QUESTI CARI E PICCOLI MOSTRI

IMPAZZA POKEMON GO, IL NUOVO GIOCO DELLA INTENDO, CHE IN BORSA RADDOPPIA LE QUOTAZIONI. CACCIA NELLE CITTA’ ALLA RICERCA DEI MOSTRI. IL GIAPPONE, STRETTO FRA TRADIZIONI E INNOVAZIONI, SEMBRA AVERE PERSO LA BUSSOLA DEL BUON GUSTO. DAL TRAGICO DEL TEATRO KABUKI ALL’AMORE PER I VIRTUALI FOLLETTI.

   Suzumiya Haruhi Un articolo di kyokosuzumiya per Ninconanco

 

 

Ogni estate porta la sua moda. E i suoi luoghi prediletti. Spesso, com’è ovvio, le spiagge, il mare, i dancing. Ci fu così il tempo del “muretto di Alassio”, poi i balli sulla “rotonda sul mare” per la tintarella di luna, l’hula-hoop su arene improvvisate, lo skateboarding lungo le pareti delle piscine. L’estate 2016 ha un teatro più universale: le città, dove si annidiano Loro, e dove impazza un nuovo game: la caccia ai Pokémon.pokemon-go

Un’invenzione giapponese, del 1996, di un tale di nome Satoshi Tajiri, ma allora i mostricciattoli vivevano nei video giochi in quanto non esisteva google maps. Oggi se n’è appropriata la Nintendo, colosso giapponese dell’informatica, che, a poche settimane dal lancio planetario di Pokémon Go, ha raddoppiato in borsa le sue quotazioni.

Ma perché proprio in Giappone nasce e si espande la mania di animare questi fantastici mostricciattoli, che in realtà sono graziosi, per molti adorabili? (ndr:Il vocabolo per dire mostro in giapponese è un altro, e precisamente kaibutsu). Chi non ricorda i Hello Kitty, gatti che sono l’essenza stessa della carineria nella versione giapponese? Chi non ha scaricato la app Neko Atsume, in cui i suddetti felini si aggirano mansueti in un giardino virtuale, del tutto simile al nostro?

Moda kawaii
Moda kawaii

Per trovare una risposta convincente bisogna risalire alla cultura del Giappone, nella quale convivono da sempre due tendenze, in un contrasto soft che è tipico di questo paese, anche quando esso prende le sembianze trasgressive e pseudo rivoluzionarie della moda Ganguro.

Una ragazza che veste alla moda ganguro
Una ragazza che veste alla moda ganguro

Tratto caratteristico della cultura giapponese è la tendenza a rappresentare la realtà addolcendola, nel tentativo di renderla meno ruvida e prosaica. Come il barocco in Italia esprimeva, in un vortice di linee, l’estasi e la trascendenza del divino, così in Giappone il Kawaii esprime, accanto al rifiuto delle durezze e delle disillusioni della vita, soprattutto una visione estetica che contiene in sé una forte spinta verso la spiritualità. Nella cultura giapponese è molto accentuata la differenza fra la realtà e la sua rappresentazione; l’immagine è evocazione della natura, ma trasfigurata in un slancio verso l’ideale.

Lo stile moe
Lo stile moe

Semplicità e candore, simbolo di purezza spirituale, in Occidente hanno trovato l’iconografia più adatta nei visi delle madonne, nelle sofferenze dei martiri, nei gesti icastici dei profeti. Il Giappone ha invece dato vita alla tendenza alla infantilizzazione delle immagini, finendo per sovrapporre il bello spirituale alle fattezze graziose dei bambini o delle fanciulle in fiore. In slang si dice moe l’attrazione per i personaggi dei videogiochi, come anima e manga, descritti come carini, dolci e innocenti.

L’età della infanzia ha così assunto nel giapponese adulto medio l’aurea del rispetto e della contemplazione in nessun modo profanabile.

Moda ganguro
Moda ganguro

A questa tendenza prevalente si è opposta nel tempo un’altra, più elitaria, avversaria della cultura di massa, vicino ai modelli occidentali. Essa sconfessa la visione infantile di kawaii e moe, ritenute immature e puerili, a favore di una sensibilità adulta, matura e più realistica.ganguro

Degno di nota, in questo breve escursus, è il movimento femminile giapponese degli anni 90 del secolo scorso, che ancora persiste, seppure sotto traccia. Le ragazze del movimento Ganguro, all’immagine socialmente imposta della fanciulla carina, vollero sostituire un look trasgressivo e provocatorio.

Personaggio teatro kabuki
Personaggio teatro kabuki

Non a caso, fonte di ispirazione fu il teatro Kabuki, con i suoi costumi e le sue maschere, che all’inizio del 600 permise alla borghesia delle città di esprimere con libertà e anticonformismo il proprio protagonismo, rappresentando in palcoscenico fatti concreti della vita, anche nei suoi risvolti più drammatici. 

 

 

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