CAMBIO DELLA GUARDIA?

1 Feb 2026 | 0 commenti

Districarsi nel caos di questi ultimi anni è difficile, forse sovrumano. Eppure uno sforzo va fatto: da parte dei singoli è forse possibile, comunque necessario. Da parte della collettività inefficace: esclusa la paura, l’idea dominante si forma lentamente, l’opinione mainstream, qualunque essa sia, rischia di arrivare fuori tempo massimo, come successe ai romani nel contemplare l’incendio della città eterna ai tempi di Nerone.

Se escludiamo i paesi che un tempo si chiamavano “in via di sviluppo” di Africa, Asia e America Latina, lo scacchiere mondiale vede questi protagonisti: Stati Uniti, Cina, India, Russia. Dall’azione, spesso contrastante di questi quattro paesi, specie dopo la crisi economica del 2010, dipende gran parte dello scenario fallimentare che abbiamo sotto gli occhi, in rapidissima e contorta evoluzione.

Gli USA, sotto la guida di Tramp, hanno fatto un triplo salto mortale: ogni accordo istituzionale internazionale, ogni alleanza politico-strategica, ogni intesa economica sono stati, nei fatti, cancellati. L’iniziale imposizione dei dazi voluta da Trump a destra e a manca non era solo una mossa economica scriteriata ma una sfida politica. Non l’avevamo capito?

Il ruolo americano, che dal 1949 è stato di gendarme dell’Occidente, non c’è più: gli USA guardano al Pacifico e quindi a Cina e Russia.  LA UE va abolita dice Musk, gli europei sono dei parassiti gli fa eco Vance, l’Europa è senza futuro, destinata a “scomparire entro 20 anni” scrive Trump nel National Security Strategy, documento appena approvato. Ergo: l’Europa non serve alla politica americana, che punta a consolidare potenza economica, supremazia tecnologica, dominio militare, infrangendo ogni regola, se non quella che si fanno loro. Prima ne prendiamo atto, meglio è!

Per quanto attiene la Russia, vale la pena ricordare che è un paese di 143 milioni di abitanti e bassissima densità, con un PIL di 2200 milioni di dollari, molto poco se raffrontati con la UE, che ha 450 milioni di abitanti e un PIL di 19 mila miliardi di dollari. Ma noi non contiamo niente, la Russia, nel bene e nel male, vuole essere protagonista. Ma perché la Russia è mossa dall’ambizione di stare in prima fila. Merita questo posto, questo ruolo in partita?

Ma la Russia ha l’atomica, dice, ma perché gli USA no, e la Francia, l’Inghilterra non ne hanno pure loro?

L’ordigno ha poi perso molto della sua devastante “onda d’urto” sulle coscienze. Oggi non vincerebbe che la lanciasse per primo la bomba, oggi avrebbero tutti perso in partenza. Si vince non con i boots on the ground, ma con i droni, l’attacco degli haker informatici, le fake news, ecc. Le guerre restano sanguinose, ma soprattutto per i civili: malati, bambini, anziani. Possono durare tranquillamente anni, come quella Ucraina sta a dimostrare. Fra un pacchetto di “sanzioni” e l’altro.

Insomma, il mondo è cambiato e Putin ha indossato la maschera imperiale, ma non buttato le carte, per non rivelare il suo bluff.

La Cina è un altro pianeta, con i suoi 1,41 miliardi di cittadini e un PIL nel 2025 di 18.685 milioni di dollari, ha una crescita di circa il 5% all’anno e nel 2028 supererà gli Usa come ricchezza. Non deve fare altro da ciò che sta facendo da anni: aprire mercati, esportare in ogni direzione, fare ai paesi del Terzo mondo, in particolare quelli ricchi di risorse, “proposte che non possono rifiutare”. Alle guerre di espansione putiniane preferisce quelle commerciali, assai più redditizie.

L’India, con i suoi 5 mila anni di storia, è il paese più popoloso, con una economia fra le più dinamiche al mondo, con tassi di crescita del PIL elevati (circa 7-8% negli ultimi anni), trainata dal settore dei servizi tecnologici, da robusti investimenti, da una forte spesa dei consumi, supportata da una popolazione giovane e da progressi infrastrutturali e digitali. Si sta preparando alle sfide globali con grande resilienza, con settori come manifattura, agricoltura e servizi in crescita, e mira a diventare la terza potenza economica mondiale entro il 2030. Un suo ruolo determinante a livello mondiale appare però allo stato prematuro.

E dell’Europa? Veramente fra 20 anni non ci sarà più? La domanda di fondo è: si tratta di un momento di crisi o è la decadenza irreversibile del sogno di Spinelli e company ?

I valori fondativi  della UE, riassumibili nella libertà, nella solidarietà, nella partecipazione democratica, sono ancora  validi più che mai, specie di fronte all’ondata dirigistica, autoritaria, intollerante e autocratica di parecchi paesi occidentali.

Geppetto

Una lettura realistica della attuale fase politica ci mette con le spalle al muro: da una parte pesa la mancanza di veri statisti, quali Adenauer, Schuman, Monnet, Adenauer, De Gasperi, ecc. Ciò non depone a ottimismi di sorta. Dall’altra parte le riforme istituzionali necessarie, indispensabili a voltare pagina, sono così numerose e urgenti che nella loro radicalità appaiono illusorie.

Non resta che aspettare, operosi e attenti, cercando un nuovo umanesimo, una nuova riscoperta dell’Europa.

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