Melanconico certo, rassegnato forse, Maurizio Maggiani dal suo verde esilio ci ricorda, con la sua lezione di pesca all’anguilla, il coraggio di resistere e la meraviglia che accompagna sempre la speranza che il prossimo sarà un anno buono.
Auguri. Me li tirano addosso ‘sti auguri per strada, al telefono, via mail, al citofono e dal fornaio; i graditi auguri fioccano, sibilano, strillano, mormorano e non c’è modo di mettersene al riparo. Auguri di che? Da tempo ormai va scemando fin quasi ad estinguersi l’attesa augurale della felicità, cautela e disincanto consigliano di lasciar correre l’inaudita pretesa di un felice anno nuovo, l’auspicio è prudentemente finito per scivolare nella serenità; almeno questo, che il prossimo anno sia sereno. Io questa storia della serenità proprio non riesco a digerirla, mi deprime, mi ferisce, mi offende. La serenità è dei santi, è l’ardua conquista dei mistici, e tra loro non tutti, serena è una giornata di tramontana come di questi gironi, fredda lucente e pungente; per il resto ha un soave sentore di abbandono e mi induce un qualche sentore di morte, mi spiaccica davanti agli occhi le mortine, i manifesti funebri affissi negli spazi murari dedicati, è serenamente spirato tra le braccia dei suoi cari. Che poi è da vedere quanti e come ce la fanno a spirare serenamente, impresa forse ancor più ardua della felicità. No, non agogno la serenità, non sono ancora pronto per l’abbandono, se qualcuno ha proprio voglia di augurarmi qualcosa di buono per l’anno che verrà, che lo faccia per il mio bene, e allora mi auguri la forza e il coraggio per sostenere un anno battagliero, di questo sì che ne avrei un gran bisogno. Appartengo alla casta dei perdenti, se volgo lo sguardo alle mie spalle, all’anno che sta chiudendo i battenti, quello che vedo è una distesa di macerie, i resti di tutte le battaglie che ho perso, e le ho perse tutte. Le nobili battaglie per cui sono stato messo al mondo e cresciuto, la conquista dei diritti, l’affermazione dei doveri, la promettenza di una nuova, redenta umanità, il bagaglio del perfetto perdente della contemporaneità. E dovrei essere sereno? Se è questo che volete è perché mi state chiedendo quello che ancora non posso darvi, la resa finale. Perché sono un perdente, e va bene, ma non ancora uno sconfitto; la sconfitta chiede la resa e io ancora non mi sono arreso. Magari il prossimo anno sarà quello buono per la disfatta finale, magari il prossimo ancora, chi lo sa, ma per il momento non se ne parla.
So di espormi al ridicolo, ma vi dirò che se sono ancora qui è perché ho la mia arma segreta, la più grande fortuna che mi abbia regalato la vita, e questo a differenza dei tanti miei confratelli della casta perdente, meno fortunati di me e ormai disarmati, che serenamente vanno dileguandosi tra le braccia di una Storia che si è fatta nemica, sepolti da vivi nella coltre dei cari ricordi di un tempo perduto. La mia arma è primordiale, niente tecnologia, niente sofisticazione, per questo non rilevabile, non contrastabile, nemmeno lontanamente immaginabile dall’Ai. Mi è stata data in dotazione che ero ancora un ragazzino, ed è frutto dell’insegnamento che sa dare l’antica tecnica della pesca dell’anguilla di fiume nota nella mia lingua natale come pesca con la mazzacola.

Non voglio dilungarmi nei dettagli, alcuni particolari possono risultare alle sensibilità contemporanee raccapriccianti se non disgustosi, ma devo pur spiegarmi. Dunque, l’anguilla di fiume, detta sempre nella mia lingua cechina, non soffre la fame, ha fretta di andarsene al mare e per questo rinuncia anche a cibarsi, a meno che non si tratti di prelibatezze a cui la genetica non sa resistere. La sua debolezza sono i lombrichi, e non i lombrichi in genere, ma i più prelibati, e questi non si trovano nella terra comune, ma nel letame. Vanno dunque cercati nei letamai, presi, ne servono una dozzina meglio più che meno, infilzati per la loro lunghezza nel filo di refe per farne una sorta di collana che verrà fissata alla lenza; l’anguilla si avventerà e i suoi sottilissimi e affilatissimi denti rimarranno impigliati nelle fibre del refe e non resterà che la destrezza di staccarla senza farla scivolare via, si usava per una efficace presa abrasiva una grande e ruvida foglia di zucca. Il tutto fa un po’ schifo, lo so, e tanfa pure di crudeltà primitiva e selvaggia promiscuità; ma così erano i bei tempi ormai perduti e le anguille erano preziose riserve di proteine e grassi nella magra dieta della casta dei miserabili di cui sono figlio. Voglio però rassicurare a mia parziale discolpa che ho smesso appena mi è stato possibile la barbara pesca; potrei dire per la conquista di una civile coscienza e non mentirei, ma, in tutta sincerità, innanzitutto per la fine di una risorsa essenziale, i lombrichi del letame, finiti con la fine dei letamai, grande conquista del miracolo economico e dell’emancipazione delle plebi da una primitiva agricoltura di sussistenza. Ora come ora le anguille non le posso vedere sul banco dei pesci, figuriamoci ucciderle. Loro come i lombrichi. Resta l’arma però, che non è l’orrenda mazzacola ma un insegnamento.
A me il letame non ribrezza, da ragazzino ho imparato a metterci i piedi e le mani senza paura di affogarci dentro, andavo in cerca di lombrichi, creature ai miei occhi meravigliose nella loro aliena vita, creature singolarmente linde appena fuori dal letame. So da sempre cos’è il letame e so che la mia casa è lì a un passo dal letamaio, la prima cosa che mi è stata insegnata prima ancora della pesca all’anguilla di fiume è come tenermi pulito senza rinunciare a uscire di casa per la pesca; così mi è naturale avere ben ficcato in testa il monito di don Milani, è facile avere le mani pulite se si tengono in tasca. E questo anno in scadenza si è consumato in un immenso letamaio e io sono uscito di casa ogni santo giorno, e il prossimo promette di essere identico se non ancora più fetido, e tutto quello che chiedo è di continuare a uscire alla pesca, ho la mia arma segreta, so di poter cercare e imbrattarmi, ma so anche di saper trovare e sapermi ripulire.
Quando cerchi trovi sempre la creatura meravigliosa, la conferma che fai bene a restare in vita, fai benissimo a coprirti di ridicolo e a non accettare la resa, perché non tutta la meraviglia è stata soppressa, giustiziata, massacrata, che sia in virtù di legge o di forza. No, non c’è potere ancora capace di farla finita, e è vero che nel letame, non “dal” ma nel letame, nascono i fior. E ne basta anche uno, uno solo, per testimoniare, e nemmeno importa quanto sia vistoso o quasi invisibile.
Tanto per dire ho trovato la meraviglia persino nella nefanda occasione di Halloween; un esserino, un bambinello di sei, sette anni, striminzito nel suo costumino da scheletrino che vagava per strada di prima mattina con un sacchetto stretto tra le mani. La consegna era, si sa, dolcetto o scherzetto, l’ordine delle cose era prendere, pretendere, ma l’esserino non aveva capito, il suo ordine delle cose era un altro, inverosimile, e mentre io mi guardavo attorno alla disperata ricerca di un posto dove procurarmi il dolcetto, lui mi è venuto incontro e mi ha messo tra le mani un soldatino di cioccolato. E se n’è scappato via come se niente fosse, come se non sapesse, e non lo sa, cosa volete che sappia quell’esserino, che quel suo gesto così insensato, così illogico, così meraviglioso, ha avuto per un attimo stupendo la forza eversiva capace di demolire il perfetto ordine che governa il letamaio. Solo un attimo, certo, solo un lampo, forse tornerà a casa e verrà istruito sul modo corretto di essere nel mondo, chissà. Io non ho avuto la prontezza neppure per ringraziarlo, ma solo di sorridergli intanto che se ne trotterellava per il suo mondo. E ancora continuo a sorridergli dopo tutto questo tempo, sorrido intanto che scrivo al soldatino di cioccolato che è qui sulla mia scrivania, e un po’ mi commuovo perché quel bambinetto è un alfiere e il soldatino la bandiera del nostro reggimento, e finché sarà qui non ci sarà resa. Per questo e tutto quello che ancora resta, vi prego, nessun augurio di sereno anno nuovo. —
Articolo di Maurizio Maggiani per La Stampa

