IL CATALOGO E’ QUESTO! NELL’HAREM DI LOUIS FERDINAND

 Perverso in tutto. Radicalmente. In politica, è noto. Con le donne se ne può aver conferma gettando un voyeuristico sguardo nelle lettere inviate alle “amiche”. Eufemistica definizione delle avventizie diverse amanti, con le quali è superbamente menzognero. Dispensatore di sé qual tipo “leggendario”.

Giuseppe Marcenaro, autore dell’articolo

Esibisce, con strane carinerie, pur tra le più trucide circonvenzioni, la propria imago di cavaliere dell’ideale. In realtà punta soltanto a portarsi a letto il femminaio che via via frequenta in giro per l’Europa. E quelle beate donne stanno al gioco erotico. Lui, a quel tempo, il medico Louis -Ferdinand Destouches, è in procinto di trasfigurarsi nello scrittore Céline: un uomo groviglio. A modo suo vittima delle proprie pulsioni: cerca di esorcizzare la paura con il furore dell’immaginazione. Il suo dramma sta in una totale mancanza di equilibrio.

Louis Ferdinand Céline

Un combattimento impari, tutto interiore, tra la piena intelligenza con cui affronta la realtà e la sua inesistente resistenza morale. Un immoralista. Meglio, un amorale. Si lascia coinvolgere dal gioco delle passioni, dei risentimenti, dei ciechi e assurdi furori. Le “Lettere alle amiche” (ed. Adelphi, 260 pp., 15 euro) sono in questo caso un catalogo esemplare di nefandezze mascherate: un gioco a rimpiattino, il cui fine è sempre e comunque una invarigolata (è a Venezia il succhiello del falegname, inciso mio) tra le lenzuola, benché sembri parlare d’ altro.

Una propedeutica a ciò che avverrà. Per rinnovellare, con la scrittura di una lettera, quanto è già avvenuto. E’ immaginabile come un provetto amatore? Capace di lasciare un segno per la sua perizia?

La moglie Lucette Almanzon, dopo la scomparsa di Célin nel 1961, ha impedito che le opere “maledette” fossero ristampate e gettassero nuova riprovazione sul marito.

Scriveva il 4 novembre 1932 da rue Lepic, ai piedi di Montmartre dove allora abitava, a Erika Irrgang: “Divenga decisamente viziosa sessualmente. E’ una cosa che aiuta molto e libera dal romanticismo, la peggiore delle debolezze femminili – e delle debolezze tedesche soprattutto. Impari a fare l’amore ‘da dietro’. E’ una cosa che aiuta tantissimo a far contenti gli uomini senza alcun rischio. Davanti è una rovina. Attenzione! Massima attenzione!”.

L'”angoscia” che una delle sue amanti potesse rimanere incinta è una costante in tutte le lettere. Per poi passare a parlare di sé e del suo recentissimo “Voyage au bout de la nuit”: “Il libro è molto stroncato e molto favorevolmente accolto dalla critica… Staremo a vedere. In fondo ha poca importanza. Dopo dieci anni un libro è vecchio più del giornale di ieri! Per quanto vitale sia stato: ogni cosa muore…”.

Erika Irrgang era una studentessa tedesca che sarebbe diventata giornalista e romanziera. Sarà lei a raccontare l’incontro con Céline. A rievocare le settimane trascorse a Parigi, nella casa di rue Lepic, le visite che lui le fece a Breslavia, a Berlino e a Cambridge. Una nuvola di lettere dove Céline assume verso la giovane un atteggiamento affettuoso e paterno. Con brutali sfondoni erotici. Céline al tempo del loro primo incontro ha trentotto anni. Aveva forse immaginato Erika come una possibile anima gemella “inquieta, intraprendente e un po’ perversa”. Doveva aver proiettato le difficoltà della sua sorte sulla sorte di lei.

Erika Irrgang

Il rapporto tra i due sembra essere una specie di gioco “al quale in qualche modo abbiamo già perso in partenza e in cui, per avere la minima possibilità di vincere, bisogna lottare con molta durezza e furbizia, eliminando qualunque forma di vita sentimentale a beneficio della sicurezza professionale, sociale e politica”. Le lettere, siamo nei primi anni Trenta, non si limitano al privato, fanno vedere l’incombenza in Germania di una forza nefasta che avrebbe mutato i destini dell’Europa.

Con terribili profezie da parte di Céline. Il 17 febbraio 1934: “Qui accadono cose piuttosto tragiche. Tutto questo finirà fra cinque o sei anni: l’unione europea si farà nel sangue”. Per concludere con saluti di inquietante e tragica ironia: “Heil Hitler!”, “Heil Goering!”.

E’ già il polemista. Il nazista a livello embrionale. Più tardi, nel 1965, Erika Irrgang avrebbe riepilogato il proprio “viaggio al termine della notte”: “Andavamo in giro attraverso le strade notturne di un quartiere malfamato. Louis si metteva a parlare con dei vecchi ubriaconi e delle prostitute pallide. Dava a un poveraccio che sputava i polmoni una ricetta per un ricovero in un dormitorio municipale. Alzava poi le spalle quando il malato stesso ce la strappava davanti agli occhi. Dopo, mi faceva una conferenza sull’ inutilità di aiutare la gente, e descriveva con dei dettagli orrendi la ‘corte dei miracoli’ che si parava davanti a noi. Fui molto colpita da queste escursioni nella notte. Credo che le facesse per me, come esempio, per mostrarmi come fosse importante prendere le distanze dalla vita sulla strada.

Per rallegrarmi, una volta mi propose di andare al Bois de Boulogne per veder sorgere il sole. Era un mattino magnifico. Parlammo pochissimo, e non in contrammo anima viva sino al momento di far colazione in uno dei caffè del parco. Non riuscivo a capire come l’insonnia non gli lasciasse il minimo segno di stanchezza, sia sul volto sia sulla sua attenzione. E quando dopo queste avventure notturne tornavo a dormire nell’ appartamento in rue Lepic, lo attendevano ancora molte ore di servizio alla clinica”.

E le altre amiche? Tra note e anonime una lista del tipo “Madamina il catalogo è questo”. Tutte quante hanno “avventure brevi”. Dovevano pensare all’amante tale a un satiro perennemente infoiato. Tuttavia, dopo essersele fatte, non le abbandona. Prosegue il combine con un confidenzialissimo compagnonage. Attraverso le lettere. Continua a scoparle, con la scrittura. Coinvolgendole anche nella sua avventura letteraria, confidando, menzognero, indifferentemente all’ una e all’ altra: “Mi ha ispirato per una parte di ‘Mort à credit'”.

Un “grande amore” sembrerebbe aver tuttavia segnato il tourbillon “sentimentale” del satiro. Quello per Elizabeth Craig, cui dedicherà “Voyage au bout de la nuit”. Elizabeth e Louis si erano conosciuti nel 1926 in una libreria di Ginevra. Elizabeth veniva dall’ America, da Los Angeles. Ballerina a New York nel celebre spettacolo Ziegfeld Follies. Era poi arrivata in Europa per seguire corsi di danza a Parigi. Céline, medico, lavorava presso la Société des Nations. A Ginevra si sentiva solo, lontano dalla moglie Edith Follet, sposata nel 1919, rimasta in Bretagna.

Elizabeth ha ventiquattro anni. Emana ardore. Per lei Céline perde la testa. Sui due piomba però il dramma. La Société des Nations non rinnova il contratto a Céline. Deve tornare in Francia. Va a vivere a Clichy. Poi a Parigi, dove trova un alloggio in rue Lepic. Elizabeth lo raggiunge. Vivranno insieme fino al giugno 1933. Céline, nonostante la passione per la bella americana, non perde certo il “vizio”: una, due, tre donne contemporaneamente. Fa tutto scopertamente. Possibile si trovino nel letto della casa di rue Lepic anche in tre.

Céline con Elisabeth Craig

Poco dopo la pubblicazione di “Voyage au bout de la nuit” si consuma la rottura con Elizabeth. Lei torna in America. Céline vivrà il distacco dolorosamente. La storia, confessa, lo lascerà “humainement infecte, vraiment américaine, hélas!”. Il ricordo di lei non lo abbandonerà e tenterà di riconquistarla, durante un viaggio che farà in California nel 1934. A Hollywood cercherà, senza successo, di vendere i diritti cinematografici del “Voyage”.

Gli resterà nell’ animo un amarume cupo quando scoprirà che “l’imperatrice”, come chiamava Elizabeth, aveva sposato un ebreo, Benjamin Tankle, agente immobiliare. Qualcuno avanza una curiosa ipotesi: il tipo che gli ha rapito il grande amore possa essere la sorgente del suo efferato antisemitismo.

L’ uomo però non si perde d’ animo. All’orizzonte affiorano, ininterrotta giostra, Erika Irrgang e poi, una certa N., ebrea austriaca, insegnate di ginnastica a Vienna, vivace frequentatrice di influenti personaggi della cerchia psicoanalitica, con cui ruffianamente Céline si svela: ” … amore… non amore… importa poco. Ciò che conta è vivere soffrendo il meno possibile. Le donne mi attizzano, per quanto cerchi di resistere.

M’ attraggono molto le perversioni. Bisognerà pure che si vada a letto tutti insieme un giorno o l’altro. Del resto sono andato a letto con quasi tutte le donne attraenti che conosco. E lei, modestamente, lo sa bene. Per me è solo una conversazione più sincera di altre, una conversazione sui culi. La mia fidanzata Elizabeth non rientra prima di gennaio (la lettera è dell’ottobre, ndr). A Vienna sarò dunque da solo. Spero che il suo nuovo amore non le impedisca di dedicarmi un po’ di tempo… Se non può evitare di ricevere il suo filarino, starò volentieri nella stanza accanto. Anche questa cosa mi fa molto piacere. Tutto mi fa piacere. Dal momento che mi diverto e imparo… Si diverta pensando a me. Si possono amare molte persone contemporaneamente. E’ una verità che quasi sempre uno scopre quando muore”.

Evelyn Pollet

Nel girone anche Evelyn Pollet, giornalista e scrittrice. Pubblicò un libro su Céline che ebbe un grande successo dove evocava l’uomo e l’artista che le aveva lasciato un segno indelebile. Alla memoria degli approcci erotici rimase coinvolta per tutta la vita. Ricordava le sue mani intelligenti capaci di far fremere il corpo.

A oltre ottant’ anni evocava i rendez-vous con nostalgia: “Gli occhi di quest’ uomo duro avevano una straordinaria espressione languida, di confidenza, di richiamo”. Evelyn Pollet è morta centenaria nel 2005. Si vede che le intime confidenze con Céline erano corroboranti: infatti un’altra amante, la giornalista e reporter francese Evelyn Pollet, morirà nel 2008, a centotré anni.

Il catalogo delle femmine le cui identità sono arrivate fino a noi prosegue con Karen Marie Jensen, ballerina danese sempre in giro per il mondo. Anche se, pare, trovasse il tempo di vivere con Céline approcci ravvicinati. Gli era stata presentata da Elizabeth Craig. Con Karen si confidava per il perduto amore con “l’imperatrice” e nelle lettere sputava tutto l’odio per il marito che la Craig aveva scelto: “… mi vendico come posso… ah! Il piccolo Romeo, più bello, più ricco, più giovane arriva tutto pimpante… un’impotenza spirituale inaudita. Un lirismo da Galeries Lafayette, entusiasmi da ascensore… l’ anima da luccicante trombone che vive in una nazione di garagisti ubriachi e tra non molto completamente giudei”.

Lucienne Delforge

Entrò poi nel corteo Lucienne Delforge, una giovanissima pianista, agli inizi d’ una carriera musicale che avrebbe fatto di lei una vedette internazionale. Céline, un uomo già maturo, celeberrimo autore del “Voyage au bout de la nuit”, la vide il 4 aprile 1935. Lucienne dava un concerto alla Salle Chopin a Parigi. Appassionato di musica, Céline cadde in deliquio. Subì come folgore il fascino della giovane interprete.

Il 3 maggio successivo la rivide alla Salle Caveau. Entrambi erano tra il pubblico. Nell’ intervallo lui la avvicinò. Le confidò che il modo in cui lei aveva eseguito, un mese prima, lo Studio di Chopin noto come “Rivoluzionario”, gli aveva chiarito un certo sentimento di crudeltà che aveva dentro di sé, aiutandolo a finire un capitolo del suo nuovo libro, “Mort à crédit”.

Nei giorni successivi si rividero. Lui le regalò alcuni libri, tra cui “L’ Eglise” e “Le Désir”, e un dipinto di Marie Laurencin. La storia partì. Un intreccio tra due personalità fortissime. Conoscenza intima nel solito appartamento di rue Lepic. Un weekend a Londra. Poi i viaggi insieme: la Danimarca, la Svizzera, l’Austria.

Lucette Almanzon , ballerina, è morta nel 2019 a 107 anni

E le lettere. Al culmine della passione lei divenne “tesorino mio”. Per proseguire con una lettera di nove pagine: “Comme je t’ aime bien. Comme j’ ai besoin de toi. Tu sais que je ne mens jamais, que je ne ruse jamais… je t’ aime bien fort et pour la vie, forcément”. La rottura si consuma nell’ estate del 1936. Anche per lei lettere e accorate raccomandazioni. E il proprio ferale dolore della vita. “Sono contento di saperti in forma smagliante. Va tutto bene così. Sii prudente. Bada a te. Non fidarti dei tuoi impulsi troppo rischiosi. Non tentare il diavolo. Lui distrugge… Non ho mai avuto una vita facile… Giorni di macigno seguono a giorni di cacca. In fondo niente potrebbe piacermi di più. E’ la buona vita del gaglioffo per cui son fatto. Faccio collezioni di sfighe… Continuo nella notte a essere perseguitato dagli incubi”.

Lucette Almanzon nel 1938

Al tempo di questa lettera Céline aveva già incontrato Lucette Almanzor, ballerina dell’Opéra comique, che sposerà nel 1943 e con cui condividerà gli ultimi venticinque anni della sua vita.

Nel 2005 sei lettere d’ amore e poi d’ amicizia inviate da Céline a Lucienne Delforge furono vendute all’ asta chez Drouot -Richelieu. La stima era piuttosto bassa. Da mille a millecinquecento euro le lettere brevi. Le più lunghe, cinque -seimila euro. I collezionisti si contesero gli autografi, facendo salire il prezzo: tremila euro per le lettere brevi; diciannovemila per le più importanti. Alla fine, un collezionista anonimo, si aggiudicò tutto l’insieme per trentottomila euro. “E’ un ottimo risultato. Non avrei mai immaginato di ottenere un tale profitto”, commentò il banditore dell’asta.

Giuseppe Marcenaro per il Foglio