La felicità di Dolce & Gabbana

“Solitario, confuso sessualmente, troppo libero per dare felicità”. E’ la risposta che lo stilista Gabbana (che parlava anche per il compagno Dolce) dà in un’intervista a un giornale, a proposito di famiglia, adozioni, procreazione assistita, ecc. La domanda era: “come vede il futuro?”.  E’ l’ultima parte della frase, quel “troppo libero per dare felicità” che mi ha colpito.

Si è sempre sostenuto che la libertà senza limiti sconfina in arbitrio e dispotismo, quindi nel suo contrario. Lo stesso vale per la felicità? Nessuno può ragionevolmente sostenere che il fine dell’esistenza (quella terrena;  per l’altra, se c’è, è un altro paio di maniche) non sia la felicità, cioè appagamento, realizzazioni dei desideri, ora e per sempre. La relatività di spazio e tempo hanno posto una base “scientifica” a questa pretesa, dando all’esistenza una  libertà senza confini o limiti. Ma l’uomo è finito, quello occidentale poi è non analogico e non riesce che a concepirsi come una parte del tutto e, perciò stesso, limitato, circoscritto, transeunte. Dunque, la felicità va cercata nel piccolo, nell’insignificante, nell’irrilevante? Va cercata nei vincoli e legami e protetta da confini, poiché oltre non c’è memoria ma oblio, non c’è normalità ma follia, non c’è vita ma morte?