I MODERNI EREMITI

Non serve rinunciare agli agi e alle comodità se è solo per solitudine. Non serve trasformarsi in anacoreti per ritrovare se stessi, ma un lungo lavoro interiore, utile a noi solo in mezzo agli altri, come testimonianza della nostra trasformazione interiore e la metamorfosi dell’anima.

Non ne poteva più di un mondo cinico e ingiusto, in cui regnano sovrani il caos e il rumore. Meglio ritirarsi in una grotta nascosta, tra gli alberi e gli animali e vivere di cibo procacciato qua e là, digiuno, pane e acqua, e di preghiera. Fratel Biagio Conte, il laico fondatore della “Missione Speranza e Carità” che accoglie a Palermo centinaia di persone in difficoltà, ora ha deciso che la sua scelta deve essere più drastica, estrema e che deve anche diventare un grido di protesta.

«Non posso più accettare una società che stravolge e manipola il Creato, gli uomini e le donne, che stravolge i valori, la morale, i costumi e le tradizioni. Per queste ingiustizie mi ritiro in montagna, in una grotta (in provincia di Palermo) in preghiera e in digiuno a pane e acqua», come ha spiegato lui stesso qualche giorno fa prima di ritirarsi nel suo nuovo eremo, per affidarsi completamente alla Divina Provvidenza.

Fratel Biagio Conte

LE STORIE

La scelta di fratel Biagio è l’ultima, in ordine cronologico, ed è anche quella che ha avuto un certo clamore mediatico. Ma non è certo l’unica. Se risaliamo idealmente la Penisola e ci fermiamo in Calabria, possiamo imbatterci in un’altra storia straordinaria. Quella di Frederick Vermorel e dell’angolo di terra dalla storia antichissima in cui vive in romitaggio dal 2003, nel santuario di Sant’ Ilarione, che con le sue mani ha restaurato.

Seguendo un desiderio insopprimibile, quella dell’eremitaggio, che a prima vista appare anacronistico rispetto ai nostri tempi iperconnessi e extrasocial, senza contare la crisi delle vocazioni e il “deserto” in tante chiese, e che invece risulta essere ancora molto “praticata”. Un’onda di fede e di desiderio di autenticità che, da grotte, cimiteri, chiese diroccate e rimesse in piedi, case costruite ai margini di boschi e paesi, piccoli appartamenti nel cuore delle città, si diffonde in questo nostro mondo smarrito.

Frederick Vermorel

La storia della sua “trasformazione” Vermorel ora l’ha raccontato in un libro che è diario, racconto, guida spirituale, intitolato “Una solitudine ospitale. Diario di un eremita contemporaneo”, pubblicato dalle edizioni Terra Santa e da pochi giorni in libreria. Nella sua vicenda si intrecciano la Francia delle sue origini, Le Mans, poi Parigi, dove si laurea in scienze politiche, tra la contestazione e l’impegno politico, la comunità di Taizé, il Sahara, il sacerdozio, gli studi di teologia, tanti viaggi, tante esperienze, tanta vita intensa, ma anche un senso di insoddisfazione.

Fino all’approdo a Sant’ Ilarione, nei pressi della frazione San Nicola del comune di Caulonia, il posto cercato da tanti anni, quello in cui si sono incarnate le tre parole de cisive per la sua vita: preghielavoro, accoglienza. ra, Sull’esempio dei monaci vissuti oltre mille anni fa.

Gisbert Lippelt

SEMPRE DI PIÙ

Un fenomeno che si potrebbe definire in crescita, quello dell’eremitaggio contemporaneo, Ma chi sono questi nuovi eremiti? Perché persone che conducono vite normali e an zi, sono magari in carriera scelgono di ritirarsi dal mondo? Una sorta di censimento, che risale comunque già a qual che anno fa, in Italia ne aveva contato circa 200, un numero indicativo perché censirli è difficile. Uomini e donne, di età media sui 50-55 anni.

I religiosi o consacrati seguono una Norma di vita approvata per ciascuno dal rispettivo vescovo in base al Codice di diritto canonico, che prevede silenzio e preghiera ma anche un rapporto con le comunità localie la diocesi. C’è anche chi ha scelto di vivere separato dal mondo, senza null’altro che non sia indispensabile non tanto per una spinta religiosa ma perché colpito al cuore dalla bellezza di un luogo e dal desiderio di farne quasi fisicamente parte.

Antonella Lumini

Nella minuscola isola di Filicudi, in una grotta trasformata in spartana abitazione vive un ex capitano di navi da crociera, Gisbert Lippelt, noto a tutti come “l’eremita tedesco”. Ultrasettantenne, Lippelt è nato in Germania da mamma architetto e papà giudice e dopo aver girato il mondo con le navi da crociera con il ruolo di secondo ufficiale, ha dato un taglio alla sua vita e ha realizzato la sua “casa” in un antro naturale di contrada Serro, a 400 metri sul livello del mare. La prima volta che Gisbert ha conosciuto le Eolie è stato nel 1968, navigando a bordo di uno yacht di amici.

Da quasi cinquant’ anni dunque passa le sue giornate senza luce, elettrodomestici, tv e acqua diretta, faccia a faccia con il mare, con il vento, con le rocce, le capre, qualche gatto, e gli abitanti dell’isola che lo hanno felicemente adottato. Per vivere in terra il suo “paradiso terrestre”. La “mappa” della ricerca di questo “tesoro” che stravolge la vita è molto vasta, si dispiega dalle Eolie allo Yorkshire e Lincolnshire in Inghilterra, in grotte o in eremi in mezzo alla natura, in Francia, in Georgia, nell’India del Sud, nel deserti della California.

O dentro ad una città come Firenze, come ha scelto di fare Antonella Lumini da oltre trenta anni. Ha studiato filosofia, ha lavorato presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze ed ha iniziato un percorso di silenzio e solitudine.

Da quarant’ anni vive in un appartamento nel centro di Firenze ispirandosi alla pustinia, vocazione al silenzio della tradizione ortodossa, una sorta di monachesimo interiorizzato. È conosciuta come eremita metropolitana ma preferisce definirsi semplice battezzata custode del silenzio. Scrive libri e partecipa a seminari e incontri, a lei si rivolgono in molti per chiedere un aiuto spirituale. Ma la sua esistenza più autentica si svolge tra le pareti del suo appartamento, in preghiera davanti ad una icona.

Caterina Maniaci per “Libero quotidiano”