A TAVOLA CON RUDOLF STEINER

A TAVOLA CON RUDOLF STEINER- IL CIBO ESOTERICO DELLA BIODINAMICA- MENU’ ANTICRISTIANO DAI FRATI DELL’ANTONIANO E TASSE PARA TOTALITARIE IN DANIMARCA- AVANZANO LE FATTORIE VERTICALI: CHE SUCCEDE? RIMARREMO A  STOMACO VUOTO ?

 

Dopo l’Expo milanese, ma anche da prima, i temi dell’agricoltura compatibile e dell’alimentazione sana sono costantemente sulle prime pagine, alimentando le dispute fra le diverse correnti di pensiero.

A mo’ di esempio valgano per tutti tre articoli. E’ sintomatico il fatto che siano apparsi sul Foglio, giornale di nicchia, un poco serioso, ma evidentemente attento a cogliere il vento che spira. Il primo è di Luciano Capone e commenta il Piano nazionale sul biologico, di recente approvazione. Il secondo ha la firma di Camillo Langone e si intitola Il menù anticristiano dell’Antoniano e la rivolta della plebe al cibo indù. L’ultimo, firmato con la sigla p.v. , volge lo sguardo in Europa, precisamente alla Danimarca: Tasse sulla carne rossa. L’ultima trovata para totalitaria dell’ecologismo.  Tre modi diversi per riflettere sui cambiamenti del mondo, sui riflessi che l’alimentazione ha sulla cultura oltre che sulla salute e per ribadire la centralità che il cibo ha per l’umanità.  Al termine della lettura e dell’ascolto del video ognuno conserverà la sua opinione, ma almeno sarà più informato.

Expo Milano 2015 Padiglione Italia
Expo Milano 2015 Padiglione Italia

 

Luciano Capone
Luciano Capone

Agricoltura biodinamica, quando l’esoterismo diventa strategico, di Luciano Capone

Il ministero delle Politiche agricole approva la stregoneria e inserisce l’agricoltura biodinamica nel “Piano strategico nazionale per lo sviluppo del sistema biologico”.

Ci risiamo con l’agricoltura biodinamica. Quando qualche mese fa avevamo sollevato il caso del convegno in Bocconi sul metodo paranormale di coltivazione inventato nel 1924 in un castello della Slesia dall’esoterista Rudolf Steiner, il rettore dell’ateneo milanese si era scusato per la superficialità con cui era stato dato un palcoscenico a una teoria fantasiosa, ma si era giustificato dicendo che l’invito era arrivato da istituzioni più qualificate sul tema come il ministero delle Politiche agricole.

Se quella della Bocconi era stata disattenzione, quella del ministero è convinzione. Il governo italiano nell’agricoltura biodinamica ci crede davvero, tanto da inserirla nel “Piano strategico nazionale per lo sviluppo del sistema biologico”. Il biodinamico è quindi per il ministero delle Politiche agricole qualcosa di strategico per il paese, per la sua agricoltura e la sua economia. Gli interventi nei convegni del viceministro Andrea Olivero, come la proposta del ministro Maurizio Martina di “creare corsi universitari specifici sull’agricoltura biodinamica”, non possono essere più derubricati come leggerezze da parte di politici ingannati dalla confusione che troppo spesso si fa tra agricoltura biologica e biodinamica.

Oscar Farinetti
Oscar Farinetti,fondatore di Eataly

Occorre fare un passo indietro e specificare cosa sia. L’agricoltura biodinamica non è altro che agricoltura biologica con l’aggiunta di preparati e procedimenti che si basano su una filosofia che unisce astrologia, omeopatia e spiritualismo. Una compilation del pensiero anti scientifico che consiste nell’uso di preparati diluiti omeopaticamente ottenuti appendendo vesciche di cervo maschio piene di fiori, oppure sotterrando corni di vacca pieni di letame, nella convinzione che in questo modo le energie cosmiche e le forze astrali influiscano sulle piante e sull’ambiente. Si tratta di una pseudoscienza, cioè di una teoria che vuole apparire scientifica anche nell’uso dei termini, ma che non lo è affatto. Non esiste uno studio che abbia dimostrato se le energie del cosmo entrino in un “cornoletame” sotterrato, in che modo agiscano e quali effetti producano sulle piante. Dalle comparazioni non emerge alcuna differenza con il biologico, in pratica i riti biodinamici non servono a nulla.

Un po’ poco per far inserire l’antroposofia agricola steineriana nel “Piano strategico nazionale”, che prevede anche per il biodinamico “approfondimento professionale e sperimentazione in due atenei” e la “costituzione di un comitato permanente di coordinamento per la ricerca”. Insomma lo stesso governo che si impegna a fare ricerca e sviluppo sul cornoletame e sui riti esoterici degli allievi di Steiner, impedisce per pregiudizio politico-ideologico la ricerca sulla frontiera delle biotecnologie, che potrebbe permettere in futuro di salvare i prodotti e le colture tipiche che già adesso rischiano di sparire a causa di virus, batteri e parassiti sempre più minacciosi.steiner 1

La decisione sulla “strategicità” presa dal ministero delle Politiche agricole non è solo di tipo simbolico, ma ha anche un risvolto economico, perché le linee guida serviranno a indirizzare la politica di Sviluppo rurale finanziata dell’Europa da qui al 2020 con circa 1,5 miliardi di euro. Risorse che rischiano di andare in (corno di) vacca.rudolf

Il biodinamico è una moda e ha un suo mercato crescente, come dimostra la scelta di Oscar Farinetti – alfiere dell’“eccellenza italiana” – di convertire molte sue vigne al metodo biodinamico. Ma fin qui si tratta di scelte commerciali, che riguardano le strategie e le risorse di un imprenditore astuto come Farinetti. Il problema sorge quando il ministero dell’Agricoltura ritiene che il biodinamico sia strategico e che tutto quel mix di magia, esoterismo, omeopatia e astrologia siano il futuro della ricerca scientifica e dell’agricoltura italiana.

 

Fin qui l’articolo di Luciano Capone , che mi pare un poco tendenzioso e fuorviante. Perché? Intanto, va precisato che nel Piano strategico nazionale, la parola biodinanico appare ben poche volte e sempre preceduta da biologico, com’è nella intitolazione dello stesso Piano. ( http://www.sinab.it/sites/default/files/share/Piano%20Strategico%20Nazionale%20AB.pdf). In pratica una accoppiata di termini visti quasi come sinonimi.

Quanto al comitato di coordinamento in agricoltura biologica e biodinamica, è previsto nella parte allegata, riservata alla ricerca e innovazione nel settore agricolo. Capone si sentirebbe di sostenere che, con i problemi che abbiamo, si rinunciasse a studiare scientificamente come migliorare qualità dei terreni e dei raccolti, la genuinità di carne e prodotti, solo perché qualcuno (chi?) si rifà alla omeopatia o allo spiritismo? Fra questi ultimi epigoni sterneriani (una minoranza folcloristica) chi scrive dell’efficacia del  “cornoletame” si limita appunto a scriverne, non si alza mai la mattina prima della 10 (lusso condiviso con  i giornalisti)  e non sa, probabilmente, neppure da che parte si impugna una zappa.

Forse Capone non ha letto con attenzione il Piano, o ha  dato troppo peso alla dichiarazione tripudiante  della Associazione per l’Agricoltura Biodinamica, secondo la quale: “il risultato dell’intenso lavoro fatto da Federbio e dall’Associazione per l’Agricoltura Biodinamica con il Ministero e con le Regioni per l’inserimento dell’agricoltura biodinamica come strumento per consolidare e strutturare il percorso verso un’agricoltura biologica rinnovata e forte, ha raggiunto un risultato importante. Il lavoro per l’agricoltura come bene comune da trasformare e rigenerare verso un nuovo modello agricolo e un diverso rapporto con il mondo economico e del consumo ha segnato un’altra tappa importante. E’ la dimostrazione che le alleanze tra tutti gli attori del mondo agricolo bio premia e fa superare le istanze egoistiche di ogni organizzazione nel nome di obiettivi di medio e lungo termine ben più utili e sostanziali per agricoltori, consumatori e ambiente.”

In realtà, il Piano pur aperto alla ricerca e alla sperimentazione, è saldamente ancorato alle evidenze scientifiche e ai risultati consolidati, altro che stregoneria. Numeri, cifre, indici di sviluppo, tempistica e azioni pianificate, insomma tutto ciò che si conviene ad un piano di lavoro. Ne emerge un’idea di agricoltura biologica forte e rigenerata, in cui la biodinamica potrà avere lo spazio che meriterà sulla base di evidenze “sul campo” (è il caso di dirlo). Steiner e le sue teorie non sono neppure un ricordo lontano e sbiadito.

Che questo approccio sia il comune sentire, lo dice in questa intervista televisiva di Carlo Tricarico, presidente della Associazione biodinamica (www.biodinamica.org/), tutt’altro che un estremista antiquato e nostalgicamente chiuso.

La verità è che fra bioagricoltura e agricoltura biodinamica non c’è nella pratica differenza apprezzabile, se non per la “radicalità”, che in alcuni diventa foga, di riparare a tanti anni di cattiva agricoltura per tornare ad un rapporto più armonioso e ad uno sfruttamento intelligente e rispettoso della terra e delle risorse naturali. Obiettivi che tutti possiamo sottoscrivere. Con buona pace di Luciano Capone.

 

Il menù anticristiano dell’Antoniano e la rivolta della plebe al cibo indù, di Camillo Langone

 

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Camillo Langone

Ci sono parroci che concedono le chiese ai maomettani e ci sono frati che concedono le mense ai vegani: la notizia che il cuoco ayurvedico Simone Salvini è stato invitato all’Antoniano di Bologna per preparare i pasti ai poveri fa parte della storia ormai vecchia dell’apostasia clericale. Per quanto ignoranti, questi francescani dovrebbero sapere che il fondatore non tollerava derive perfettiste e a frate Morico che auspicava l’astinenza perfino nei giorni di festa ordinò: “Voglio che in un giorno come questo anche i muri mangino carne, e se questo non è possibile, almeno ne siano spalmati all’esterno”. Sebbene più esperti di canzoncine puerili (l’Antoniano organizza lo Zecchino d’Oro), questi frati dovrebbero sapere che Francesco in qualità di alter Christus non poteva che seguire il regime onnivorista di Gesù, colui che “dichiarava mondi tutti gli alimenti” (Marco 7,19) liberando l’umanità dai tabù della tavola.

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Mensa dell’Antoniano Bologna

Il veganesimo non è una moda, è una nuova inquisizione  I vegani non sono hooligans, sono i temibili filosofi anti-umani del futuro. Ci sono imprenditori che plaudono alla presente invasione perché abbasserà ancora il costo del lavoro e ci sono mangiatori di tofu che considerano i mangiatori di salsicce uno stadio primitivo dell’evoluzione umana: sono due esempi del generale tradimento delle élite. E la notizia successiva, quella secondo cui molti frequentatori della mensa si sono manifestati contrari alla svolta vegana, assume il sapore di rivolta della plebe. Contro una classe dirigente (da quando i cuochi vengono chiamati chef sono classe dirigente pure loro) in preda a una “visione turistica della realtà”, per dirla con Christopher Lasch, e che pertanto non vuole né può immaginare cosa sia fare la fila alla mensa dei poveri, dovendo poi combattere da una parte con immigrati numerosi e giovani che cercano di passarti davanti e dall’altra con cuochi fanatici che pretendono di sapere qual è il tuo bene. Il menù anticristiano dell’Antoniano viene imposto col ricatto salutista: tu sei povero e dunque più a rischio malattie, ci pensiamo noi a rimetterti in sesto, tu non devi fare nulla salvo, dettaglio forse risibile per persone ridotte all’elemosina, mettere il tuo corpo e la tua anima nelle mani dei cuochi di Brahma (la cucina ayurvedica è la cucina tradizionale induista).

Pazienza che i benefici della ayurvedica siano scientificamente provati quanto i benefici dell’omeopatia, zero carbonella, pazienza che l’ossessione di Salvini (Simone) per i cibi biologici nasconda il fatto che lo zucchero bio conduce al diabete tale e quale lo zucchero non bio, pazienza che saziare centinaia di derelitti con vegetali significa sovraccaricarli di amidi, e quindi ancora una volta di zuccheri. Tanto i senzatetto non sono soliti leggere Gary Taubes o Lierre Keith o le altre recenti ricerche in campo nutrizionale, loro al massimo possono dire mi piace/non mi piace e pure con moderazione perché l’alternativa non è la costoletta alla petroniana dell’Osteria Bottega o, per rimanere a Bologna, la fiorentina di razza romagnola Igp del Caminetto d’Oro, bensì lo stomaco vuoto. Per raggiungere il suo obiettivo il cuoco italo-indù si dichiara pronto a tutto, anche alla truffa, “magari servendo legumi e cereali in forme più rassicuranti, tipo piccole polpette di legumi, salsicce di fagioli, ragù di soia”. E i frati dell’Antoniano sono entusiasti perché il lavoro di conversione dei bisognosi di Bologna a un’altra religione Simone Salvini lo svolge gratis.

 

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Bjorn Lomborg

Tasse sulla carne rossa. L’ultima trovata para totalitaria dell’ecologismo, di p.v.

Qualche anno fa, nel suo “Stiamo freschi”, l’ambientalista scettico Bjorn Lomborg spiegò come il martellamento scientifico e mediatico sul catastrofismo climatico aveva, da parte della politica, un obiettivo principale: avere una scusa per aumentare le tasse senza che i cittadini si lamentassero, anzi, chiedessero loro di pagare più imposte, illusi dalla promessa che quei soldi sarebbero serviti a combattere i cambiamenti climatici. L’ambientalismo è una delle armi più efficaci dello stato etico moderno: in nome della politicamente correttissima difesa dell’ambiente tutto è permesso. Per questo non stupisce il fatto che il governo danese stia pensando di alzare le tasse sulle carni rosse: è ciò che l Consiglio etico del paese ha chiesto all’esecutivo dopo essere giunto alla conclusione che “ i cambiamenti climatici sono un problema etico”. Lo scopo è quello di dare un impulso al vegetarianesimo, pratica che avrebbe il merito di far produrre meno CO2 di quella che impiega a preparare, cucinare e mangiare bistecche. “Se vogliamo rispettare gli accordi del summit sul clima di Parigi – ha spiegato l’orwelliano Consiglio etico- e fermare l’aumento delle temperature, dobbiamo agire in fretta e sul cibo”. Siamo oltre il paternalismo di stato, con un governo che influenza comportamenti  abitudini di cittadini imponendo menù forzati a colpi di tasse in nome di una battaglia “etica” basata su catastrofismi mediatici e inganni grossolano: pensare di fermare il clima facendo mangiare- solo a chi non può permettersi di spendere di più, tra l’altro- qualche bistecca in meno in Danimarca è folle, oltre che sottilmente totalitario.

Le fattorie verticali

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La fattoria di AeroForms

Se non alla torre medievale autarchica e quindi inaccessibile, si sono ispirati quelli delle AeroFarms. Stanno per nascere le fattorie verticali. La startup americana AeroFarms sta per inaugurare la fattoria verticale più grande del mondo, con un potenziale produttivo di 1 milione di chili di verdura fresca all’anno, senza terriccio, pesticidi, contaminazioni o luce del sole. Usando il 95% in meno di acqua e il 50% in meno di fertilizzanti.

Quelli di AeroForms
Lo staff di AeroFarms. David Rosenberg è quello a destra

Le coltivazioni avverranno su 12 ripiani impilati uno sopra all’altro fino a 9 metri d’altezza, attrezzati con luci a LED che imitano la forza naturale del sole e con sensori che seguono il processo di crescita. Qui i “contadini” cureranno 250 tipi diversi di verdure, come cavoli, rucola, spinaci.

AeroFarms sarà contenuta all’interno di un’ex acciaieria di 21 mila metri quadrati a Newark, in New Jersey. “Il mondo è pieno di bocche da sfamare. La popolazione è in continua crescita e abbiamo bisogno di modi migliori e più sensibili all’ambiente per nutrire l’umanità”, spiega l’ad e fondatore di AeroFarms David Rosenberg. “La fattoria verticale non è sicuramente l’unica, ma è una soluzione”. Coltivano lattuga, rughetta e decine di altre varietà di piante, che possono anche essere più o meno speziate. Buon appetito!