FUGACE PARABOLA

“…Eppure tornando verso casa forse per l’imbrunire, comparso prima per l’accorciarsi delle giornate e per quello scomparire del sole dietro ai monti in lontananza, mi sono ritrovato in uno stato di soffusa malinconia. Un sentimento di lieve tristezza, una sensazione indefinita come di una perdita, una mancanza. Mi capita ora più spesso, come se la vita avesse incominciato a lasciare i suoi segni, incidendo più profondamente l’animo che reagisce più sommessamente, con meno energia e capacita di recupero. Il passato si fa più gravoso, fitto di rimpianti e di ricordi che inteneriscono; si presenta con più immediatezza l’irreversibilità del tempo che passa e l’inesorabile non ritorno dei momenti del passato…. È uno sconforto sottile che si insinua con delicatezza a caratterizzare le mie ore serali; nulla di drammatico, né di sconvolgente; piuttosto una dolce mestizia che forse serve anch’essa a far maturare nuove prospettive. Un compagno in fondo non invadente né inopportuno, anzi forse rassicurante, delle mie letture prima di addormentarmi.”

“Nel ripercorrere i luoghi della memoria, ti si affollano attorno i morti, la cui schiera diventa ogni anno più numerosa. La maggior parte di coloro coi quali ti sei accompagnato ti hanno abbandonato. Ma tu non puoi cancellarli come se non fossero mai esistiti. Nel momento in cui li richiami alla mente li fai rivivere, almeno per un attimo e non sono morti del tutto, non sono scomparsi completamente nel nulla..”

Norberto Bobbio

Sono due brani: il primo è tratto da facebook, chi scrive è un anziano medico, chiamiamolo Oscar. Vive in provincia, si mantiene attivo, collegato alla sua comunità di destino. L’età porta anche a Oscar il “sottile sconforto” che ha conosciuto nella vecchiaia dei suoi pazienti. I ricordi sono fitti di rimpianti, fra di essi egli intravvede la morte; non per questo smette di cercare nuove prospettive, ultima è sempre la speranza.

Il secondo è tratto da De Senectute di Norberto Bobbio. Non scompariamo mai realmente del tutto, riviviamo nel ricordo di chi abbiamo conosciuto, di chi ci ha apprezzato, voluto bene. Il filosofo, ormai ottuagenario e malato, ha accettato la morte, ma non l’oblio. Potrebbe sembrare un’ultima vanità del pensiero egotico, una forma di surrogata eternità. In fondo a tutto, resiste la speranza che non è vero che “polvere eravamo e polvere ritorneremo”.

Il pensiero, la parola, l’azione una volta detti o fatti già non ci appartengono. Se rimangono e sono ricordati come grandi o esemplari perdono ogni connotato, simili allo splendore diffuso di una luce che viene da chissà quale tempo e non si sa da dove.

Ad alimentare i miti “rassicuranti” della storia e la fugace parabole umana.