TECNICA E MORALE: UN ABISSO LE SEPARA

Arriva il primo embrione umano-animale. E’ una tentazione irresistibile

Tutto quello che è tecnicamente fattibile è ormai considerato anche moralmente lecito, anzi doveroso. Arrivano i primi embrioni chimera uomo-scimmia. Sono il risultato della straordinaria ricerca pubblicata sulla rivista Cell, guidata dall’istituto americano Salk e condotta in collaborazione con la Cina, nella quale cellule staminali umane sono state trasferite in embrioni di scimmia. Le chimere hanno continuato a svilupparsi per tre settimane. E’ una prateria di possibilità per la scienza. Si potranno comprendere malattie legate allo sviluppo attualmente impossibili da studiare considerando il limite di quattordici giorni alla ricerca sugli embrioni umani. Per non parlare del miraggio di organi con la medicina rigenerativa. “Poiché non siamo in grado di fare alcuni tipi di esperimenti nell’uomo, è essenziale avere modelli migliori per poter condurre studi più appropriati per comprendere la biologia umana e le malattie”, osserva il coordinatore della ricerca Juan Carlos

Izpisua Belmonte, del Laboratorio di Scienze biologiche dell’Istituto Salk. Qualche settimana fa, in Israele, ricercatori avevano coltivato embrioni di topo in un utero artificiale ad hoc. Non passa settimana senza che, nel campo della medicina, non venga violata e superata una nuova linea rossa. E se è tecnicamente fattibile, sarà anche politicamente approvato. Ci vorrà del tempo, forse nemmeno poi tanto, ma è come quando trent’anni fa iniziarono a usare embrioni umani e a farli a pezzetti a fini di ricerca. Poi seguì la tecnica Crispr, l’editing genetico che ha appena vinto il Nobel per la Chimica. Ancora regge il tabù della manipolazione del Dna in provetta (non in Cina, dove hanno già creato le “prime bambine ogm”). La scienza mette fretta, ma è paziente. E con la promessa di grandi benefici all’umanità sarà approvato tutto. E poi, in nome di cosa si dovrebbe mettere un limite? L’etica giudaico-cristiana? E’ solo d’intralcio alle magnifiche sorti e progressive.

Editoriale apparso su Il Foglio Quotidiano