A SANGUE FREDDO

 

IL MITICO RICEVIMENTO DI VIP ALLA CORTE DEL RE TRUMAN CAPOTE- SFARZO E STRAVAGANZE DI UN COTONATO BALLO IN MASCHERA  FRA FIUMI DI CHAMPAGNE SULLE RIVE DELL’ HUDSON

 

Gli ultimi,dolenti bagliori mondani di un mondo newyorchese da decenni tramontato, ricordati in questo articolo di Antonella Amapane, che suscitano quasi ripulsa, tanto stridente appare quel mondo lontano e cosmopolita dalla vita degli americani di oggi, irretiti dalle gonfie retoriche trumpiane.  

 

Quell’ estate del ’66 la passò a scrivere e cancellare come un forsennato i nomi degli ospiti, su un quadernetto nero che la notte diceva di chiudere in cassaforte. La lista doveva essere perfetta, una combinazione di alta società, aristocrazia del denaro, uomini importanti, star di Hollywood e personaggi nuovi. I Beatles erano l’ ultimo fenomeno musicale, doveva invitarli? Noo, ma Andy Warhol sì. Come pure Frank Sinatra e la sua giovane neo sposa Mia Farrow. Poi Greta Garbo, Lauren Bacall, Leonard Bernstein, Tennessee Williams, Giovanni e Marella Agnelli, i Kennedy, i duchi di Windsor, Stavros Niarchos. E ancora, un tot di Rotschild, di Vanderbilt, di Ford…

Truman Capote si preparava a dare la festa più elegante, esclusiva e memorabile del secolo: il party Black and White per festeggiare il successo del suo libro-verità, A sangue freddo , che finalmente lo aveva reso ricco. Non più di 500, 550 persone, tante ne poteva tenere la ball room del Plaza Hotel di New York.

In seguito, Capote avrebbe dichiarato che il giorno in cui aveva spedito gli inviti si era fatto 500 amici e 1500 nemici.

Gli Agnelli al ballo di Capote, Hotel Plaza 1966

Sono passati 50 anni dal 28 novembre del ’66 e quel ricevimento in costume resta mitico, perché segna la fine di un’ epoca d’ oro. Quella del jet set. Il mondo stava cambiando. Ormai le gonne erano diventate mini e le signore di classe si avviavano al crepuscolo, sfrattate da idoli in ascesa, tipo le modelle Twiggy e Jean Shrimpton, protagoniste di una società che snobbava l’ eleganza e le buone maniere, pronta a farsi crescere i capelli, mettere jeans stracciati e contestare.

Marella e Gianni Agnelli

Dare una festa in proprio onore sarebbe stato volgare. Ma Truman non poteva certo dedicarla a uno dei suoi «cigni», quelle «ancelle» e confidenti ricchissime che lo adoravano e si chiamavo Babe Paley, Gloria Guinness, C.Z. Guest, Slim Keith, Pamela Harriman e Marella Agnelli. Descritte così bene nel libro di Melanie Benjamin I cigni della Quinta Strada (Neri Pozza). Se ne avesse scelta una, avrebbe scontentato le altre

Bob Kennedy

Così optò per una donna prestigiosa che però non gli facesse ombra, come la scialba Kay Graham, moglie di Philip – l’ editore da poco morto suicida – rimasta sola a dirigere il Washington Post. E, dopo averla convinta che avrebbe dato per lei solo un piccolo rinfresco per tirarla su di morale, Capote, per renderla un filino meno insignificante, la spedì a farsi pettinare dal grande Kenneth, il parrucchiere che aveva inventato la chioma cotonata di Jackie Kennedy.

Lauren Bacall

L’ idea di imporre quel dress code (bianco/nero) nasceva dal fatto che il chiacchierato commediografo era rimasto folgorato dalla raffinatezza del design in bianco nero creato da Cecil Beaton per la scena di Ascot in My Fair Lady . Spunto di gran classe. Inutile dire che gli abiti black and white realizzati per le ospiti dai più grandi sarti del momento erano spettacolari.

A questo si aggiungeva un giochino: l’ uso della maschera.

Nascondere anche solo per pochi attimi i volti fotografatissimi dei suoi ospiti divertiva non poco Capote. E tutti si sfiziarono sfoggiandone di originali e costosissime: da unicorno, cigno, boia… Uno spettacolo che quella sera stregò la folla accalcata di fronte al Plaza. Capote, inappuntabile nel suo smoking, si mise invece una mascherina da pochi soldi, souvenir della sua Holly Golightly in Colazione da Tiffany , indimenticabile protagonista del romanzo che aveva pubblicato nel 1958.

Warhol Andy

A Babe Paley, il cigno favorito di Capote, moglie del fondatore della Cbs, toccò l’ onore di scegliere i colori per gli allestimenti della sala. Lui avrebbe voluto ricoprire di rosso le pareti della ball room del Plaza, ma l’ insieme sarebbe risultato troppo claustrofobico. Alla fine di quel colore furono preparate enormi corbeille di fiori. «Lascia che siano i tuoi ospiti a decorare la sala», suggerì Babe a «Cuore sincero», così lo chiamavano i cigni. Il piatto forte del menù, servito a tarda notte, fu il noto pollo hash del Plaza, innaffiato da fiumi di champagne. Il tutto accompagnato dalla musica dell’ orchestra di Peter Duchin.

Gli invitati, dopo essersi a lungo squadrati, si scatenarono nelle danze solo dopo la mezzanotte. Lauren Bacall ballò ininterrottamente. E quando piroettò fra le braccia del coreografo Jerome Robbins catalizzò l’ attenzione generale. Roba da far impallidire Ginger Rogers. La tenuta nude look versione streghetta di Penelope Tree (con pancia scoperta) scandalizzò i più, ipnotizzando Beaton e Avedon che sognavano di mettere quella ragazza dalla bellezza atipica – portabandiera delle nuove generazioni – sulle copertine dei giornali più glamour (cosa che accadde).

Mia Farrow

Gloria Guinness aveva un forte male al collo, appesantito da una collana di diamanti con gemme grandi come noci. E fece ridere le amiche raccontando che l’ indomani avrebbe dovuto passare l’ intera giornata a letto per riprendersi dai dolori alla cervicale. Verso le tre del mattino Sinatra – che non ballava mai se non nei film – decise che voleva andarsene a bere nel suo bar favorito, Jilly. A nulla valsero le preghiere di Capote che lo implorava di rimanere ancora. Lui girò i tacchi, scortato da un nutrito gruppo di belle donne. Poco dopo anche gli altri seguirono il suo esempio. La festa era finita.

Ne parlarono in toni entusiastici il Washington Post e il New York Times, che pubblicò anche l’ intera lista degli invitati. Ma fu anche criticata da molti giornali che paragonarono il ballo agli eccessi di Maria Antonietta al tempo della Rivoluzione francese. Insinuando quanto fosse terribile da parte di Capote dare una festa di quelle proporzioni grazie al successo di un libro come A sangue freddo sul massacro di una famiglia del Kansas.

Gloria Guinness

Qualcuno si chiedeva anche se, dopo aver avuto tanto successo in società, il drammaturgo sarebbe ancora riuscito a scrivere qualcosa di valido.

Nel bene e nel male se ne parlò tantissimo e si continua a farlo. Quella festa resta la più glamour in assoluto.

Antonella Amapane, per la Stampa