Un euro di felicità

Viene dal Montenegro, è seduto sotto il porticato di via Roma, la spalle al muro. Gli do l’elemosina. Età indefinibile, ma avanzata, gli occhi che brillano di bonaria malizia, è sdentato, lo vedo quando sorride, aprendo una sottile fessura fra una barba ispida e folta. Guarda intenerito un cincillà che tiene su un ginocchio, simile ad un amuleto vivente che sgranocchia le noccioline che l’uomo gli allunga premuroso. Si chiama Boby, mi dice, come un cagnolino, osservo. C’è l’ha da quando è nato, vivono e giocano insieme, s’infila sotto le coperte. Mentre parla il cincillà si alza sulle zampine, tranquillo e curioso. Quanto vivono?, gli chiedo. Fino a 30-40 anni mi risponde, ma solo in coppia e sono fedeli per tutta la vita. Senza femmina muoiono. Lo guardo meravigliato. Questo è un maschio, mi dice, è ogni anno ha una figliolata di 4 piccoli. Grigi e morbidi come lui, aggiungo io.

Ma mangiano noccioline fin da quando nascono, domando? Sì, mi risponde, poi corregge: è la mamma che gli dà un bolo (lui non usa questa parola, ma si fa capire) fatto di nocciole e foglie, ma dopo qualche giorno sono autonomi. Ma li uccidono in Montenegro per la pelliccia?- gli domando. Una volta era proprio nelle vetrine di questi negozi di lusso che si potevano trovare, aggiungo. No!, non più da qualche anno, e il suo sguardo si addolcisce, mentre gratta la testa della bestiola. Ha poco o nulla, ed è vecchio, forse malandato, ma è felice. Adesso lo sono un po’ di più anch’io. Fra l’euro che gli ho dato e ciò che mi ha dato lui, credo di averci guadagnato io.

To, 19.2.2015

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