Cocciante: no al successo, sì all’amore

Riccardo Cocciante è a Dublino, dove vive da tempo, e anche nella capitale irlandese è circondato dalla musica: «Ascolto quello che c’è nell’aria, mi nutro di quello che che arriva, è una passione alla quale non posso rinunciare». Così come non può separarsi da Notre Dame de Paris, il cui nuovo tour italiano è stato, causa pandemia, rinviato all’autunno per proseguire nel 2022. Tour con il quale Cocciante festeggia il ventennale dell’opera: la prima rappresentazione in Italia fu nel marzo del 2002, vent’anni in cui il lavoro del maestro (e di Luc Plamondon nella versione originale francese, e di Pasquale Panella in quella italiana per i testi) ha conquistato milioni di spettatori e il successo nel mondo. Merito delle musiche di Cocciante che animano l’immortale storia scritta da Victor Hugo. «Non scrivo mai pensando al successo», ci dice Cocciante, «scrivo solo ciò che amo e che sento.

Quando io e gli autori abbiamo scritto Notre Dame non ci aspettavamo il grande successo che ha avuto, e neanche che restasse nel tempo. Certo, ho fatto di tutto perché accadesse…». In che modo? «A partire dagli arrangiamenti, che sono senza tempo, mescolano passato e presente. È così anche per i testi, c’è il Medioevo ma si trovano allusioni a tutto. Questa atemporalità è forse una delle prerogative dell’opera. Notre Dame è nata per amore, per un bisogno di scrivere, questo fa sì che sembri scritta ieri. L’altro elemento è la linearità: tutti i cantanti che he hanno partecipato, li ho sempre fatti cantare in maniera lineare, senza variazioni che possano fare parte del nostro momento. Le vieto, voglio che resti lineare nella sua esposizione perché questo aiuta a lasciare tutto in un tempo immaginario». Era “fuori tempo”, anche quando è stata scritta. Nel senso che spettacoli del genere non se ne facevano. «Io ho sempre seguito una linea: essere me stesso, a parte dagli altri cantautori, spesso “fuori moda”, e sono ancora così. Quando mi sono messo a scrivere Notre Dame sono stato guidato dallo stesso pensiero e tutti mi dicevano che assomigliava troppo a me. Ma sono io, non posso mentire. Dentro c’era la mia storia, le cose con cui sono cresciuto, la classica e l’opera che ascoltavo in casa, il rock a cui mi sono avvicinato da adolescente, Otis Redding e la canzone pop. È vero, l’ho scritta a mia immagine. Era una cosa inaspettata all’epoca e nessuno voleva ascoltarla o produrla. Una delle prerogative delle idee di successo è proprio fare qualcosa che stupisce, fuori dai canoni. Ha colpito tutti per le melodie e i testi, perché somigliava a un’opera rock ma non lo era, aveva elementi del musical, richiamava l’opera senza essere operistica». Ed è arrivata al momento giusto… «È la mano del destino. Lo noto dal fatto che le arie di Notre Dame sono tante, ci sono opere che hanno arie meravigliose ma non tante che la gente ricorda, arie da contorno, da esposizione. Notre Dame ha tante arie con una loro forza. Molte sono nate prima ma le avevo accantonate, quando è arrivato il momento tutto è andato al posto giusto. C’è un po’ di fortuna, ma la gran parte è frutto del lavoro. Tutto quello che fai nella vita ti serve, il successo di Notre Dame è arrivato dopo anni di canzoni, musica, perfezionamento». Importante è stata la sintonia con le parole di Plamondon e Panella. «Le loro parole sono state fondamentali. Quando ero più giovane, appena arrivato da Saigon a Roma, davanti alla tv ho imparato le prime parole in italiano. Guardavo i festival e i programmi musicali, con Sanremo ho iniziato ad apprezzare i testi delle canzoni. Quella tra parole e musica è un’alchimia che mi ha sempre affascinato, con gli autori c’è stato uno scambio fantastico». La pandemia ha bloccato i suoi progetti. Cosa bolle in pentola? «Tante cose, scrivo sempre: opere, canzoni… Alcuni progetti come la Turandot in Cina si sono fermati, altri vanno avanti. Devo registrare il nuovo disco, prima c’è il compleanno di Notre Dame poi i miei cinquant’anni di carriera. Ci saranno molte occasioni per fare grande festa e grande musica». Lo spettacolo dei record compie vent’anni, si festeggia con un tour in autunno Cocciante “Il mio Notre Dame che nessuno voleva”

L’intervista è di Ernesto Assante per La Repubblica