Fermare il tempo è sempre stato un sogno dell’umanità. Non perdere vigore, non perdere bellezza. Gli dèi dell’Olimpo, nutrendosi di ambrosia e nettare, avevano garantita eterna giovinezza. Dorian Gray, nel romanzo di Oscar Wilde, sposta lo scambio faustiano anima-conoscenza sul piano inclinato della non decadenza fisica, scivolando nella perdizione fino allo schianto. Ma è nel nostro presente, primi decenni del terzo millennio, che quell’aspirazione è diventata obiettivo costante della scienza. Scavalcati i confini del mito e della letteratura, archiviati i patti col diavolo, il ribaltamento dei processi di “aging” viene tentato e ritentato nei laboratori, offerto alle cure della medicina e spesso venduto a un pubblico frastornato dalle novità, consumato dall’ansia di non saperne abbastanza.
Di tutto questo racconta l’ultimo libro di uno degli studiosi più rispettati, l’americano Eric Topol, accademico e cardiologo, autore di Super Agers: An Evidence Based Approach to Longevity. Che cosa si propone Topol? Di mettere nero su bianco, in sintesi semplice, un approccio alla longevità che sia fondato su dati, prove, riscontri. E, ancora di più, di allontanare dai sistemi sanitari il rischio di una forbice feroce tra chi potrà permettersi “la lunga vita”, pagandosela, e chi, aggrappato alla zattera di Medicare negli Stati Uniti o della mutua italiana, dovrà accontentarsi delle briciole di un banchetto esclusivo.
Potremmo citare, con Topol, quattro linee di sviluppo. La riprogrammazione delle cellule per ringiovanirle (controindicazione: l’insorgenza di tumori). Lo studio di farmaci che puntano all’ablazione di cellule senescenti (controindicazione: l’eliminazione di cellule che sono invece necessarie). Le trasfusioni di sangue da organismi più giovani a organismi meno giovani (funziona nei topi, ma tra esseri umani è una terapia pericolosa per le derive immorali di sfruttamento che potrebbe innescare). Infine la scoperta di molecole che, sperimentate in un campo, si rivelano a sorpresa utili per gli effetti di longevità: ultimo caso è la rapamicina, individuata sull’isola di Pasqua o Rapa Nui, da cui il nome. Utilizzata per ridurre il rigetto nei trapiantati, questa molecola naturale, prodotta da un batterio del suolo, si è mostrata in grado di allungare l’esistenza degli animali del 20% (controindicazione: indebolirebbe il sistema immunitario).
All’interno di un perimetro ancora così incerto, una domanda ci richiama al buon senso, pubblico e privato: ma noi vogliamo strappare brandelli di tempo o vogliamo vivere bene, cioè senza malattie croniche, il più a lungo possibile?
“Quello che mi ha sorpreso di più negli uomini dell’Occidente è che perdono la salute per fare i soldi e poi perdono i soldi per recuperare la salute. Pensano tanto al futuro che dimenticano di vivere il presente, in tale maniera non riescono a vivere né il presente, né il futuro. Vivono come non dovessero morire mai e muoiono come se non avessero mai vissuto” (Dalai Lama)
Se è la seconda la nostra risposta, concentriamoci sulla prevenzione davanti alle tre principali cause di morte: il cancro, i disordini neurodegenerativi, le malattie cardiovascolari – con possibilità di riduzione del rischio affatto trascurabili (rispettivamente del 40%, 45%, 80%). Ai sistemi di controllo tradizionali, dovremmo poter accostare lo studio personalizzato degli orologi biologici, grazie a una quantità oggi straordinaria di informazioni che l’Intelligenza artificiale sa rielaborare. Non dovremmo accontentarci degli esami per fasce di età o tipologie, bensì farci accompagnare nell’indagine della nostra storia e situazione. Di che cosa rischio di ammalarmi e quando? Quale strategia mirata e combinata sarà la migliore per me?
Alla pubblicazione, sul New York Times, di un’anticipazione del saggio di Eric Topol, i lettori hanno risposto a centinaia condividendo la propria esperienza ed esaltando l’incidenza degli stili di vita. Esercizio, no fumo, poco alcol, nutrizione sana, relazioni. Un 85enne, smarrito, contesta: «Più facile procurarsi le dosi anti obesità che vivere in comunità». Un coetaneo lo incoraggia: «Prenditi un cane, un gatto, un libro». Un 69enne si augura «altri 10 anni così e poi un asteroide sulla testa». Un 79enne lo avverte: «Arrivaci e poi vedrai che ti scansi».
L’importanza delle scelte quotidiane è lezione acquisita. Stiamo imparando a prenderci cura di noi stessi, dal cibo al movimento. Circondati da longevity influencer e personal trainer, assediati da integratori e protocolli, la nostra consapevolezza – al centro – è una conquista storica. Se questo è il nostro dovere individuale, per noi stessi e la tenuta del sistema, non trascuriamo però mai il diritto di tutti a una sanità che funzioni nelle emergenze e sappia innovare nella prevenzione.
Articolo di BARBARA STEFANELLI per il Corriere della Sera, Sette


