QUEL RAMO DEL LAGO DI…. CLOONEY

A Laglio esiste «lui», e tutto il paese gli gira intorno. Villa Oleandra, la casa del divo George, viene spiata e ammirata. Sulla presenza dell’attore, sia pure sfuggente, prospera un mondo variopinto fatto di paparazzi (sempre depistati), abitanti locali (che vantano «lunga amicizia»), cortei nuziali (che sperano di vederlo) e nuovi vicini di casa che si sono fatti subito notare.Sul pontile del paesino di Laglio c’è un signore a petto nudo che osserva fisso fisso Villa Oleandra, la residenza sul Lago di Como di George Clooney, piazzata su un promontorio dove c’è il sole mattina e sera, con le imposte spalancate e telecamere a vista a restituire lo sguardo. Il ponticello che unisce la proprietà principale da quella al suo fianco, destinata agli ospiti, in questi giorni ha la tenda tirata, per nascondere agli occhi dei curiosi l’eventuale vai e vieni di persone.Un’accortezza risultato di un patto sancito dal divo con l’amministrazione comunale, nel momento in cui ha chiesto il permesso di edificare la passerella per collegare le strutture: se Clooney ha ospiti, è autorizzato a distendere il sipario, bloccando ai passanti la vista verso l’acqua.

Se non c’è nessuno, gli è fatto obbligo di arrotolarla, per salvare il sacrosanto «canocchiale a lago», per la gioia dei passanti.Un muro di cinta e un cancello di fronte ai quali è vietato far capannello, come recita un’ordinanza affissa a pochi metri: non più di tre persone ammesse a chiacchierare di fronte al perimetro. E in più vige il divieto per tutte le imbarcazioni d’avvicinarsi oltre i centro metri , per non meglio chiare questioni di sicurezza che in realtà nascondono la volontà politica di salvaguardarne la privacy. Ma si diceva dell’uomo fisso sul pontile, che viene qua tutti i giorni intorno alle 14,30 ad assistere a un fatto importante: «Tra poco si sentirà piangere: sono i gemellini che fanno i capricci perché non vogliono andare a fare il riposino» dice, ritendendo le orecchie, come se attendesse un favoloso fenomeno naturale. Ormai da 18 anni Clooney ha scelto di trascorrere le vacanze in questa casa pagata sei milioni di dollari dalla famiglia Heinz (quella del ketchup) che oggi vale quasi dieci volte tanto. Senza contare la già citata e confinante Villa Margherita destinata agli ospiti, e la casa rossa sul retro in cui stiva tutte le motociclette, un po’ di attrezzature per il montaggio e una grande palestra.

Sul citofono c’è scritto V.O. Services. E accostando l’occhio tra i battenti dalla porticina mal rinforzata si vedono un sidecar bianco e rosso, due Harley Davidson e altri veicoli a due ruote affastellati e indistinguibili, numerosissimi. Una complessiva valutazione immobiliare, che per proprietà transitiva è facile da calcolare: a poca distanza, dalla parte opposta del paese, c’è una residenza gemella di proprietà del «banchiere di Putin» Igor Kogan, che l’ha ristrutturata con una certa disinvoltura facendo arrivare ingegneri Apple da Palo Alto per curare la domotica. Lui ha deciso di capitalizzare il «Clooney effect» e l’ha messa in vendita. Telefonando al broker che ha in mano l’affare (si tratta di Sotheby’s International e la proprietà si chiama Villa Punta) la cifra che si ottiene è questa: 50 milioni di dollari per sette camere da letto, 17 bagni, piscina interna ed esterna, tremila metri quadrati di parco. Mentre tiene ancora botta Ayman Hairiri, fratello del primo ministro libanese, che ha trasformato in supervilla il vecchio Hotel Savoia. Come sono in pieno svolgimento i lavori di ristrutturazione di Villa Marco appena acquistata da Stephen John Oakley Catlin, magnate statunitense delle assicurazioni.

«Da quando è arrivato George, il valore degli immobili in questa parte di litorale è triplicato, e il “nuovo” viaggia sui 10 mila euro al metro quadro» racconta il sindaco Roberto Pozzi, che ha appena incassato 50 mila euro dal colosso dei film via streaming Netflix per aver concesso il prezioso suolo prezioso del paese ad alcune scene di un film con Jennifer Aniston e Adam Sandler: Murder Mistery. «Una sera sono andati a cena da lui, lo so perché li ho accompagnati io» racconta Marcello, uno dei tanti proprietari di taxiboat che raccontano d’aver condotto divi di ogni genere a passare giorni di relax nella villa. Nomi che includono Johnny Deep, che ha regalato una carta prepagata di 500 euro a tutti i dipendenti; il principe Harry e la neosposa Meghan, che ci hanno trascorso una settimana a luglio, in gran segreto; e in più Brad Pitt, che si dice stia lavorando tra queste mura a un riavvicinamento sentimentale con la ex Jennifer Aniston. Del resto, da quando Laglio fa la guerra a Venezia come terra dell’amore, il sindaco-cupido celebra 35 matrimoni ogni estate, a 1.500 euro a botta, solo per la sua presenza.

A cui si aggiungono i 100 ricevimenti nuziali ospitati dalle due strutture a cinque stelle nate in scìa: Villa Vittoria e Villa Regina Teodolinda, con gli ospiti inglesi e australiani che dopo il taglio della torta vanno immancabilmente in processione davanti alla casa, guidati da Google maps. Tanto che il giro d’affari generato sul Lario dal semplice esser qui di Mr. George è calcolato intorno ai 130 milioni di euro l’anno, con molti turisti che telefonano alla pro loco locale per avere informazioni su quanto costi il biglietto d’ingresso per visitare la sua villa. «Molti, all’estero, per dire Lago di Como ormai dicono semplicemente Laglio. I due concetti, per gli stranieri, si sono saldati» racconta un agente immobiliare. Per il secondo anno consecutivo è sbarcato in paese con la moglie Amal, che si dice non ami tantissimo i ritmi placidi del Lario, per quanto proprio tra queste mura sia nato il loro amore. È stato Clooney stesso a raccontarlo, ospite di David Letterman: un amico comune stava accompagnando la signora dalla Svizzera a Malpensa, finché una deviazione galeotta li ha portati a cena qui, e patatrac. Ne sono seguite le prime email, le foto della serata via internet, quindi il fidanzamento e il matrimonio, il 27 settembre del 2014. «Eh, lo ricordo bene, i capelli glieli ho tagliati io» dice Achille, il barbiere del paese, 80 anni di cui 50 passati in questa bottega a un passo sulla strada, che ogni anno viene chiamato a casa Clooney dal maggiordomo romano Giovanni per una spuntatina alla chioma del divo.

Un anno fa son venuti a intervistarlo quelli de «La vita in diretta», per rispondere alle domande ha lasciato un cliente seduto per un’ora, abbandonato con metà capelli tagliati e metà no. «Perché mi chiede quanto mi dà? Quel che mi dà, mì el ciapi» dice, raccontando della loro lunga «amicizia», alimentata da dialoghi surreali in inglese (che Achille non capisce) e risposte in dialetto comasco. Insieme a Dante, l’idraulico-edicolante che consegna al personale di servizio la copia mattutina del New York Times, è uno dei pochi ad avere accesso alla villa. E uno dei pochissimi a riuscire a vederlo in faccia: da molti anni, in paese, Clooney non si vede più. Basta corse mattutine accompagnato dal bodyguard. Basta con cappuccino e cornetto al bar La Lanterna, che nel frattempo è stato chiuso ma presto riaprirà i battenti insieme a tutta la casa che lo ospitava, trasformato in un resort di lusso dalla catena di hotellerie canadese Morris Chia. Una latitanza spezzata dall’illusione quando, giorni fa, una piccola folla s’è assiepata attorno a un uomo brizzolato, avvistato con telecamere al seguito. Era un sosia, assoldato dalla tv inglese Channel 5 per uno speciale sul lago di Como hollywoodiano. «Il colpo di grazia è arrivato l’anno scorso, quando c’erano trenta paparazzi giorno e notte, e uno di loro è riuscito a fotografare i bambini col drone» racconta Daniela Colombo, residente di Laglio e clooneyologa ufficiale di La Provincia (il caporedattore la vorrebbe sempre appostata ai cancelli dell’Oleandra). «Quando esce in Mercedes, con i vetri fumé» rivela il driver di una società di noleggio con conducente «lo fa scortato da tre macchine uguali, che poi vanno in direzioni diverse per seminare i fotografi».

Circostanza che preoccupa il sindaco Pozzi, che vorrebbe impiegare i soldi di Netflix per organizzare un grande concorso di pittura e chiedere a Clooney, se non il patrocinio, almeno una bella mano. Quindici anni fa l’attore è stato dichiarato cittadino onorario, ma pare non sia mai andato in Comune a ritirare il documento, disattenzione accolta con fastidio. Sgarro non compiuto dall’unico altro lagliese d’onore, il poeta dialettale Vito Trombetta, autore di opere in versi come Scöla Elementaar e Piazzöla. Aveva anche promesso sovvenzioni per la squadra di calcio locale e per la società Canottieri che versa in acque non facili. Ma nulla è stato fatto: «Ha illuso un po’ tutti, vabbé» sospirano al bar.Se alcun negozietti hanno chiuso, in compenso il macellaio del paese si è reinventato un ristorantino frequentatissimo, noleggiando vespe color pastello a 70 euro al giorno, e davanti alla vetrina ha parcheggiato un carrettino per i gelati, creando una piccola Italia in cartolina. Il piastrellista si è messo ad affittare bici acquatiche. E nella sola estate 2018 sono state registrate 40 case Airbnb, mentre lo storico cantiere Riva affitta barche a duemila e 400 euro all’ora. Dal canto suo, Clooney esce sempre meno, e solo per andare a cena negli stessi posti: al Gatto Nero o all’Harry’s Bar di Cernobbio, a Villa D’este o al Golf Club di Menaggio, dove invita tutto il personale della villa, a fine stagione, per una cena di saluti e ringraziamenti. Chissà se gli hanno detto che oltre al gotha della finanza, i suoi nuovi vicini di casa sono Wanda Nara e Mauro Icardi che a Brienno, paesino confinante, hanno comprato una casa da due milioni e mezzo di euro. Qualche tempo fa il campione dell’Inter ha parcheggiato un Suv in mezzo alla carreggiata, impedendo il passaggio della corriera. Ma Clooney era a bordo di uno scooter ed è sfrecciato via inosservato. Mentre i paparazzi fotografavano la bravata di un divo magari meno importante di lui, ma che offrirà certamente scoop più frizzanti dei suoi. Il giro d’affari generato sul lago di Como dal semplice esser qui di Mr. George è calcolato intorno ai 130 milioni di euro l’anno.

Articolo di Raffaele Panizza per Panorama

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