumi dell’infanzia lei è rimasto ad una fase di sviluppo psico sessuale che nei miei trattati ho definito anale….. lei si succhia il dito la notte?

Si!

-Vede!, lei è terrorizzato dall’idea del contatto con l’altro sesso, presenta  tutti i sintomi della regressione che le impedisce il rapporto sessuale.

Ma, per la verità… nella pratica.. mi riesce molto bene!

-Tutto apparente…apparente, giovanotto, mi creda. Lei è sotto la censura inesorabile del super-io, altro che ..mi riesce bene… ci vuole altro! Sto parlando dell’inconscio, dell’inconscio, capisce! nelle cui profondità avviene quella dissociazione dalla realtà di cui non può essere consapevole… perché malato! Come volevasi dimostrare.

Impedire il rapporto sessuale?…. ma non credo…  a me piace, dottore!

-Giovanotto, non mi interessano la sue prestazioni genito-labbiali, altro non sono che l’irrazionale risposta alla sua angoscia di kastration, .. castrazione.

Come?

-Per fale capire meglio, una volta per tutte: lei è come un impiccato… con quelle sue…prestazioni non fa altro che stringere maggiormente il nodo scorsoio che ha intorno al collo, se così posso metaforicamente rappresentare una psiche tormentata come la sua. Ma tornando al sogno: il viaggio è la crescita psicologica, il fango lo inchioda nella fase puberale, la donna del sogno rappresenta sua madre che deve uccidere per liberarsi dalla pulsione simbolica dall’incesto, l’acquario finale caldo e avvolgente non è che un ritorno alla protezione della placenta….

Scusi, scusi…. dottore: incesto!?

-Incesto, incesto, mio caro, non si scherza! Nel sogno è una bigliettaia, è ovvio. Ma, dove cerca il biglietto d’ingresso? Nei pantaloni, elementare rappresentazione simbolica del fallo; e poi di che ingresso si parla se non quello agognato: l’eterno ritorno alle origini, l’eterno ritorno dell’eguale!

Sicché, in potenza spero, io sarei un incestuoso e assassino?.

-No!, lei è un suicida in potenza! Si liberi delle donne, non c’è altra maniera, creda a me.

Ma come.. mi chiede di….?!

-Mi riferisco, ovviamente al simbolo-donna, alla dimensione femminea della realtà secondo la logica borghese che il suo super-io le impone prosperando sui traumi dell’infanzia. Werde frei,.. si liberi… si liberi!

Ma, io mi libero… eccome se mi libero!

-Libera psiche  in libero sesso, per liberare la prima bisogna liberare il secondo. Lo dice anche Clarissa mentre mi sta sotto e gode… cioè, no.. ich wollte dir sagen…

Come?…..

-Ummh, ummh,  la contessa Jung… contessa, contessa! ,no.. non proprio sotto, volevo dire……ecco il mio amico Jung…

Voleva dire..? Pronto, pronto… dr. Freud?! E’ in linea.. dr. Freud…. Silenzio e poi un clik.

Dalla porta della cabina un giovane sbraita: è mezzora che è al telefono, ma che cosa ha da dire di così urgente? Qui c’è la coda-mi dice indispettito.

Già, cosa c’è da dire? Esco imbambolato e ordino un caffè, forte, molto forte.

 

 

 

 

 

 

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