America, America…

 

La strade infinite dell'Arizona, verso Sonora
La strade infinite dell’Arizona, verso Sonora

L’America mi ha accolto, in un breve soggiorno in Arizona, con i suoi spazi aperti, le larghe strade parallele che si perdono all’infinito, tuffandosi nel deserto della Sonora, fra aria rarefatta e i primi vapori di caldo.

Ai lati scorrono ininterrotte ed anonime le modeste costruzioni in legno o mattoni dei nativi navajo, pochi piante spinose accostare alle tettoie. Raggiungo la Old Town.

Non un motorino nel ricamo delle strade, ma una silenziosa carovana di automobili, il ronzio monotono dei motori, come vespe diligenti. Mai un clacson, né il suono di una radio ad interromperlo.

Alex il mio ospite, è in ritardo, ordino una seconda coca cola, in attesa del suo arrivo. Alto e dinoccolato, trascina la sua vita (così come ama dire lui) fra le aule della locale School of Medicine e i laboratori di ricerca. Perde la sua flemma solo quando parla di politica. Alex è un democratico, come parecchi del suo ospedale, ma sostiene che non è più come una volta, non c’è più passione, ma solo business, money, dice, con una smorfia di biasimo, facendo con il pollice e l’indice  il verso di contare denaro, Poi spiega: Obama anche nel suo secondo mandato ha deluso molti, la riforma sanitaria è poco, il bilancio federale è a rischio, le politiche sociali spesso scoraggiano le persone che si accontentano dei sussidi, sopravvivendo.

Finisce la sua birra e azzarda un pronostico: fra un anno vincerà che ha più soldi, ma non ci sono all’orizzonte leader validi. E questo è di per sé un dramma per una grande nazione, una sconfitta della politica.

Però, le primarie ancora reggono. Mi mostra il USA Today appena uscito (tabloid, diffuso in tutti i 52 gli stati ed anche il Canada). Una pagina intera dedicata alle iniziative in vista del primo passo per stabilire chi riceverà la nomination durante le convention dei partiti in vista dell’election day, che sembra lontano ma non lo è. Ogni cittadino ha voce nella scelta del candidato e mi fa vedere nell’ultima pagina, l’elenco degli appuntamenti, già stabiliti Stato per Stato. Sono incontri molto affollati, dove si discute e i candidati sono messi alla corda. Nelle primarie si respirano vitalità, voglia di esserci, di contare, di sperare e lottare per un’America nuova.

Alex ricorda un detto dei nativi americani: “Grande Spirito, preservami dal giudicare un uomo non prima di aver percorso un miglio nei suoi mocassini”, a sottolineare che i candidati verranno passati ai raggi x, prima di fare delle valutazioni e scelte.

Penso all’Italia, a quanto stentate siano le forme di partecipazione alla vita politica, ai brogli nelle nostre primarie, una politica vecchia che non riesce o vi riesce in parte, a rinnovare temi e modi di partecipazione.

Penso ad alcune schiere partitocratiche che, balbettando  fragili motivazioni, vorrebbero continuare a privare i cittadini dalla possibilità di scegliere i loro candidati, contestando la riforma voluta da Renzi, dopo avere demonizzato le preferenze. Penso alla necessità di riportare in prima linea il popolo  dando sostanza democratica e partecipativa alla Costituzione, laddove prevede, appunto, che la sovranita’ appartiene al popolo.

Penso che abbia ragione Alex nel dire, salutandomi, con un po’ di autoironia finale sull’ America: non è oro tutto quello che luccica, ma meglio le stelle che il cielo buio.