Soltanto la Corte Suprema, peraltro in maggioranza formata da giudici di nomina repubblicana e vicini a Trump, potrebbe fermarlo: ma potrebbe non bastare. Purtroppo gli Stati Uniti, la cui Costituzione assegna al Presidente eletto poteri esecutivi quasi assoluti, sono caduti nelle mani di un autocrate irresponsabile e uomo senza scrupoli, che con sadiche manie di grandezza dai contorni psichiatrici e borderline, ha trasformato la democrazia americana in una dittatura, fruttando fino al limite tutti i poteri che la Costituzione americana gli attribuisce. Difficile fermarlo: anche se dovesse perdere le prossime elezioni midterm, Trump continuerebbe a bypassare il Congresso per i successivi due anni. D’altra parte, al di là delle azioni violente di ordine pubblico che possono colpire il nostro senso morale, oltre ogni sopportabile limite, Trump sta egoisticamente perseguendo, in una logica miope di breve periodo, i soli interessi americani. Questo spiega il fatto che, sconvolgere il sistema di relazioni internazionali e le sue istituzioni più importanti, come Onu e la Nato, non è visto in chiave così negativa dalla maggioranza degli americani, in un’epoca in cui l’economia conta più di qualsiasi ambito sociale o valore politico fondante.
Del resto le premesse di una seconda presidenza Trump pericolosa per le istituzioni c’erano già tutte nella marcia con l’assalto a Capitol Hill il 6 gennaio 2021, per la quale Trump restò irresponsabilmente impunito, grazie ai giudici della Corte Suprema a lui politicamente vicini, che ne permisero la sventata ricandidatura; anche se nessuno poteva immaginare che sarebbe arrivato a tanto disprezzo per gli uomini e le istituzioni non allineati alla sua politica, come i Governatori degli Stati o i membri della Federal Reserve, quest’ultimi da sempre indipendenti dal potere esecutivo.

Al di là di immagini e video cruenti e sanguinari, degni delle peggiori dittature sudamericane del ‘900, Trump sta riscrivendo un nuovo ordine mondiale secondo i nuovi e attuali interessi americani (oltre dei suoi personali affari immobiliari) con cinico e arrogante uso della forza e della minaccia politica, militare ed economica e di ogni mezzo lecito e illecito, sovvertendo e azzerando di colpo ogni riferimento simbolico degli Stati Uniti per la Storia del mondo Occidentale.
Dimentichiamoci per sempre il mondo apparentemente unito, stretto intorno alla seppur controversa ma rassicurante globalizzazione e al multilateralismo, mondo entrato in crisi già prima di Trump, prodotto egli stesso delle sue contraddizioni e dei suoi limiti, oltre che dei rigurgiti nazionalisti e tradizionalisti contro l’immigrazione e l’inclusività ad ogni costo.

Possiamo certo tentare di immaginare un mondo diviso in due blocchi economici, con America e Cina a spartirsi Europa e Resto del Mondo, emerso ed emergente, in zone di influenza politico-economica. Ma dopo Trump (e Putin) niente sarà più come prima e tutto meno sicuro e prevedibile. Con l’AI oramai in agguato come nuova minaccia al mondo per come lo abbiamo finora conosciuto.
Ciò nonostante sono fiducioso e credo che alla fine lo tsumani Trump certo sconvolgerà e porterà sconquassi, ma quando sarà passato (insieme all’uragano Putin), il mondo ritroverà di nuovo il necessario equilibrio nelle relazioni internazionali, politiche e commerciali.
Occorrerà tenere duro, anche oltre i due anni del mandato presidenziale di Trump. All’Europa tocca oggi l’arduo compito di baluardo della democrazia occidentale, compito che era stato degli Stati Uniti dal dopoguerra fino a ieri: uno scambio di ruoli che più che un passaggio di testimone suona come un rovesciamento dell’ordine gerarchico della Storia.
Articolo a cura di Giulio Vivoli


