La natura del gatto

gatto

Amo gli animali, come amo altre cose, ma essendo un po’ di gusti difficili, uso parsimonia e giuste distanze. Non ho avuto mai animali per casa, se si escludono due pettirossi, trovati stecchiti una mattina nelle rispettive gabbie (la misteriosa morte venne rubricata come puntura di zanzare tigri). Il luttuoso evento non sollevò particolari rimpianti nei bambini; d’altra parte, dopo i primi entusiasmi, ero io a doverli accudire.

Non ho voluto mai animali per rispetto e, credo, vero amore verso di loro, in quanto non concepisco che una bestiolina possa essere sottomessa a chicchessia, né rinchiusa in gabbia o seppellita in quattro mura domestiche, o relegata sul terrazzo, o costretta ab ora a defecare e nel frattempo trattenere. O peggio, legata al collo da un metro di catena dall’alba al tramonto.

Nell’affetto delle bestiole, diversamente appellate e addobbate, verso i padroni non ho mai creduto, se non sul piano del mero reciproco opportunismo.

Per tutto questo ho sempre espressa la mia sincera ammirazione per il gatto, bestiola in cui trovo parecchi tratti comuni e affinità elettive.

Il più domestico degli animali, che si fregia di dare nome alla stirpe dei felini (felix per i latini era il gatto), che ha riempito di sé intere biblioteche, films, che si è intrufolato in mille quadri, si è posto al centro di mille racconti, alle cui gesta sono intitolati blog, legati ereditari, leggende e superstizioni, modi di dire, ecc., è quello che meglio di tutti ha tenuto l’uomo a distanza.

Se ne è servito e se ne serve, gli dà la sua confidenza, non disprezza la sua compagnia, qualche buffetto, qualche gigioneria, ma sempre con aristocratico distacco. Sarebbero inconcepibili con lui scene di promiscuità animale, di sbaciucchiamenti leziosi o confidenze, come quelli che vediamo fra cani e padroncini.

Vive e osserva, ma il più delle volte è distratto, come fosse lì per caso; a volte partecipa alla vita domestica, ma la scelta dei tempi e dei modi è sempre la sua; fa se ne ha voglia, dorme o mangia quando gli pare, non si ripete, non ama il gregarismo, è imprevedibile e volubile. Dei suoi amori nulla si sa, laconico anche in questo, è però facile pensarlo all’opera infastidito dai rochi, prolungati singulti della femmina. Che diamine!

Prende la vita con scetticismo, mosso da esigenze immediate, senza architetture d’animo o fisime speranzose, insomma con una saggezza affinata dall’istinto e che acutamente coglie la precarietà dell’esistere.

Sono questi alcuni dei tratti che lo distinguono dal resto del regno animale e che, in fondo, gli hanno permesso di vivere da protagonista, senza i fastidi di soverchi doveri o i lacci di troppe morali.