La mia storia rischia di diventare una biografia (Tahar Djaout)

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La satira farebbe bene ad occuparsi degli uomini e a lasciare stare i santi, specie se non sono i tuoi. Ma in Occidente non si può impedirglielo. Semmai alla satira si risponde con la satira e non con la spada. Almeno qui da noi, perché nel mondo islamico non sembrerebbe così: “coloro che ci combattono con la penna devono morite di spada” ordina un gruppo islamico armato, guidato dell’imperativo giuridico della sharia, non da quello etico di un islam aperto e cosmopolita. Ma esiste davvero un islam moderato, cioè libero dei fondamentalismi, è la domanda che parecchi si fanno.

Per rispondere, devo parlare dei morti, degli invisibili e dei pavidi ipocriti.

Dei morti, ecco un sommario (molto sommario) elenco che deduco da un documentato articolo di Giulio Meotti sul Foglio del 17 gennaio 2015:

Chokri Belaid,  scrittore algerino, assassinato; Muhammad Shakil Auj, preside università Karachi, assassinato; Tahar Djaout, scrittore algerino, assassinato; Cheb Hasni, cantante, sparato, Algeria; Farag Foda, articolista egiziano, decapitato; Laadi Flici, morto nel suo studio con la penna ancora in mano, Algeria; Abderrahmane Chergou, lasciato morire dissanguato; Abdelkader Alloula, direttore di teatro, morto con tre pallottole nel cranio; Mohamed Boukhobza, morto sgozzato davanti alla figlia; Said Mekbel, editorialista e Yasmina Drissi redattori di Le soir d’Algerie, uccisi; Mohammed Taha, giustiziato per apostasia dopo una persecuzione durata oltre 20 anni perché confutava il dogma del Corano eterno; Essam al Rawi, egiziano, assassinano all’uscita di casa; Khalil al Zahawi, il massimo studioso arabo di scrittura classica, assassinato; Mohammed Puyandeh, scrittore iraniano, strangolato,; Daryush Foruhar, iracheno, scrittore, pugnalato a morte e mutilato con la moglie; Mehdi Shokri, poeta iraniano, morto dopo che gli avevano cavati gli occhi; Rahman Halefi, romanziere cui tagliarono le vene, morendo dissanguato, ecc. ecc. Sono i moderati di cui dubitavamo l’esistenza.  Ma chi li ha conosciuti? Quando ne abbiamo sentito parlare? Chi ha marciato protestando contro la loro morte? La “biografia” di questi morti fatica a diventare “storia”, e allora si ricordano solo le armi.

Poi ci sono gli invisibili, quelli che per non morire hanno dovuto tacere, abiurare, sparire. Ci sono il “Voltaire arabo” Sayyid al Qemny, lo yemenita Abdel Aziz al Maqaleh, il premio Nobel egiziano Naguib Mahfuoz, scampato per un pelo dalle coltellate degli integralisti perché troppo illuminista, laico e amico degli ebrei, e altri….

Infine ci sono i pavidi e ipocriti occidentali, che siamo noi, pronti a strillare (giustamente) per Charlie Ebdo, a spasimare per la satira che prima non ci piaceva, a marciare in due milioni contro la nostra paura, a fare di ogni erba un fascio, sotto il velo della nostra ipocrisia e ignoranza. Terapia consigliata: leggere ad alta voce tutti i giorni al mattino (nella nostra casa riscaldate, ecc.….come scriveva Levi) l’elenco di cui al punto uno, quello dei morti. Lo so, è noioso, ma si sa che le medicine amare fanno bene.