GEPPETTO ALLA BUVETTE

 

GEPPETTO ALLA BUVETTE: DOPO UNA NOTTE ELETTORALE INSONNE LE PRIME RIFLESSIONI SUL VOTO REFERENDARIO DA PARTE DI UN CORRISPONDENTE DELLA STAMPA ESTERA- GLI ERRORI DI RENZI, META’ CONSERVATORE, META’ POPULISTA- MA NON E’ L’ORA DEI PENTASTELLATI, RENZI RITORNERA’, MAGARI CON MENO ARIE DA RODOMONTE E PIU’ CAPACITA’ DI GOVERNO.

 

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Incontro l’amico corrispondente estero alla Buvette, nervoso, stanco ma ha ancora voglia di commentare la serata. E’ in Italia da parecchi anni, conosce tutti, tutto intuisce, anche i sottintesi. Il suo è il punto di vista di chi, essendo abbastanza lontano, è anche più obiettivo.

Cosa ne pensi?

Bel discorso quello di Renzi, stanotte. Si diceva che sapeva vincere ma anche perdere. E’ vero, è caduto in piedi. Poi quell’emozione nella voce, lui di solito così toscanamente acido e sfottente.

Mi puoi fare una analisi del voto da non italiano?

E’ stato, come da noi l’elezione di medio termine, molto politicizzato, il referendum è rimasto nello sfondo.

Perché secondo te, colpa di Matteo Renzi, come si dice? Si è troppo esposto?

No! Ingolla frettolosamente il caffè, poi riprende: come faceva a non esporsi. In ogni caso sarebbe stato uno contro tutti. Non si trattava di un referendum sulla caccia, qui c’era in discussione il cuore del vostro sistema politico e istituzionale.  

Ma proprio per questo la gente avrebbe dovuto votate i quesiti, e non pro o contro Renzi.

Non è stato così! E’ stato un giudizio su Renzi e la sua politica. Lo dicono due cose: l’alta affluenza, insolita anche per l’Italia, e la polarizzazione del voto.renzi fuori

Cioè, spiegati meglio.  

Hanno votato no il Mezzogiorno, le isole e le periferie del Nord. Il sì è stato in partita solo nelle grandi città del nord, dove si vive di terziario, servizi, commercio. Renzi ha indicato la luna, ma la gente ha guardato il dito della disoccupazione, della carenza del welfare, delle difficoltà di ogni giorno. Hai visto quanti no dai giovani? Per un rottamatore è un brutto segno.

Come dargli torto?

E’ stato un referendum sociale. La ragione è sempre nei numeri, e il no ha stravinto.  Chi perde ne prende atto. Renzi ha tentato l’azzardo e ha perso…

Troppi gli errori in questa campagna elettorale?

Non solo, Renzi aveva perso già da prima.

E cioè?

Tra le fila dei no molti sono contro il sistema e la loro opposizione è a prescindere. I 5 Stelle, per intenderci. Poi l’opportunismo di Berlusconi. Renzi, non avrebbe dovuto rompere.  Non è stato eletto lì da nessuno se non da un parlamento delegittimato dalla sentenza della Corte Costituzionale, non dimentichiamolo. Poi l’ondata del populismo in Europa e in America. Renzi non è stato in grado di capire questo quadro generale. Si è perso nelle politiche spicciole. Ora, il populismo lo si contrasta capendolo, strappandolo alla radice, non assecondandolo. Renzi non l’ha capito e gli è corso dietro, senza strategia di medio-lungo periodo. A Grillo non è richiesta, a chi governa sì.

Quando l’ha fatto?

Da subito. La sua origine democristiana ha avuto il sopravvento. E’ stato per metà conservatore e per metà populista, mai riformatore vero. Lo si vede dagli stessi quesiti referendari.

Ma cosa avrebbe dovuto fare?

Cosa non avrebbe dovuto fare, piuttosto: i famosi ottanta euro, i buoni scuola, le regalie a pioggia, il dispendioso compromesso sulla Fornero (non era meglio ripristinare le norme Sacconi?). Poi l’abbandono della spending rewiew,  il pasticcio delle banche, il canone RAI imposto per sostenere un carrozzone politico….. tutte politiche sbagliate o confuse. Ad un certo punto la gente non ha capito nulla, ha smarrito la direzione. Alla gente senza lavoro non dai un’elemosina di 80 euro, è meglio il reddito di cittadinanza, su quella strada i 5 Stelle ti fottono. Serviva un grande patto per il lavoro, popolare e fra le generazioni, magari anche litigando con la UE. Per l’unica cosa che dà dignità e speranza. Magari utilizzando i risparmi che gli italiani tengono sotto il materasso, come ci diceva il Censis.

Il presidente del Consiglio Renzi
Il presidente del Consiglio Renzi

Finisce l’era Renzi?

Non credo, in fondo ora il vostro ex premier vorrà intestarsi da solo circa il 40% dell’elettorato. Una forza di tutto rispetto. Mentre dall’altra ci si perde fra capi vegliardi, capetti, aspiranti tali, una babele che sarà difficile mettere insieme. Se ci rifletti bene, questa sconfitta potrebbe essere un nuovo inizio, preludere ad un rilancio.

Ma se il PD lo sfiducia?

Non credo ci siano i numeri. Non a caso la sinistra interna al PD ha detto che il governo è una cosa il partito un’altra. No, io credo che l’opposizione interna abbia bisogno di tempo. La tentazione di discendere dal carro del perdente c’è, ma non si vede il carro del vincitore. Lasceranno Renzi lì a rosolare.

Non potrebbe essere Renzi a dimettersi per avere le mani libere?

Per che cosa? In panchina sei rottamato e non mi sembra l’uomo, né questa la sua strategia. Ogni sua mossa, se non perde lucidità, sarà finalizzata al prossimo congresso PD e alle elezioni politiche del 2018. Al congresso dovrà uscire confermato. Non dimentichiamo che le liste dei candidati deputati e senatori le presenta il segretario del partito. Alle elezioni vorrà tesaurizzare il 40% e tornare in pista. Magari le vorrà fare subito, ma c’è la legge elettorale da fare…

E nel frattempo col governo come la mettiamo? Tecnico, politico, lui stesso?

Un reincarico è da escludere. Credo che a Renzi farebbe comodo un incarico a Padoan, continuità nelle politiche economiche e un messaggio di distensione ai mercati e all’Europa. Meno un incarico a Grasso che gli sta antipatico, ricambiato. Da segretario potrà operare dietro le quinte e sui gruppi parlamentari per la legge elettorale. Poi le elezioni 2018 con un programma e una squadra nuovi, magari con le riforme costituzionali, che in fondo non sono state propriamente bocciate. Vedremo Mattarella cosa decide.

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Un’ultima domanda: il PD si spacca? E la minoranza che farà?

Se avesse vinto il sì, la minoranza si sarebbe liquefatta in un giorno. Ma la vittoria del no ha troppi padri, e rissosi. Ogni intesa politica col fronte del no sarebbe sentita come incestuosa.  Strada impraticabile per via Bellerio o Arcore o il cielo pentastellato. Dunque, dove potrebbe andare la minoranza? Uscire e fare l’ennesimo gruppetto estremista e un po’ attempato, dopo aver “vinto”? Dalema e Bersani hanno solo una strada: riprendersi il partito, e se non c’è la faranno farsi da parte una volta per sempre.