CINQUE MOVIMENTI BREVI E UNA SPERANZA

Land opera di Richard Long

Primo movimento

Remoto tempo di memorie

pare te scovare nella solitudine

che giorno seppellisce a giorno

come grano di sabbia,

o rintocco, o stillicidio

in fondo là, segreto.

 Il grido o il singhiozzo forse

o l’atono stupore che l’anima attraversa,

come passo le stanze ora sepolte,

mano al buio incerta, esitante

di riverberi perduti, rimpianto

del sopito richiamo di una palla,

che nel cortile giù rimbalza.

Secondo movimento

Ti guardo nel sonno leggera

Torpore diaccio silenziosa reliquia

Grande conchiglia mormorante

Mentre sui vetri la pioggia disegna

le sue misteriose, evanescenti mappe.

Una voce, una macchina sale

La strada arginale

S’apre il giorno al dubbio.

I ragni invecchiano nelle loro tele.

In mancanza di meglio

Non c’è mano che ti asciughi

Né solitudine che trapassi i giorni.

Ingannevole lo specchio

Che riflette e nega.

Terzo movimento

Poi è tardi.

A mala pena distinto il viso,

dimenticato il nome,

ingiallita foto di antenati,

occasioni perdute.

Poi è tardi.

Il campo è mietuto, neri corvi si aggirano.

Poi è tardi.

Sfilano lontane,

verso terre senza nome, senza confini.

Qualcuna a volte si attarda,

agita le braccia, sorride ti pare,

ma forse è solo l’ombra della sera

rappresa sul ciglio della strada.

Quarto movimento

Chiedi alla polvere, all’albero chiedi,

al muro sbrecciato, alla lucertola.

Chiedi alla carovana paziente,

alle api turbolenti,

ai pozzi infiniti,

chiedi.

 Non chiedere ai fondi di caffè

alle astrali inclinazioni

al tuo cuore non chiedere.

All’eco che non ritorna,

allo specchio senza immagine,

alla mano che non incontra,

a questi devi chiedere.

Quinto movimento

In fondo già t’avviti

e perdi luce e sguardo

esci di scena, senza più battute

mentre l’orizzonte già si disfa

nella fresca notte stellata.

Che dici? È un bisbiglio un richiamo

o forse la parola che non dici

voce notturna che si perde

ma che pure vorrei sentire

come mano cocente che ti guida

dove festa è finita, se mai vi è stata.

Le tristezze dell’infanzia sono senza conforto.

Una speranza

Se dal dubbio nasceranno foglie

e dal silenzio parole

se lo specchio non rifletterà sé stesso

e la morte fra le solitudini umane

non stenderà il suo manto.

Allora

cesserà l’assenza che corrode.

Allora

ciò che è stato e ciò che sarà

invecchieranno sui vocabolari

come il mio o il tuo.

Allora

i baci migliori saranno quelli senza perché

Mi domanda: chi sarai quando a notte

sarai giunto in fondo alla strada?

Nulla da aggiungere

tutto e giusto e perfetto

aiutatemi a finire i lavori