PSICOPOLITICA DIGITALE

LA DEMOCRAZIA DELL’ALGORITMO – DALL’ELEZIONE DI OBAMA ALLE FAKE NEWS, LA TECNOLOGIA HA CAMBIATO E CONTINUA A CAMBIARE LE REGOLE DEMOCRATICHE – LA PROFILAZIONE DEGLI ELETTORI SI È TRASFORMATA IN PROPAGANDA DISPIEGATA DA TROLL E PROFILI FALSI, CON LA COMPIACENZA DELLA SILICON VALLEY – E CON L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE SI POTRÀ PREDIRE IL COMPORTAMENTO DEI CITTADINI: BENVENUTI NELL’ERA DELLA PSICOPOLITICA DIGITALE

l algoritmo che legge i comportamenti umani

I social network e i social media – e, più in generale, le tecnologie digitali – stanno ridefinendo le forme della politica. Quelle, direttamente, del fare e praticare la politica, e non esclusivamente del comunicarla o del promuoverne i messaggi a fini di costruzione del consenso. Un processo (autenticamente) rivoluzionario, che va osservato e indagato secondo tre dimensioni: l’ aspetto teorico, quello pratico dell’ efficacia elettorale e, last but non least (anzi!), quello dell’ analisi della disinformazione e dei problemi per la sicurezza collettiva che ne derivano.

Tecnologie per il potere - Giovanni Ziccardi

Col suo Tecnologie per il potere , Giovanni Ziccardi – esperto di Ict e professore di Informatica giuridica all’ Università di Milano – ha realizzato un compendio dettagliato di tutte le principali questioni relative alla politica digitale e delle poste in palio per la tenuta e i principi della democrazia liberalrappresentativa. Aprendo in questo libro una serie di squarci – assai inquietanti – sulla cybersecurity (di cui è uno specialista) e sulla manipolazione a fini politici dei dati personali privati.

Esiste un evento che fa da spartiacque e da punto di cesura nella storia delle relazioni tra le Information and communications technologies e la politica, e che funziona da momento inaugurale della stagione in cui viviamo.

fake news

Si tratta delle campagne elettorali del 2008 e 2012 di Barack Obama, nel corso delle quali si è arrivati a un livello mai raggiunto in precedenza di tecnologizzazione del campaigning e della comunicazione politica a opera di staff organizzativi e consulenti portatori di elevatissime competenze specifiche.

il discorso di addio di barack obama

Questa coppia di appuntamenti elettorali ha mostrato, de facto per la prima volta nella storia della politica, come l’ utilizzo di un enorme e «certosino» database, la sua lavorazione attraverso le metodologie dei Big data, un’ attività scientifica e meticolosissima di profilazione dei possibili elettori e l’ impiego imponente e coordinato dei social network possano fare delle tecnologie digitali una strategia elettorale a tutti gli effetti.

obama big data

E, giustappunto, dopo quelle due esperienze seminali di campaigning informatizzato, nulla è stato davvero più come in precedenza. Dallo stadio dei database elettorali come (colossali) archivi sostanzialmente statici si è quindi passati a uno profondamente diverso, imperniato sui social quali strumenti di consensus-building ; da cui una progressiva accelerazione dell’ azione elettorale (la fast politics) e una micro-targetizzazione dell’ obiettivo e del messaggio (sempre più «ritagliato» sul destinatario potenziale), con la possibilità di un aggiornamento costante e in tempo reale dell’ attività propagandistica grazie ai feed e alle informazioni raccolte dagli utenti delle piattaforme.

salvini di maio

Ossia il paesaggio politico odierno, dall’ America trumpiana all’ Italia legastellata, poiché dopo le pionieristiche campagne obamiane sono stati i partiti e movimenti neopopulisti a riscrivere le regole del gioco elettorale in Occidente, traendone in maniera schiacciante i maggiori benefici dal punto di vista dei voti. La polarizzazione e la frammentazione del consenso e del discorso pubblico (come, inevitabilmente, dell’ opinione e della sfera pubbliche) vanno, pertanto, considerate alla stregua di una diretta conseguenza dell’ ambiente tecnologico che si è ibridato con la politica nel primo decennio degli anni Duemila – ragion per cui potremmo, probabilmente, parlare di una campagna elettorale fattasi post-postmoderna.

La politica smart, mediante app, open data e social, ha anche – come stiamo sperimentando in questi ultimissimi anni, dalle presidenziali Usa alla Brexit britannica, passando per l’ Italia e l’ attuale Francia messa a ferro e fuoco dei gilet gialli – un «lato oscuro della forza», che viene veicolato, sempre via social, dalle fabbriche dei troll e dei falsi profili, dalle catene dei chatbot e dalla propaganda «paramilitare» dispiegata dagli imprenditori politici delle fake news e della post-verità.

Uno scenario drammatico, ampiamente scandagliato dal volume, che ha trovato una rappresentazione molto concreta nello scandaloso affaire Cambridge Analytica. Siamo definitivamente entrati, dunque, nell’ era della «dittatura dell’ algoritmo» e dell’ applicazione alla politica di elementi sempre più sofisticati di intelligenza artificiale, in grado di consentire il «pedinamento digitale» dei cittadini-elettori e quell’ analisi predittiva che si propone di individuare i futuri comportamenti di voto con un significativo margine di certezza.

algoritmo

E che, nel caso della sua versione dark side, oltre ai problemi di fondo riguardanti la mancata tutela della privacy dei dati dei singoli, va a sconfinare direttamente nei lidi illeciti della violazione della sicurezza informatica e della manipolazione integrale. La psicopolitica digitale, come la chiama il filosofo tedesco-coreano Byung-Chul Han, responsabile delle distorsioni a cui stiamo assistendo nella vita democratica contemporanea.

Articolo di Massimiliano Panarari per “la Stampa”