DIETRO LA CINEPRESA, UN INFERNO

LE VICISSITUDINI DI UN GRANDE FILM, APOCALYPSE NOW DI FRANCIS FORD COPPOLA- I COSTI ENORMI, LE RIPRESE INTERMINABILI, I RIFIUTI DI STEVE MC QUEEN, AL PACINO, JAMES CAAN, JACK NICHOLSON, I CAPRICCI DI BRANDO- UN ESAURIMENTO NERVOSO E PROPOSITI DI SUICIDIO, POI LA PALMA D’ORO DI CANNES – OGGI IL FILM E’ VISIBILE NELLA VERSIONE “PERFETTA” VOLUTA DAL REGISTA.

Lo sceneggiatore riformato (suo malgrado)

Francis Ford Coppola

Lì, durante una lezione, un professore di nome Irwin Blacker sostenne davanti ai suoi allievi che nessuno sceneggiatore aveva mai perfezionato un adattamento cinematografico del romanzo di Joseph Conrad «Cuore di tenebra». L’ossessione del futuro regista per la guerra in Vietnam e la sfida di Blacker hanno dato a Milius l’idea di combinare i due elementi in quello che alla fine sarebbe diventato «Apocalypse Now».

Ma ecco cinque curiosità sul film originale. Partiamo dallo sceneggiatore John Milius ( regista di «Un mercoledì da leoni» e «Conan il Barbaro»): attribuisce la sua ossessione per la guerra al fatto di non averne mai potuta combattere una. Tentò di fare volontariato per il Corpo dei Marines degli Stati Uniti per prendere parte alla guerra del Vietnam nel 1968, ma fu riformato perché soffriva d’asma. Invece, studia regia alla Film School della University of Southern California con il compagno di classe e ideatore di «Star Wars» George Lucas.

La palma d’oro di Cannes per Apocalypse now

La guerra, l’occidente e la sua morale, la coscienza malata del male sono al centro di uno dei più grandi capolavori della storia del cinema, «Apocalypse Now» di Francis Ford Coppola. Nel 1979 usciva nei cinema e 40 anni dopo arriva in sala, oggi l’ultimo giorno per poterlo vedere, «Apocalypse Now-Final Cut», quella che lo stesso regista ha definito la «versione perfetta». Coppola è sempre stato convinto che la versione originale del 1979 fosse stata troppo tagliata, mentre «Redux» del 2001 risultasse troppo lunga. Così ha deciso di rimettere mano non solo al montaggio, ma anche di restaurare suono e immagine a partire dal negativo originale.

Martin Sheen

Il ruolo del capitano dei corpi speciali Benjamin Willard ha dato più di un grattacapo a Coppola. In prima istanza offrì la parte a Steve McQueen, che rifiutò perché non voleva girare nella giungla. Al Pacino, James Caan e Jack Nicholson rifiutarono le offerte successive di Coppola fino a quando a interpretare il personaggio venne chiamato Harvey Keitel. Coppola lo licenziò dopo sei settimane dopo l’inizio della produzione perché riteneva che la performance dell’attore non fosse così introspettiva quanto il personaggio richiedeva. Così chiamò Martin Sheen, che in precedenza aveva fatto il provino per il ruolo di Michael Corleone ne «Il padrino», e da «Cassandra Crossing» (1976) che stava girando a Roma passò ad «Apocalypse Now».

Coppola rischiò del suo (e si beccò pure un esaurimento)

Francis Ford Coppola investì 30 milioni di dollari per ottenere il budget necessario a realizzare «Apocalypse Now» secondo la sua visione. Quel totale includeva le valutazioni della sua casa e della sua azienda vinicola, di cui trasferì la proprietà alla Chase Bank come garanzia sull’importo. Il tasso di interesse iniziale era del 7 per cento, lievitato alla fine della produzione fino al 29 per cento. Se il film si fosse rivelato un fiasco, Coppola avrebbe dovuto affrontare una rovina finanziaria, che comprensibilmente rese il making of piuttosto stressante. Coppola fu vittima di un attacco epilettico durante le riprese, ebbe un esaurimento nervoso e minacciò di suicidarsi in almeno tre occasioni.

Harrison Ford

Il «Final Cut» definitivo (perfetto secondo Coppola)

Coppola aveva inizialmente programmato per il film 14 settimane di riprese nelle Filippine nella primavera del 1976. Tutto andò secondo i piani fino a che il tifone Olga non danneggiò quasi tutti i set e le attrezzature, costringendo la produzione a chiudere per otto settimane. Coppola da lì in poi continuò a girare senza sosta: la post-produzione del film durò per altri due anni, e il film venne finalmente rilasciato nell’agosto del 1979. Secondo il regista, dopo la versione del 1979 Palma d’Oro a Cannes e la monumentale «Redux» del 2001, restaurata e allungata (47 minuti), «Final Cut» in questi giorni nelle sale è finalmente la versione perfetta.

Marlon Brando

Coppola assunse un giovane attore di nome Harrison Ford per apparire nei panni del colonnello Lucas (un cenno a George), uno degli ufficiali militari che dà a Willard l’ordine di assassinare Kurtz (Marlon Brando). Ford era già apparso in «American Graffiti» di Lucas e «La conversazione» di Coppola, ma era ancora relativamente sconosciuto quando nel 1976 cominciarono le riprese di «Apocalypse Now». In seguito sarebbe diventato una megastar come interprete di Ian Solo in «Star Wars» quando il film uscì nel 1977. «Apocalypse Now», che fu girato prima di «Star Wars», venne rilasciato successivamente.

Il peso di Brando (e le idee di Coppola per aggirarlo)

Robert Duvall

Marlon Brando, che in precedenza aveva vinto un Oscar come Vito Corleone ne «Il Padrino» di Coppola, quando si presentò sul set nelle Filippine pesava oltre 136 chili. Tutti i suoi costumi dovettero essere scartati perché Coppola si aspettava che l’attore si presentasse come un «berretto verde» dell’esercito Usa brillante e in forma. La situazione costrinse Coppola a trovare un modo per aggirare il peso di Brando, così lui e il direttore della fotografia Vittorio Storaro pensarono di filmarlo sempre nell’ombra e di profilo per rendere il suo personaggio più misterioso.

Un giovane Ford Coppola con Jack Lemmon

La «paghetta» di Kurz

Il contratto di Brando prevedeva che gli sarebbero stati pagati 3 milioni di dollari per quattro settimane di lavoro solo nei giorni feriali, e che non gli sarebbe stato richiesto di lavorare oltre le 17.30. Per i primi quattro giorni programmati di riprese, il divo non si presentò sul set, e i suoi atteggiamenti (era spesso fatto di alcol e cocaina) sembravano mirati a tirare per le lunghe il film per incassare il suo assegno. Quando Coppola alla fine lo fece capire come interpretare Kurtz, Brando respinse tutte le sue idee, incluso il suggerimento di interpretarlo con il cranio rasato come nel libro. Brando disse che ci avrebbe dormito su. Il giorno dopo si presentò sul set con la testa rasata e disse a Coppola che aveva letto tutto «Cuore di tenebra» la sera precedente, e che aveva deciso di interpretarlo come il personaggio del libro.

Articolo di Laura Zangarini per corriere.it