APOCALYPSE NOW DOPO 40 ANNI

 

Durante la Guerra del Vietnam, il capitano Benjamin Willard è incaricato dagli alti membri dell’esercito americano di svolgere una missione della massima segretezza: porre fine al comando del misterioso colonnello Kurtz, un ex-ufficiale dissidente che ha instaurato un proprio dominio personale nelle foreste della Cambogia. Assieme ad un piccolo gruppo di soldati, Willard inizia un viaggio lungo il fiume per raggiungere il regno di Kurtz.

Pochissimi film hanno avuto un’influenza sull’immaginario cinematografico internazionale paragonabile a quella di Apocalypse now, lo straordinario capolavoro sul Vietnam diretto da Francis Ford Coppola, l’autore della mitica saga de Il Padrino. Vincitore della Palma d’Oro al Festival di Cannes del 1979, il film è liberamente ispirato al noto romanzo di Joseph Conrad Cuore di tenebra, adattato e rielaborato da Coppola e dal suo co-sceneggiatore John Milius, che ne hanno ripreso il plot di base ambientandolo appena pochi anni prima, durante la Guerra del Vietnam.

Coppola con Marlon Brando
Coppola con Marlon Brando durante la lavorazione del film

La guerra, l’occidente e la sua morale, la coscienza malata del male sono al centro di uno dei più grandi capolavori della storia del cinema, «Apocalypse Now» di Francis Ford Coppola. Nel 1979 usciva nei cinema e 40 anni dopo arriva in sala, oggi l’ultimo giorno per poterlo vedere, «Apocalypse Now-Final Cut», quella che lo stesso regista ha definito la «versione perfetta». Coppola è sempre stato convinto che la versione originale del 1979 fosse stata troppo tagliata, mentre «Redux» del 2001 risultasse troppo lunga. Così ha deciso di rimettere mano non solo al montaggio, ma anche di restaurare suono e immagine a partire dal negativo originale.

 

Ma ecco cinque curiosità sul film originale. Partiamo dallo sceneggiatore John Milius ( regista di «Un mercoledì da leoni» e «Conan il Barbaro»): attribuisce la sua ossessione per la guerra al fatto di non averne mai potuta combattere una. Tentò di fare volontariato per il Corpo dei Marines degli Stati Uniti per prendere parte alla guerra del Vietnam nel 1968, ma fu riformato perché soffriva d’asma. Invece, studia regia alla Film School della University of Southern California con il compagno di classe e ideatore di «Star Wars» George Lucas.

 

Lì, durante una lezione, un professore di nome Irwin Blacker sostenne davanti ai suoi allievi che nessuno sceneggiatore aveva mai perfezionato un adattamento cinematografico del romanzo di Joseph Conrad «Cuore di tenebra». L’ossessione del futuro regista per la guerra in Vietnam e la sfida di Blacker hanno dato a Milius l’idea di combinare i due elementi in quello che alla fine sarebbe diventato «Apocalypse Now».

 

Fuori Keitel, dentro Sheen

Il ruolo del capitano dei corpi speciali Benjamin Willard ha dato più di un grattacapo a Coppola. In prima istanza offrì la parte a Steve McQueen, che rifiutò perché non voleva girare nella giungla. Al Pacino, James Caan e Jack Nicholson rifiutarono le offerte successive di Coppola fino a quando a interpretare il personaggio venne chiamato Harvey Keitel. Coppola lo licenziò dopo sei settimane dopo l’inizio della produzione perché riteneva che la performance dell’attore non fosse così introspettiva quanto il personaggio richiedeva. Così chiamò Martin Sheen, che in precedenza aveva fatto il provino per il ruolo di Michael Corleone ne «Il padrino», e da «Cassandra Crossing» (1976) che stava girando a Roma passò ad «Apocalypse Now».

Coppola rischiò del suo (e si beccò pure un esaurimento)

Francis Ford Coppola investì 30 milioni di dollari per ottenere il budget necessario a realizzare «Apocalypse Now» secondo la sua visione. Quel totale includeva le valutazioni della sua casa e della sua azienda vinicola, di cui trasferì la proprietà alla Chase Bank come garanzia sull’importo. Il tasso di interesse iniziale era del 7 per cento, lievitato alla fine della produzione fino al 29 per cento. Se il film si fosse rivelato un fiasco, Coppola avrebbe dovuto affrontare una rovina finanziaria, che comprensibilmente rese il making of piuttosto stressante. Coppola fu vittima di un attacco epilettico durante le riprese, ebbe un esaurimento nervoso e minacciò di suicidarsi in almeno tre occasioni.

 

Il «Final Cut» definitivo (perfetto secondo Coppola)

Coppola aveva inizialmente programmato per il film 14 settimane di riprese nelle Filippine nella primavera del 1976. Tutto andò secondo i piani fino a che il tifone Olga non danneggiò quasi tutti i set e le attrezzature, costringendo la produzione a chiudere per otto settimane. Coppola da lì in poi continuò a girare senza sosta: la post-produzione del film durò per altri due anni, e il film venne finalmente rilasciato nell’agosto del 1979. Secondo il regista, dopo la versione del 1979 Palma d’Oro a Cannes e la monumentale «Redux» del 2001, restaurata e allungata (47 minuti), «Final Cut» in questi giorni nelle sale è finalmente la versione perfetta.

Harrison Ford, il semi-sconosciuto (prima di Ian Solo)

Coppola assunse un giovane attore di nome Harrison Ford per apparire nei panni del colonnello Lucas (un cenno a George), uno degli ufficiali militari che dà a Willard l’ordine di assassinare Kurtz (Marlon Brando). Ford era già apparso in «American Graffiti» di Lucas e «La conversazione» di Coppola, ma era ancora relativamente sconosciuto quando nel 1976 cominciarono le riprese di «Apocalypse Now». In seguito sarebbe diventato una megastar come interprete di Ian Solo in «Star Wars» quando il film uscì nel 1977. «Apocalypse Now», che fu girato prima di «Star Wars», venne rilasciato successivamente.

 

Il peso di Brando (e le idee di Coppola per aggirarlo)

Marlon Brando, che in precedenza aveva vinto un Oscar come Vito Corleone ne «Il Padrino» di Coppola, quando si presentò sul set nelle Filippine pesava oltre 136 chili. Tutti i suoi costumi dovettero essere scartati perché Coppola si aspettava che l’attore si presentasse come un «berretto verde» dell’esercito Usa brillante e in forma. La situazione costrinse Coppola a trovare un modo per aggirare il peso di Brando, così lui e il direttore della fotografia Vittorio Storaro pensarono di filmarlo sempre nell’ombra e di profilo per rendere il suo personaggio più misterioso.

La «paghetta» di Kurz

Il contratto di Brando prevedeva che gli sarebbero stati pagati 3 milioni di dollari per quattro settimane di lavoro solo nei giorni feriali, e che non gli sarebbe stato richiesto di lavorare oltre le 17.30. Per i primi quattro giorni programmati di riprese, il divo non si presentò sul set, e i suoi atteggiamenti (era spesso fatto di alcol e cocaina) sembravano mirati a tirare per le lunghe il film per incassare il suo assegno. Quando Coppola alla fine lo fece capire come interpretare Kurtz, Brando respinse tutte le sue idee, incluso il suggerimento di interpretarlo con il cranio rasato come nel libro. Brando disse che ci avrebbe dormito su. Il giorno dopo si presentò sul set con la testa rasata e disse a Coppola che aveva letto tutto «Cuore di tenebra» la sera precedente, e che aveva deciso di interpretarlo come il personaggio del libro.

 

Articolo di Laura Zangarini per corriere.it